Vasto Siren Fest @ Luoghi Vari [Vasto, 22-23/Luglio/2016]

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Prendi una città del centro Italia, di quella parte di centro che si sente sud, scoprine i luoghi più caratterizzanti, falli tuoi, rendili location per concerti e invita molti artisti, magari anche in esclusiva, metti su un festival. Vedrai che con questi ingredienti riempirai il posto di gente, e riuscirai a ripetere l’esperienza, almeno per tre volte. Il Siren Festival, organizzato da Dna Concerti, gode di ottima stampa e altrettanta stima da parte del pubblico che ogni anno affolla la cittadina abruzzese, gioiello incastonato tra il mare e i monti, collocazione che permette al turismo festivaliero di godersi al meglio anche i (rari) momenti lasciati liberi dal programma, tra incontri con registi, giornalisti, fumettisti e non ultima la musica, dal tardo pomeriggio a notte fonda. Le difficoltà che abbiamo incontrato in quest’occasione, la terza di fila, per raggiungere Vasto da Roma, sono però superiori a quelle riscontrate dalla coppia Venditti-De Gregori, e raccontate in ‘Bomba o non bomba’. Macchina fuori uso nell’immediato pre-partenza, meccanici scovati sulla strada oberati dal lavoro del venerdì, seconda macchina lungodegente da un altro meccanico in attesa di un pezzo di ricambio dal profondo sud, il caldo, il tempo che scorre inesorabile. Non ci resta che affidarci alla soluzione viaggio della speranza: pullman, treno e taxi per l’appartamento preso con amici a Cupello, a qualche chilometro di distanza dal centro di Vasto dove (quasi) tutto si svolge. Si lasciano i bagagli e si riparte, col tassista meno loquace che ci sia (l’indomani conosceremo anche il suo collega, che ci farà rimpiangere i suoi silenzi), verso Piazza Rossetti, dalla quale si snodano le varie strade del festival. Non serve guardare il programma cartaceo preso all’info point per rendersi conto che ci siamo persi Pop X, l’ultima sensazione proveniente dal nord est, e gli A.R. Kane, duo musicale tra i creatori del dream pop, uno dei generi che amiamo maggiormente. Non serve guardare il programma perché già ce ne siamo lamentati durante tutta la durata nel viaggio, prendendocela col destino cinico e baro e anche un pochino col loro posizionamento in scaletta. Recupereremo a una parte del danno, quello che parla inglese, appena tornati a Roma, ma è un’altra storia, e sarà un altro live report.

Venerdi
Esordiamo da spettatori al Tuborg Stage in Porta San Pietro. È nella zona non transennata e quindi gratuito per tutti quelli che si trovino a passare di lì. Ci sono molti residenti in là con gli anni che guarderanno con curiosità e attenzione alla nuova musica, da Yakamoto Kotzuga, moniker nipponeggiante di Giacomo Mazzucato, giovane producer originario di Venezia, raggiunto sul finire, ma promosso da noi dopo averlo potuto apprezzare in altre occasioni, al garage-punk del trio spagnolo The Parrots. I pappagalli, pazzi e fatti, non per forza in quest’ordine, sono davvero molto coinvolgenti. Il loro set durerà mezz’ora e strapperà un sorriso quando il frontman annuncerà un pezzo italiano, ‘Il Ragazzo della Via Gluck’. Il tempo di pregustarne una versione punk dura un secondo, prima che il trio parta con un brano del loro repertorio. Al termine dello tsunami madrileno ci affacciamo su Piazza del Popolo, dove sentiamo qualcuno con accento alla Felice Caccamo che polemizza dal palco per alcuni fischi ricevuti: è Calcutta, e mai siamo stati così felici di vederlo. Vista la pausa di mezz’ora del Tuborg Stage e quella concomitante del Cortile d’Avalos, avremo il tempo di fare una sosta cibo senza il timore di perderci nulla di rilevante. Uno stand di slow food ci propone un piatto misto che spazzoliamo via quasi senza distinguere le pietanze, mentre il palco di Porta San Pietro viene preparato per Cosmo, dopo i bagordi dei Parrots. Il musicista piemontese ci diverte, e nonostante avessimo assistito alla sua ultima performance in terra romana soltanto un paio di mesi prima, decideremo di ripetere l’esperienza. Il suo set è al solito energico e adrenalinico. Anche se il caldo si inizia a far sentire in maniera prepotente, sono molti i fan che saltano con lui dall’inizio alla fine, o almeno questo lo presumiamo, visto che prima del termine facciamo il nostro esordio nel Cortile d’Avalos, la location più suggestiva del festival, dove sta suonando Adam Green. Buona cornice di pubblico e di fan, per il trentacinquenne cantautore anti-folk, movimento da lui stesso contribuito a creare, a Vasto anche per presentare il suo nuovo film “Aladdin”, scritto, diretto, interpretato e ovviamente musicato da lui. Vestito come Aladino, con tanto di gilet corto e cappellino rosso con fregi dorati, balla, canta e porta dalla sua il pubblico più di quanto ci saremmo aspettati, ma lo stesso non succede con noi che restiamo freddi al suo cospetto. Al termine del live ci avviamo nella piazza principale dove sono in arrivo gli Editors, nome di grande richiamo e band attiva da undici anni, capitanata da Tom Smith. Mai amati, ne siamo soltanto curiosi, dopo aver sentito amici dai gusti simili ai nostri stracciarsi le vesti di fronte alle loro esibizioni. L’ora e mezza di live ci porterà a pensare a turno ad Interpol, Joy Division e New Order, nei pezzi dei primi dischi, ma anche alle derive più recenti di Muse (brr) e Coldplay (brrrr) in quelli degli ultimi, ma la cosa peggiore è che avremo l’impressione che essere paragonati a queste ultime band ed ottenere quello stesso successo, sia il loro obiettivo di vita ancor prima che musicale. Ci saranno comunque momenti gradevoli, come nel caso delle vecchie ‘Munich’, ‘Papillon’ e ‘Smoking Outside the Hospital Doors’, ma anche nell’azzeccata cover di Bruce Springsteen ‘Dancing in the Dark’. La serata nel centro di Vasto volge al termine, così ci dirigiamo nella zona marina dove alla Jager Beach di Lido Sabbiadoro assisteremo al live set del produttore toscano Clap! Clap!, già noto col nome di battaglia Digi G’Alessio. Ci divertiremo con lui fino a tarda notte, prima di permettere a questa giornata così intensa di volgere al termine e dedicarci al meritato riposo.

Sabato
Accettiamo di pranzare al Trabocco, una macchina da pesca su palafitta, conficcata nel mare. Siamo molto in alto e godiamo di una splendida vista, così come di un ottimo pescato. Il pomeriggio lo passiamo in spiaggia, nonostante losche nuvole sorveglino le nostre teste. Poi lasciamo la mise marittima e torniamo a parlare di cose di comune interesse per il lettore di Nerds Attack!. Il nostro day 2 si apre con il canadobolognese Jonathan Clancy e il suo progetto His Clancyness, sempre apprezzato e in questo caso ancora di più. Dopo mezz’ora in loro compagnia al Tuborg Stage, ci trasferiremo al Cortile d’Avalos per quello che è per noi il live più atteso del festival, quello della Thurston Moore Band. Un quarto dei Sonic Youth, con ogni probabilità quello più influente, si è sfiorato con il suo ex collega di band, Lee Ranaldo, che giovedì sera ha suonato per un’ora nel primo vagito del Siren 2016. Il videomapping, che strizza l’occhio al mondo di Wes Anderson, ci ruba l’occhio per i primi minuti del live, fino a che, col calare del sole, l’attenzione viene catturata completamente da Moore. Sembra essere in comunione spirituale con la chitarra, che padroneggia come nessun altro. I pezzi del suo repertorio, quando più cupi, quando quasi pop, restano in secondo piano, con il quasi sessantenne artista americano che si prende la scena con la sua personalità. Ci sono solo pochi minuti per spostarci nella piazza principale dove si esibiranno i Notwist, eseguendo il loro disco più acclamato, ‘Neon Golden’, pubblicato nel 2002. I bavaresi, con i fratelli Acher a voce, chitarra e basso, Gretschmann alle tastiere e Haberl alla batteria, cambieranno posizione solo a ‘Pilot’ in scaletta (per i feticisti, dal secondo al nono posto). È bello ascoltare un album (monumentale, sembra di aver sentito almeno tre dischi) di una band che è andata oltre quelle sonorità, passando ad altre che ti sbatte in faccia d’improvviso con tre pezzi, gli unici tratti da altri dischi, come ‘Kong’, ‘Into Another Turn’ e ‘Gravity’. C’è un po’ di ritardo in scaletta e per questo riusciremo ad ascoltare solo qualche nota di Francesco Motta, comunque il più convincente cantautore italiano della nuova generazione, prima di tornare al main stage per I Cani, che non hanno concomitanza con nessun altro artista. Niccolò Contessa ha fatto i bene i compiti a casa. È un altro rispetto al ragazzino che si approcciava al successo con timidezza e voce stridula, dal palco della Casa del Jazz, al primo concerto romano, quando ancora non si conosceva il suo volto né la sua anagrafica. Ora è un frontman coinvolgente, che salta quando c’è da saltare e non canta neppure male. Il lato destro della band, con chitarra e batteria, sembra funzionare meglio di quello opposto, dove tastiere e synth a tratti sembrano svanire in un buco nero. Finale con stage diving, mentre subito dopo siamo noi a tuffarci nella navetta che porta gli spettatori a Vasto Marina, dove prosegue la festa, purtroppo senza Gold Panda, che a causa di motivi di salute ha annunciato nel pomeriggio di non potersi presentare. Ci penserà Miz Kiara di Female Cut a far ballare fino a tardi, portando alla conclusione un evento che non ci ha deluso neanche quest’estate. Per chiudere un festival con questo nome non poteva che esserci una donna della quale si vede solo la parte superiore, con la console a coprire la sua coda da sirena.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore

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