Valentina Lupi @ Circolo degli Artisti [Roma, 19/Febbraio/2011]

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Valentina Lupi da Velletri, trent’anni tra pochi giorni, cantautrice. Segni particolari: una voce inconfondibile. Era stata in rampa di lancio un lustro fa: un disco che accese la curiosità di molti, un primo maggio a San Giovanni, poi brutte storie che ne hanno rallentato l’ascesa. Ora è tornata, ‘Atto Terzo’ (che al concerto è in vendita a 12 euro) è in realtà il suo secondo atto discografico, e l’emozione è quella di un atto primo. Si parte poco dopo le 22.30, la Lupi davanti al centro, alla sua destra il chitarrista Giorgio Maria Condemi (ex Poppy’s Portrait e membro degli Spiritual Front, ndr): fenderiano dai suoni surfisti, alla sua sinistra Matteo Scannicchio tastierista e autore di un paio di passaggi del disco a cui è affidato il Nord Stage e il Moog. Dietro a completare la formazione la sezione ritmica formata da Cesare Petulicchio (batteria) e Fabio Fraschini (basso). Tutto nero è il kimono che veste la protagonista della serata, quindici i centimetri di tacco sui quali riuscirà a stare per tutta l’ora e mezza di concerto, 300 circa le persone che eseguiranno gli applausi. Trittico d’apertura ricalcato dal disco: la cassa dritta di ‘Dove Sei’ e la dichiarazione di intenti: “tolte di mezzo le distrazioni non sono poi cosi forte” ad aprire le danze. Poi ancora le introspezioni di ‘Il modo migliore’ che danno modo di apprezzare i diversi registri vocali della strofa confidenziale, del crescendo arrabbiato e del ritornello strillato. E il sapore jazz con l’indice puntato verso qualche “stronzo” di ‘La mia colpa’ che è quella di saper “solo sentire” anche il cambio di tonalità nel finale.

Ripetuti Fa-Sol-La-Si-Do per ‘Agrodolce’: primo di quattro ripescaggi dal passato, quello che per testo è il più vicino alle nuove tematiche. E ancora a capofitto nell’esplorazione di ‘Atto terzo’ con ‘L’antieroe’ uno dei testi più interessanti: “io ti mostrerò le case della mia città fantasma, mal di mare, mal di terra, passeranno se mi ascolti”. Quindi ‘Non è cambiato nulla’: divertentissima anche nelle citazioni indie rock dei suoni oltre che nei versi. Poi spazzole sulla batteria e sgabello per mettersi seduta nel cantare ‘Quello che vorrei’ altra canzone sulle difficoltà relazionali che si arrende in un: “Noi non siamo simili”. Che serve per portarci dentro la splendida ‘Al di la del bene e del male’: uno dei capitoli più riusciti, con il fascino della dominante: “ma cosa abbiamo fatto a questo cuore?”. Poi pescando dalla parte finale del disco ‘L’essenziale’ e ‘Io e le tue parole’ fino alla delicatezza di ‘Ciò che ancora non conosco’. Le atmosfere restano dilatate anche per la seguente ‘Bianco minore’ scritta dal tastierista Matteo Scannicchio, difficile da cantare ma resa alla grande anche dal vivo.

Dopo un’ora e un quarto il secondo sguardo indietro su ‘Come scriveva Benni’ riarrangiata per l’occasione con un sound alla Calibro 35 a chiudere il primo set. Ad aprire il bis una versione intimissima e solitaria di ‘Satura’ piano e voce, davvero toccante. Poi con Matteo Petulicchio alle tastiere una versione sempre piano e voce di ‘Atto Terzo’ che sul disco invece è chitarra e voce con Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion alla chitarra delta-blues per impreziosire la denuncia di questo brano contro “il mio paese da concime”. L’epilogo è affidato a ‘E’ questo il vero’ dal precedente ‘Non voglio restare cappuccetto rosso’. 16 pezzi per 90 minuti, emozioni sopra e sotto il palco, Valentina Lupi di nuovo in rampa di lancio  ma con la promessa che stavolta non si fermerà.

Giovanni Cerro

2 COMMENTS

  1. Valentina Lupi non mi piace per niente. Nonostante una parte della critica musicale capitolina straveda per lei. Chiaramente non lo dico riferendomi al concerto in questione perché non ero presente.
    I riferimenti che mi vengono in mente ascoltando la sua musica rientrano in un “rock italiano” veramente poco interessante, molto più vicino a Irene Grandi o ai Negramaro che a della musica “alt(r)a” a cui forse vorrebbe ambire…

  2. completamente d’accordo con il commento che mi precede, tranne che per i Negramaro. Sangiorgi sa scrivere canzoni ‘leggere'( vedi ‘Come Foglie’ interpretata da Malika) ed efficaci. La Lupi no. Per il resto, condivido tutto, specialmente le ‘ambizioni’ a far musica ‘alt(r)a’. La vocalità della Lupi, però, la associo a Noemi, quella di X Factor (più che a Irene Grandi,) che adesso canta una bruttissima canzone scritta da vasco rossi.

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