Up & Down #82 (speciale Sanremo)

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Non teme la giuria di qualità la rubrica più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno s’offenda vi augura buon divertimento.

DOWN

Basterebbe una sola riga e il nome “Sanremo“. Una delle edizioni più lente, prevedibili, arrugginite di sempre. Troppo ovvio, troppo scontato. Meglio entrare nel dettaglio (più o meno sparso).

* Il siparietto della “banana” da avanspettacolo anni ’40 tra il pretino Fabio Fazio e la goffa Laetitia Casta (una delle tante marchette del festival, la Casta è infatti protagonista di un nuovo filmetto con Fabio De Luigi) è da copertina di “Do Re Ciak Gulp“. Immaginiamo la libido a mille di Vincenzo Mollica che cozza contro gli ascolti in calo della prima puntata. Polvere di stalle.

* Raffaella Carrà si presenta tutta “contenitiva”. ‘Cia cia ciao muchacho ciao’ (by Gianna Nannini) è qualcosa al confine tra Malgioglio e Sabrina Salerno. Il playback fa da corollario alle coreografie stile Madonna recita alle elementari. Pensionistico.

* Antonella Ruggiero è Robert Smith.

* Giusy Ferreri è Noomi Rapace.

* Cristiano De Andrè canta inspiegabilmente come Renato Pozzetto. Cristiano De Andrè è Adriano Panatta.

* Renzo Arbore non è più il leone di una volta. La logorrea rimane sempre la stessa. Le battutine con i mandolinisti sono una delle cose più imbarazzanti della TV degli ultimi 20 anni (Carlo Conti escluso).

* Frankie Hi-Nrg improponibile, impossibile da ascoltare, ormai più vicino ad un impiegato ministeriale che ad un artista socialmente (?) sconvolto. Come Rocco Hunt può vantare il supporto radiofonico della Pina. Privilegiato.

* Francesco Renga è Manuel Fantoni.

* Raphael Gualazzi, quello che fa jazz che ha rovinato il jazz, quello dei locali elitari, snob e carestosi, si accoppia artisticamente con Sir Bob Cornelius Rifo (all’anagrafe Simone Cogo). Ormai più simile ad un incesto tra Cesare Cremonini e Paul Giamatti, Gualazzi plagia Aretha Franklin (‘Chain Of Fools’) e altri centocinquantamila prima di lui. Sudato.

* La neo-vincitrice Arisa mostra tette e solita (finta) timidezza che fa rabbia. Performance e canzoni antiche da ritrovo paesano della terza età. Arsenico e vecchi sberleffi. Quello che vuole la gente del festival. Il suo duetto con i danesi WhoMadeWho, ‘Cuccrucucu’ di Franco Battiato, è da denuncia.

* Il Festival voleva Paul McCartney (800mila euro il cachet, a quanto sembra), voleva, così ha prontamente virato verso il “povero” Cat Stevens. Rimedio stile panacea che risolve tutti i problemi di casting dell’ultima ora. Artisticamente ormai nullo da decenni, si dice abbia emozionato più di tutti. Pensa te.

* Un emiliano che canta come un ligure. Luciano Ligabue omaggia Fabrizio De Andrè. L’importante è che a crederci sia stato almeno il Liga(bove). Nell’ultima serata la standing ovation lo premia. Come leader della miglior cover band di Bruce Springsteen mai apparsa in Italia. Il sempre più inutile Poggipollini (il Repetto di Ligabue) sembra Malmsteen. Frase da (tra)mandare agli archivi quella che Fabio Fazio rivolge al mito: “Ciao rockstar, come stai?”. Ed è subito colite.

* Claudio Baglioni in Copperfield esegue per magia tutti suoi successi tra cui la canzone del secolo ‘Piccolo grande rompimento di coglioni’. Terminale.

* Il titolo di Repubblica.it (leggi) sull’arrivo di Rufus Wainwright: “scandaloso” è aggettivo che ben si addice ad un giornale siffatto.

* Le numerose, tristissime, marchette-promozionali, camuffate da ospitate. Con la scusa di celebrare Peppino Impastato viene chiamato Zingaretti per lanciare il suo nuovo sceneggiato! Terence Hill-Don Matteo che sposa la coppia di nani da circo conduttori del Festival, della Casta abbiamo già detto, Enrico Brignano testimonial del “canone” annuncia le sue quattro serate su Rai 1, e la lista sarebbe molto lunga. Senza vergogna.

* Luciana Littizzetto ha da tempo frantumato i maroni con la sua comicità (!) fatta di parolaccette e paragoni. Ma non è finita perchè su Rai 1 (ovviamente) parte la nuova serie di una splendida fiction scolaresca nella quale ella è protagonista.

* Finalmente a nudo l’equivoco Giuliano Palma. Non bastano i completini stilosi. Non bastano più.

* Damien Rice (che Fazio reputa “uno dei migliori cantautori del mondo”) e Paolo Nutini (da quando?) sono gli altri super-ospiti che non lasciano nessun segno.

UP

* “Fiore mio fiore del mondo, per una volta ancora fiore mio…”. La canzone più bella, di Riccardo “Alcor” Sinigallia è anche la canzone esclusa. Paradosso.

* Gli interventi di Pif. Intelligente lo spazio “San Romolo”. Il siciliano viene finalmente sdoganato alla grande platea.

* Claudia Cardinale.

* Per i gusti personali sarebbe un down. Troppo snob, troppo indie, troppo facile stagliarsi con l’impeccabile ‘L’unica’ nel mare nostrum sanremese. Ma i Perturbazione finiscono in “UP” per la loro padronanza sul palco. Meglio di niente. Meglio i Perturbazione.

* Tommy Lee è stata una curiosa sorpresa. E nella serata dei duetti-tributo l’esibizione del trio (Gualazzi/Rifo/Lee) con ‘Nel blu dipinto di blu’ è risultata una delle migliori.

* Il Mago Silvan. Mito assoluto.

* Il ricordo di Gino Paoli a Umberto Bindi.

* Il Belgio è una delle nazioni più in ascesa. Non solo calcisticamente parlando ma anche musicalmente. Paul Van Haver aka Stromae è una grande sorpresa. Il 28enne “maestro” illumina con la sua grande interpretazione di ‘Formidable’ tratta dal secondo album ‘Racine Carrée’ uscito nel 2013. Bello. Ricorda molto da vicino il meraviglioso Jaye Davidson de “La Moglie del Soldato”.

* Rufus Wainwright è altra luce rara sul palco dell’Ariston (guarda). L’interpretazione di ‘Across The Universe’ commuove. Tanto amore.

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