Up & Down #360. E che nessuno si offenda.

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Non teme le ferie la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* LaStampa.it presenta Astimusica. Già dal titolo Valentina Fassio alza l’asticella: “In piazza Cattedrale il bassista, cantante e autore britannico  Glenn Hugues proporrà i successi dello storico complesso in cui suonò negli anni ’70″. E poi nel pezzo è uno sbocciare continuo di sano RUOCK: “Glenn Hughes è una leggenda assoluta del rock – anticipa Massimo Cotto, direttore artistico di Astimusica – Con una carriera importante, ha legato il suo nome ai Deep Purple, ed è veramente un monumento del rock. Con il suo concerto, Astimusica si prepara a ospitare un’altra grande pagina della storia del rock. E via ruocckeggiando.

* GiornalediBrescia.it ha poi le chiavi e quindi la soluzione sui Garbage: “Il rock melodico dei Garbage al Vittoriale: «Sarà una bomba»”. E poi: “Sono i Garbage, importantissima band di rock (alternativo, ma anche estremamente orecchiabile)…”. Goduria.

* Ci siete? Noi ci siamo sempre. Fabrizio Zampa su IlMessaggero.it inquadra i live romani della settimana partendo dai Garbage: “… i Garbage, band americana ma anche scozzese […]”. Poi Skunk Anansie (!): “Nella scaletta del concerto c’è un brano nuovissimo, ‘What You Do For Love’ e venerdì scorso, nel cconcerto di Bologna, nei bis c’era addirittura ‘Bella ciao'”. Addirittura! Minchia che novità per loro! Tocca ai dEUS: “La band belga dei dEUS, on the road da quasi trent’anni, ha sempre fatto le cose perbene: va dal blues al jazz, dal rock al post rock e al punk, s’ispira ai Velvet Underground, a Leonard Cohen e a Charles Mingus…”. Il meglio forse è con i Tears For Fears: “Chi negli anni ’80 e ’90 amava gli hit e il sound new wave della band inglese Tears for Fears, nata nel lontano 1981, e aspettava da un bel pezzo un loro ritorno in Italia (erano venuti nel 2008 e per una sola data l’anno scorso a Milano) li ritrova stasera in concerto…”. Chiusura degna di un grandissimo: A quanto si dice Roland e Curt sono molto meno arrugginiti di quello che l’età farebbe supporre. A QUANTO SI DICE. Ti adoro. Però poi si arriva ai Neurosis e il mondo ti cade addosso in un secondo: Post-hardcore, alternative metal, sludge, doom metal (quello dei Black Sabbath, per intenderci), progressive metal, drone doom: sono alcune delle etichette applicabili ai Neurosis…”. Doomsbadaboomsbembimboombimbumbalegiù! Ma due righe sotto: “… hanno un sound che mescola hardcore, punk, dark ambient, industrial, musica tribale, indie rock e crust punk. On the road dagli ultimi anni ottanta, sono considerati tra i pionieri del loro stile, definito atmospheric hardcore. Ma come??? Neanche Ben Harper si salva dal dramma giornalistico di Zampa: “L’americano Ben Harper, cinquantenne cantautore e chitarrista nero di Claremont, California, è un grosso personaggio del rock…”. GROSSO SEI TU. SOLO TU!

* La sempre attenta Susanna Galeazzi in prima serata al TG5 parla dei 50 anni dei Beach Boys. La scintilla di tale interessamento è il doppio concerto tenuto dalla band a fine giugno (siamo a metà luglio) alla Royal Albert Hall di Londra. Scorrono immagini recenti che si alternano a quelle di repertorio, la giornalista (!) non si cura minimamente di sottolineare la mancanza di Brian Wilson (per lui ci sono immagini di esibizioni soliste) parlando anzi di “… i 5 ragazzi sono sempre in forma…” e cose di questo genere. Per la cronaca a Londra c’erano gli originali Mike Love e Bruce Johnston con Foskett, Bonhomme, Cowsill, Hubacher, Love e Totten. Poi per riempire il servizio ecco introdurre le “pantere grigie” del rock… Rolling Stones e Paul McCartney, così a buffo. Grazie Susà.

* Le parole probabilmente non servono più. Ma questo è il nostro lavoro. Questa è la nostra rubrica principe. Su Repubblica.it Ernesto Assante intervista Peter Hook e male per lui che “qualcuno” titola: “… ne abbiamo parlato con IL BATTERISTA. Grazie Ernè.

[UP]

* Mark Lanegan twitta preoccupato sul nuovo disco: Thanks whoever leaked ‘Name And Number’ from my upcoming record. I realize that none of it matters anyway, all income from physical copies of our music has been stolen by this fucking streaming scam, but it would still be a tiny victory to be able to release the record intact“. Poi dopo un’oretta: Apparently I am the asshole who was told by my record company that this was leaked when in fact it was put up by them on apple music for sale. Thank you dude who clued me in, and special thanks to PIAS and @heavenlyrecs for hanging my balls out to get kicked. MUCH appreciated”. Eroe.

* Una parte dell’autostrada M-10 di Detroit sarà ribattezzata “Aretha L. Franklin Memorial Highway“. Tutto questo grazie all’intervento del governatore del Michigan Gretchen Whitmer: “Franklin’s “creativity and voice contributed to our musical and cultural history in Michigan”.

* Alle quasi settimanali uscite del mondo Bowie non ci stiamo più dietro da tempo. “Preziosi” oggetti per accaniti e facoltosi collezionisti che non hanno mai fatto per noi. Il cimelio lasciamolo al museo, il feticcio a qualche capo stregone. Ma in copertina ci finisce comunque l’ennesima operazione commerciale che riguarda il compianto genio. In onore dei 50 anni del singolo ‘Space Oddity’, la Mattel ha pensato bene di creare la Barbie “David Bowie Doll”. Costo 50 dollari ordinabile qui.