Up & Down #32

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Non teme le canzonette la rubrica più giovane di Nerds Attack!. Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno s’offenda vi augura buon divertimento.

DOWN

* Ovviamente tutto il Festival di Sanremo. Che come sempre seguiamo con morbosa curiosità per scoprire le “nuove” canzoni. Conduzione impiegatizia senza ritmo per una sorta di succursale infiorata di Che Tempo Che Fa, le solite risatine forzate di Fazio (tra un esasperante ritornello fatto di “Lucianina” e “la scala, che emozione ti ha dato, la scala, difficile? Occhio alla scala… ed ecco la scala!”), con ospiti detestabili (e detestati). A partire dalla misera esibizione di Maurizio Crozza (l’imitazione di Berlusconi – giustamente contestata – è stata di fatto quella di Renato Pozzetto), lunga, lunghissima, laddove sarebbe bastato un Ballantini qualsiasi a far sorridere in tempi sicuramente più brevi. Non tralasciando Toto Cutugno (uguale a Phil Spector in galera) e il coro dell’Armata Rossa (la lunga mano di Fazio) in un amarcord da TV dell’altro mondo, e poi alla spicciolata calciatori, ex-calciatori, atleti, ex-atleti, signorine nessuno ed ex-motociclisti fino ad Asaf Avidan (viene presentato dalla connazionale Rafaeli con l’ormai solita stronzata che si legge sulla bio ufficiale, ovverosia incrocio tra Janis Joplin e Johnny Cash!) che in tre minuti comunque riesce ad annichilire due giorni di cantanti nostrani.

E poi eccoli, ci sono loro, i cantanti giustappunto. Un parterre vario per cercare di accontentare tutte le età e tutti i gusti musicali. La tradizione napoletana (Maria Nazionale!!!), gli over 30 rampanti con baffo sparviero (il jazzettino che ha rovinato il jazz di Gualazzi e Cincotti/Molinari) e quelli da aperitivo radical (Malika Ayane sottomessa al mutandaro Sangiorgi), l’indipendenza (Marta Sui Tubi, “i Negramaro da Festa dell’Unità”, che furbamente citano in un brano Sonic Youth, Benvengù, Motorpsycho…), i reality canori (Chiara distrutta dall’emozione e da due altissimi autori del nostro tempo: Zampaglione + Bianconi. L’hipster vincitore Mengoni tra ghigni e gorgheggi digestivi, fino alla la sapida afasia di Annalisa a celare il tocco della vera Maria Nazionale), il cantautorato schierato con l’abito buono (Daniele Silvestri e il suo impegno da quattro soldi bucati + solito motivetto ‘Salirò’ oriented), quello per bambini (Cristicchi vada a Yo Yo), quello a metà strada tra i due (il Phil Lynott de noantri Max Gazzè filastroccato), il pubblico trash di “Uomini e Donne” e dei programmi della D’Urso (i ripugnanti negroamaristi Modà), per concludere con la parte più demenziale e divertente ovverosia Elio e Le Storie Tese. La canzone mononota fa sorridere, è intelligente, come le parruccone stile Frankenstein, ma lo smalto dei giorni migliori è andato perduto. In un contesto mediocre è ovvio che il brano “spacca”, emergendo facilmente tra rovine e trite parole d’amore, ma da qui a definirlo “geniale” ce ne passa. Il termine geniale lo associo ad altri artisti che certamente non sono i seppur encomiabili Elio e le Storie Tese.

* Daniele Silvestri twitta subito dopo l’esibizione di Stefano Bollani: “Non ho conosciuto Verdi,Puccini,Paganini.. ma credo che Bollani sia il più grande musicista italiano di sempre!”. Ci risiamo col fomento dopo manifestazioni masturbatorie di equilibrismi circensi musicali, e così anche i fan di Bollani hanno la stessa perizia a giudicar la tecnica come i fan dei Dream Theater. Che a loro volta hanno le stesse bandane dei fan di Vasco Rossi. Tutto torna.

* Il virus Antony (chiamato come la sua band) che ha colpito sul vivo l’ignoranza e l’approssimazione degli “addetti ai lavori” non si è arrestato. Oltre al comunicato stampa e a Fazio che lo annuncia in maniera solenne, gli errori son piovuti anche dal sito Rai, dalle didascalie del video ufficiale dell’esibizione, dal Corriere della Sera… unica ad andare controcorrente (speriamo che davvero unica non lo sia stata) la Comazzi sulla Stampa. Complimenti.

* A distanza di un anno abbondante tornano alla ribalta gli altrimenti anonimi tirolesi del Colorado The Lumineers, grazie al brano ‘Ho Hey’ usato dalla Samsung per il nuovo spot di un diavolo di Tablet. Insulsa canzoncina con gilet e bretelle da osteria. I tirolesi di Londra Mumford & Sons continuano a creare deleteri epigoni.

* Gli Skunk Anansie in Italia.

UP

* Dopo le lacrime di Rod Stewart versate durante la vittoriosa partita del Celtic contro il Barcellona, ecco l’intransigenza tifosa di Jim Kerr dei Simple Minds, anch’egli supporter della squadra scozzese, che invece della band preferisce la sua squadra del cuore: “Simple Minds? No, canterò allo stadio”.

* Spotify arriva in Italia. Carino, semplice, finanche utile. Una cosa in più che aggiunge non molto agli addetti ai lavori ma che comprendiamo sia manna per chi non è più abituato a comprare e/o ascoltare la musica “fisicamente”.

* A Carla Bruni, detestabile musicalmente con l’aggravante di un fastidioso cantato sussurrato che non potrà mai avvinciarla alla sua ispirazione Francoise Hardy, va riconosciuta una straordinaria bellezza acqua e sapone. Con nulla “addosso” fa più figura di cento Bar Rafaeli gommate di questo mondo, grande classe e grande disponibilità (simpatia).

* Antony Hegarty irrompe a Sanremo in tutta la sua principesca stazza carismatica d’altri tempi. Quasi irreale. Viene purtroppo presentato da Fabietto Fazietto con le righe del comunicato stampa che abbiamo già accatastato tra i Down dello scorso numero, ovverosia “ecco a voi Antony & The Johnsons”, come se Antony (persona singola) racchiudesse tipo custodia anche tutti i suoi compagni (una band). Ignoranza letale. Al pianoforte Antony interpreta ‘You Are My Sister’, struggente, quasi impossibile da definire all’interno del vetusto Ariston. Top.

* James Senese redivivo sul palco sanremese nella serata del venerdì. Chapeau.

* Bianca Balti. Madre e bellezza senza impalcature da estetica architettura chirurgica.

3 COMMENTS

    • Si rende necessario parlare male di queste cose/persone, per ricordarci sempre l’innumerevole quantità di FECCIA di cui è composto il mondo, e infatti va una merda. Non c’è nessuna domanda da porsi, c’è solo da prendere le distanze da tutto ciò!!!

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