Up & Down #306. E che nessuno si offenda.

423

Non teme i fan la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* Continua l’onda lunga dei Pearl Jam in Italia. Continuano le baggianate italiote. Sandra Cesarale su Corriere.it/Roma titola: “Pearl Jam in concerto, il ritorno dell’anarchico rock. E poi a caso nel finale “… Con Nirvana e Alice in Chains sono gli alfieri del grunge, il suono che, partito da Seattle, conquistò il mondo”.

* Il beniamino dei nostri tempi. Fabrizio Zampa e la rubrichetta de IlMessaggero.it che presenta i live della settimana. Un autentico maestro del copia-incolla sballato da Wikipedia italiano. Si parla del “grunge” dei Pearl Jam e via di stronzata galattica: “La formazione è nata a Seattle nel lontano 1990, anno in cui si è conquistata una popolarità destinata a durare nel tempo, con oltre 60 milioni di dischi venduti (la metà è andata via negli Usa) e dopo numerose variazioni (la prima fu proprio nel 1990, quando il vocalist Andrew Wood morì per un’overdose di eroina, poi il gruppo ha continuato fra scioglimenti, modifiche e reunion fino a quella attuale, che vede presenti quattro dei fondatori più Matt Cameron, entrato nel 1998, e Gaspar, nella line up dal 2002″ (manco la parentesi ha chiuso). E ancora: “La storia dei Pearl Jam è cominciata con una battaglia a chi vendesse più dischi fra loro e i Nirvana…”. Ma non basta: “… dalla passione per i temi sociali, dal sostenere i democratici  […]  Insomma, tanto per intenderci, non è una di quelle band che piacerebbero a Matteo Salvini“. PREMIATELO.

* Ancora lui. Ripeto ancora lui. Titolo: The Dream Sindycate, i padrini del Paisley”. Magari è SYNDICATE! Poi è infantilismo + tentativo di giornalismo: “La band The Dream Syndicate è on the road dal 1981, anno in cui nascevano in California il movimento Paisley Underground e la neo-psychedelia, dei quali il gruppo viene considerato un padrino”. Il prode continua: Già il primo album del 1982 intitolato col nome della formazione diede il via a una nuova stagione del rock alternativo, i successivi Medicine Show, Out of the Grey e Ghost Stories, l’ultimo inciso prima dello scioglimento avvenuto nel 1988, hanno fatto il resto”. Veramente era un EP omonimo e non diede il via a un cazzo. Ma ‘The Days of Wine and Roses’ evidentemente non è mai esistito. AIUTOOOOOO.

* LaNuovaFerrara.it sbaglia il nome in altro modo: “Dream Syndacate e Tom Walker protagonisti al Botanique”.

* Poteva mancare Marco Molendini su Il Messaggero? Sudore assicurato.

* Repubblica.it non vuole mancare all’appello e farsi sfuggire una grande occasione per ridicolizzare per la milionesima volta il caro giornalismo musicale italiano fatto da barbe lunghe, lobby, conoscenze particolari, raccomandazioni del cazzo, inesperienza, superficialità, ignoranza vera. Luigi Bolognini lo avevamo già citato nel numero scorso ma c’era sfuggita la cantonata spaziale: “Ma la politica c’è, e come potrebbe mancare, quando a un certo punto intona The Wall dei Pink Floyd…”. Cosa cazzo intona? The Wall?

* Come se non bastassero già gli “altri” ci si mette anche la Gazzetta.it in versione spot farmaceutico. E se per Zampa i milioni venduti sono 60 per la “rosa”: “Eddie Vedder, il cantante del gruppo che ha venduto oltre 90 milioni di copie nel mondo. Bene così.

* Anche Rockol.it non scherza (con Eddie che sta bene). Complimenti.

* Rollingstone.it invece in versione latina… In vino veritas!

* Padovaoggi.it si allinea: “Pearl Jam a Padova, è il grande giorno: i superstiti del grunge in scena all’Euganeo”. E poi la chiusura da prima elementare: “Il live è il punto di forza della band di Seattle, Vedder è un animale da palcoscenico e la band è composta da grandi musicisti come Mike McCready o il batterista Matt Cameron, una vera macchina.

* Luoghi comuni a raffica nell’articolo di Gabriele Antonucci su Panorama.it che sfodera: “… tengono viva la fiamma del rock a Roma”, “… si suonano periodicamente le campane a morto per il rock, “… ha confermato che il sacro fuoco del rock è ancora vivo…”, “Il cantautore è ancora in prima linea nelle cause sociali e  in grado di custodire la fiamma del rock and roll… “, “… con oltre 70 milioni di dischi venduti, di cui 30 soltanto negli Stati Uniti” (in due settimane abbiamo letto che i milioni sono 90, 85, 60 e ora 70) e per finire in gloria:Il rock è morto, anzi, no, è vivo e vegeto grazie ai Peal Jam, oggi meno alternative e più classic rock, forse l’unico gruppo il cui impatto live si può accostare a quello, inarrivabile, di Bruce Springsteen & E Street Band”. Grande love.

* E poi c’è la piccola Eleonora “battezzata” dai Pearl Jam. Commovente racconto sulla Gazzetta di Reggio. Ma si ormai vale tutto.

* E allora vale pure la fine del pudore. Le redazioni a cazzo di cane. La vergogna di un paesello sba(N)dato. Cornell al posto di Vedder sul Corriere.it e possiamo chiudere la questione Pearl Jam.

* A Roma oltre ai Pearl Jam e al traffico impazzito, il 26 è successo anche questo: Bob Sinclar e Raffa nazionale. Il down è tutto per l’antipatia del francese. “Oggi a #roma con l’unica Regina 👸🏼 della mia vita Raffaella Carra ❤ My italian Queen”.

* Non può essere finita così. Due giorni dopo le polemiche si riaccendono. I Pearl Jam in Sardegna protagonisti di un concerto esclusivo per una facoltosa personalità americana del jet set internazionale o solo ospiti di George Clooney?. Ansa.it scrive: “Secondo quanto apprende l’ANSA, il gruppo da “Hall of fame” della musica, da 25 anni sulla cresta dell’onda a livello planetario, sarebbe stato contattato dagli organizzatori dell’esclusivissimo party, di cui location e data sono tenute assolutamente riservate per ragioni di privacy e di sicurezza: la presenza del gruppo musicale statunitense potrebbe scatenare l’euforia di migliaia di fans provenienti da tutta l’isola”.  Ma ad alimentare la sacra fiamma del social-gossip-dissing-cioè? ci pensa Rita nazionale: Rita Pavone contro i Pearl Jam”. Il tutto è spiegato su ADNKronos. E poi anche lei, la Giorgia Meloni ci mette il carico da 90. Adoro questo paese.

 

[UP]

* George Cameron (The Left Banke).

* Steve Soto (Agent Orange, Legal Weapon, Adolescents).

* Un account Twitter anonimo, un’accusa pesante da parte di una (allora) 17enne, uno stupro che sarebbe avvenuto nel 2000 durante il tour dei Tool assieme ai Nine Inch Nails. Il destinatario Maynard James Keenan. Che giustamente si difende così. “Many thanks to those of you who saw right through this despicable false claim that only does damage to the #metoo movement. And shame on those of you who perpetuate this destructive clickbait. As for my delayed but un-required response, I had my phone off. You should try it”. Vedremo ma per adesso rosso pieno.

* Complimenti a Flea e alla moglie Frankie Rayder che hanno acquistato a La Crescenta (California) due case messe in vendita dagli artisti Lari Pittman e Roy Dowell. Prezzo poco più di 4 milioni di dollari. Complimenti.

* Rispetto per Duff McKagan e la moglie Susan Holmes che si fanno un bel selfie con la Torre di Pisa.

* Probabilmente è la prima volta che Matthew Bellamy (Muse) finisce in UP. Ma se vai al concerto di Jack White (a Londra) allora te lo meriti a prescindere.

* Un grande UP per Leone.

* Non c’è stato alcun dubbio. La copertina della settimana spetta al grandissimo Barry Gibb (71 anni) che attraverso le “mani” del Principe Carlo diventa “cavaliere”. Sir Barry Gibb (fratello superstite del meraviglioso trio dei Bee Gees) ha dichiarato: “If it was not for my brothers, I would not be here”. Standing ovation.