Up & Down #286. E che nessuno si offenda.

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Non teme le standing ovation la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* Un clamoroso errore. Un tonfo assordante. Quello del TG5 delle 20 di martedì 6 febbraio. Per la seconda serata consecutiva si parla del ritiro dei grandi della musica. Se il giorno prima il protagonista era stato Paul Simon, in un servizio che lo celebrava manco fosse morto, l’edizione seguente raccoglie anche Eric Clapton (notizia vecchia di mesi), ancora Paul Simon, Elton John, Al Bano (!) e Neil Young: Come il menestrello canadese costretto al ritiro perché malato di Parkinson…. Insomma il povero Young scambiato per Neil Diamond. Al minuto 30 circa una delle più grandi figure di merda degli ultimi tempi.

* Lo avevamo detto più volte che non avremmo commentato il festival della canzone(tta) italiana. Ma un po’ di righe vogliamo tingerle di marrone maleodorante per sottolineare la vergognosa questione del brano (orrendo) portato in gara dalla coppia Meta/Moro = l’ennesimo caso di autoplagio risolto nel consueto (nostrano) volemose bene. La tristezza dell’addio degli Elio e Le Storie Tese con la solita pagliacciata a supporto di una canzone da ergastolo (ah, però loro sono dei maestri a suonare… e quanto me fanno ride! Qualcuno lo avrà scritto e detto), gli impresentabili Decibel ispirati da David Bowie (!!!), capelli tinti, tette al vento, stati da sagra sociali, amore scontato, botulino per niente economico, marchette, marcette, avanspettacolo, grazie mille e in generale la pochezza di una kermesse ferale e stantia in cui a spiccare è solo la pubblicità che arriva puntuale per costringerti a cambiare canale.

* Pochezza che si traduce anche e soprattutto sui media accreditati. Il paladino Andrea Laffranchi sul Corriere.it dà le pagelle dopo la prima serata. Il commento al voto di Annalisa (!) parla da solo: Bristol + Lana Del Rey = scult della settimana.

* Pochezza e tristezza nell’ospitata di Sting. Prima canta in un imbarazzante italiano la canzone regalatagli anni fa dall’amico Zucchero poi imbolsito e imbalsamato duetta con il suo nuovo partner Shaggy in un brano che neanche nei villaggi turistici di un quartomondo sconosciuto. C’eravamo tanto amati.

* Come non segnalare poi lo scambio di “persona” postato sul profilo Facebook ufficiale del festival (corretto qualche ora dopo). The Kolors scambiati per The Kooks.

* Panorama.it è accecante: “Negramaro a Sanremo 2018: il gruppo che ha trasformato il rock italiano”. Notizie che non vorresti mai leggere mentre (ri)pulisci un barattolo di marmellata di albicocche fatta in casa.

* Ha fatto molto parlare questa gaffe di James Taylor che alla domanda su Claudio Baglioni ignora completamente chi diavolo sia. Solo questo sarebbe da UP, certo, ma l’aura di tristezza e dei tempi andati (ma andati andati) conferisce a questo siparietto e al 70enne artista americano un color marrone molto intenso.

* E poi dulcis in fundo il “ruock“. Milionesima conferma di cosa significa “ruock” nel nostro paesello terzomondista, nel 2018. “Sanremo, serata rock con Nannini e Pelù” tuona Repubblica.it ad anticipare la Gianna nazionale vestita di bianco, che si muove come Mick Jagger colpito da artrosi con un brano che non sarebbe adatto neanche come colonna sonora di “C’è Posta Per Te”. “Sanremo, dai duetti alla carica rock di Nannini e Pelù” rincara IlTempo.it che poi aggiunge nel segno di un Baglioni Rock + scarica di adrenalina rock con Le Vibrazioni”. Rock ripetuto una trentina di volte in una sola serata dalla ridanciana svizzera (“Sanremo stasera è rock e anche essere donna è rock”) anche per presentare Le Vibrazioni con Skin. I fruttaroli del mercato rionale a confronto urlano molto meno. Il ruock italiano che si fonde con quello internazionale. Minchia. “Cantante del pop rock anglosassone” così viene introdotto Midge Ure ospite dei Decibel. Che vorrebbero dimostrare a tutti di essere stati new wave fino al midollo ma che invece risultano tanto kitsch quanto ridicoli per colpa di un pezzo brutto come la fame, di un look stile Conbipel, di un bassista uscito direttamente da “Querelle de Brest” di Fassbinder. Nella lista che sarebbe infinita chiudiamo con MusicFanPage.it che ha le idee chiarissime: Baglioni porta il rock della Nannini a Sanremo e conquista il pubblico con ‘Amore bello’…” e ancora: “Simbolo del rock italiano, Gianna Nannini…”. FE-NO-ME-NA-LE.

* Hanno fatto molto scalpore, di quello eccitato, le dichiarazioni sui Beatles rilasciate durante un’intervista a Vulture dall’84enne Quincy Jones. “They were the worst musicians in the world. Paul was the worst bass player I ever heard. And Ringo? Don’t even talk about it”. Pensa caro il mio Quincy se fossero stati anche the best musicians in the world… cosa avrebbero tirato fuori oltre alla discografia più bella, importante, influente di tutti i tempi?

* A 64 anni Richard (Handsome Dick) Manitoba (The Dictators) si concede il vergognoso “lusso” di finire arrestato per aver picchiato la sua ex-compagna, la 51enne Zoe Hansen. In un appartamento che ancora “condividono” all’East Village “He faces three counts of third-degree assault and one count each of criminal obstruction of breathing or blood circulation and second-degree harassment”.

* Nella rubrica “I concerti della settimana” de IlMessaggero.it a cura di Fabrizio Zampa c’è sempre da imparare sui copia-incolla senza controllo. Ad esempio sui Telescopes: “On the road dal 1989, anno del disco di debutto Taste, pionieri del post-punk…”. E ancora sui Les Grys-Grys: “La band dei Grys Grys è una delle formazioni di rhytyhm & blues più trascinanti sulla scena europea e si è fatta conoscere per le sue performance dal vivo, più che movimentate. Vengono da Montpellier, sono in cinque, seguono la strada di gruppi come Pretty Things, Rolling Stones, The Downliners Sect, Chants, hanno un album di successo, Left Unseen, e sfornano una notevole energia. Sono il vocalist e bassista Almir Phelgev, il chitarrista e vocalist Romeo Romeo Kizmiaz, l’armonicista e percussionista Manu e il batterista Arthur Grys. Sono in cinque ma ne nomina quattro e poi siamo proprio sicuri che ‘Left Unseen’ sia un album? E ancora. “Rock/Giorgieness, nuovo album al Monk. La band dei Georgieness, guidata dalla vocalist…”. Della serie indovina il nome esatto. Che sciatteria.

* Un grande omaggio. Quello che i Metallica, in concerto al Palalpitour di Torino, hanno fatto al nostro paese, intonando ‘C’è chi dice no’ di Vasco RossiRobert Trujillo e Kirk Hammet = squallore.

[UP]

“IT’S OFFICIAL! The Board of Supervisors from Alameda County has just proclaimed February 10, 2018, which would have been Cliff’s 56th birthday, “Cliff Burton Day.” Thanks to all of the fans who got behind this initiative. We love that he remains so revered”. Un annuncio (l’ennesimo di questo genere) che fa bene al cuore. Ma non passano 24 ore che dagli Stati Uniti al Canada il passo è breve. Il sindaco di Toronto John Tory proclama infatti il 7 febbraio International Clash Day: “Toronto is a Music City and celebrates the influence of all genres and all those who birth new sounds through their talent and creative expression. Happy to proclaim today as “International Clash Day” in the City of Toronto”.

* Il lancio del supermissile Falcon Heavy è partito dalla Florida con a bordo una Tesla Roadster guidata dal manichino Starman sulle note di ‘Life On Mars’. Spettacolo.

Pat Torpey (Mr. Big).

Mickey Jones (Bob Dylan, Kenny Rogers…).

* Lovebug Starski.

* Esce il 29 maggio la biografia “Jeff Buckley From Hallelujah To The Last Goodbye” co-scritta dal manager Dave Lory e dal giornalista Jim Irvin. Lory racconta: “I’ve never been able to tell it from my perspective before, nor have I participated in any of the books or interviews previously written. Apart from a few select occasions, I have refused to talk about my time with this unique artist. I found it too painful, too raw to revisit, for decades, but now I’m ready to tell my side of his story and to share my memories of the artist who burned so bright for too short a time but left a mark that is finding more new, devoted fans with every passing year”.

Craig MacGregor (Foghat).

Jóhann Jóhannsson.