Up & Down #283. E che nessuno si offenda.

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Non teme il giornalismo di merda la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* Vasco Rossi: Sarò il vostro Bob Dylan. Lui fa ancora concerti, li potrò fare pure io. Notizie che non vorresti mai leggere mentre apri un panino per farcirlo con un kinder gigante, come quando eri piccolo.

* Sul Corriere.it si cerca (invano) di battere i record di “rock”. Ci prova Matteo Cruccu con l’articolo “Janis Joplin oggi avrebbe 75 anni: chi era la donna che si prese il rock(1). Contiamoli. “…nefasto «club dei 27», quello dei martiri del rock (2), “… entrata per sempre nella storia del rock (3), “… s’impose in un circo, quello del rock’n’roll…” (4). Comunque buona media su 20 righe.

* La morte della povera Dolores O’Riordan scatena ovviamente il copia-incolla eccitato. La news è uguale per tutti. Ma la cosa vergognosa è che NESSUNO e ripetiamo NESSUNO ha fatto cenno al suo ultimo progetto D.A.R.K. (disco d’esordio pubblicato nel 2016). Capre. Due giorni dopo Olé Koretsky, compagno della O’Riordan sia nella vita che proprio nella band appena citata, pubblica via social un commovente ricordo – My friend, partner, and the love of my life is gone. My heart is broken and it is beyond repair. Dolores is beautiful. Her art is beautiful. Her family is beautiful. The energy she continues to radiate is undeniable. I am lost. I miss her so much. I will continue to stumble around this planet for some time knowing well there’s no real place for me here now” – e allora ecco che improvvisamente gli stolti aprono gli occhi. Come Annalisa Grandi che su Corriere.it non conoscendo scrive il nome del gruppo in modo sbagliato: Dark.

IlGiornale.it rivela il doppio passaporto della O’Riordan: “La cantante irlandese e internazionale Dolores O’Riordan”. In italiano fa ridere, si perché è la traduzione dell’annuncio ufficiale della band: Irish and international singer Dolores O’Riordan has died suddenly in London today”.

* Rimaniamo sulla stessa testata. Il funambolico Paolo Giordano tenta di battere il record personale di “rock” in mezzo alla più banale delle banalizzazioni. “Istinto puro, destino maledetto. Era la voce rock degli anni ’90” (1), “la nuova grande realtà del rock mondiale” (2), “la tradizione irlandese con le voglie di rock più doloroso e malinconico” (3), “… sono passati direttamente al rock più ruvido e allevato con…” (4), “i Cranberries si sono ritrovati nella guest room del rock (5), “consegnando Dolores O’Riordan al gotha del rock (6). Meriterebbe un premio. In un hotel a cinque stelle… con le sbarre.

Marieclaire.it ci regala a firma Manuela Ravasio: “Dolores O’Riordan è morta e ora No Need To Argue Anymore. A 46 anni ci lascia la cantante dei Cranberries che amavi (moltissimo) oppure odiavi (moltissimo). Eterna sottovalutata onesta”. Onestissima.

Ansa.it conosce come al solito le verità di tutti: “Addio a Dolores O’Riordan, leader dei Cranberries: band cult della generazione dei 40enni”.

* Ritroviamo l’affezionato Matteo Cruccu che sul Corriere.it delimita la nostra esistenza: “È morta Dolores O’ Riordan, ragazza di campagna che segnò i nostri anni’ 90”. Ma neanche per sogno!

* Ma il top, lo scult del 2018, il colpo di teatro, la magia surreale è solo opera di Paolo Romano che sull’Huffingtonpost.it illumina il triste Blue Monday: “Dolores, eretica rivoluzionaria del rock”. E nel pezzo siamo alla banalizzazione senza educazione, all’ignoranza, alla dimostrazione di mediocrità di un paese musicalmente impossibile da risollevare e a livelli terzomondisti: “… ma in realtà quello che sembra più importante ricordare è che con lei se ne va la voce manifesto e simbolo della rivoluzione rock degli anni Novanta. E poi tutto si trasforma nell’ASSURDO più totale: “… ha dato lo strattone definitivo alla “paccottiglia” melodica e zuccherosa degli anni ’80, ai suoi ponpon rosa, all’elettronica pop, ai leziosi gruppi incipriati per riportare al centro musicale i temi del disagio e del rifiuto del mainstream, insieme al ritorno di una voce selvaggia ed espressiva circondata dall’essenzialità di chitarre distorte e a decibel quasi dimenticati, fino ad allora. Come i Nirvana, come gli Suede (di cui i Cranberries furono spalla nel 1993), come gli Smashing Punpkins, il gruppo irlandese ha saputo stravolgere la grammatica e le regole musicali e ad impadronirsi della programmazione di Mtv, dando un calcio simbolico a Madonna e Michael Jackson, per dirne un paio, o, nel caso dei Cranberries, ai Chieftains e ai Clannad”. Qualcuno lo chiami. Qualcuno lo fermi. Qualcuno abbandoni, se può, questo paese.

* La guerra tra poveri è pratica molto consueta in Italia. Ne sa qualcosa Morgan che ospite da Red Ronnie (sbem!) critica la presenza di Ermal Meta e Fabrizio Moro a Sanremo: Fabrizio Moro! Cioè il Sanremo di Baglioni lo vince Fabrizio Moro, che poi sta con Ermal Merdal. Cioè Meta, come Metadone. La risposta via Twitter non si fa attendere e Meta scrive: “Caro @InArteMorgan anni fa in un’intervista dicesti “se non amo l’uomo, non amo l’artista”. Spero che tu sia orgoglioso dell’uomo che sei. Io di me lo sono anche se tu mi definisci Merdal o Metadone. Io però non capisco perché non sono esperto in nessuna delle due cose. #mah”. Ancora Morgan: “Brillante replica quella di @MetaErmal devo dire. Non capisco come faccia però a non intendersi di merda visto che è un essere umano e in quanto tale la gestisce quotidianamente. Inoltre andrà a #Sanremo con @FabrizioMoroOff”. Meta ancora: “Che tristezza Marco. Il primo viaggio che ho fatto appena ho preso la patente era per venire ad un tuo concerto. Che amarezza. Basta con queste cazzate, non sperperare il tuo immenso patrimonio musicale. Pubblica un disco e lasciaci tutti senza parole. Io almeno ti aspetto ancora”

[UP]

* Edwin Hawkins.

* Danny Woods (Chairmen of the Board).

* Dolores O’Riordan.

* Il concerto che in quel di Dublino ha celebrato, festeggiato, onorato il grande Shane MacGowan e i suoi 60 anni. Brividi e commozione. Questa si, l’Irlanda vera.

* Steve ‘Grizzly’ Nisbett (Steel Pulse).

* Jim Rodford (Argent, The Kinks, The Zombies).

* John Carpenter esorcizza così la fake news della sua morte pubblicata da Rotten Tomatoes. Lunga vita maestro.

* Alex Lifeson conferma la fine dei Rush: “After 41 years, we felt it was enough”. Grazie di tutto.

* La copertina infreddolita spetta alla leggenda Rod Stewart impegnato in faccende “domestiche” molto particolari. “The things we do for the love of Football. Clearing the pitch so my two boys can enjoy practicing their skills”.