Up & Down #255

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Non teme i sensi unici la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* Inevitabile. Il “caso” Morrissey in prima pagina. Un marrone ben marcato per una vicenda che da semplice notizia di cronaca (quasi insignificante conoscendo il protagonista) si è ben presto tramutata in farsa, in pasticciaccio, in leggenda semi-metropolitana. Il web si è scatenato (alcuni fotomontaggi sarebbero da medaglia al valore) e i media si sono rincorsi ad aggiornare minuto dopo minuto la querelle. Ormai è caso politico. Morrissey vs Italia. Tutta la questione è raccontata in una nostra news. Vogliamo però aggiungere giusto un paio di cose. La prima riguarda i presunti concerti annullati. Non c’è stata nessuna cancellazione visto che non c’era stata nessuna programmazione. Le date gli erano state “proposte” e solo quella a Macerata (ancora in sospeso) anzitempo data per certa dal sito del comune della città marchigiana. Gran parte del baccano provocato dal nipotino Sam Esty Rayner. Lanciato il sasso, smentito, precisato, dichiarato che lo zio non guidava, che lui non guidava, anzi che a Roma proprio non c’era. Dunque alla guida ci sarà stato un autista o un amico. Se si trovavano davanti al Nike store signifca che (forse) sono arrivati da Piazza Augusto Imperatore e hanno girato a sinistra, appunto in senso vietato, dove ci sono ormai da mesi le “barriere” della polizia e dell’esercito. A “tutta velocità” ci sembra allora sinceramente impossibile. Così giusto per la cronaca.

In down poi ci finiscono anche tutti quelli che nel bailamme e nell’eccitazione, tra difensori d’ufficio e haters di professione (sempre gli stessi), hanno riempito le bacheche con i soliti orrori a storpiare il nome in Morissey o Morrisey. Una pena. Complimenti a Vanityfair.it per un illuminante quanto garbato articolo Una diva di nome Morrissey: tutte le volte che ha sbroccato l’ex frontman degli Smiths. Infine vogliamo assicurare tutti i detrattori della prima e ultima ora che apparteniamo a quella categoria a cui non interessa un benemerito cazzo della vita privata, delle bizze, delle manie, delle follie, delle deviazioni, delle trasgressioni, che fanno parte dell’universo di un artista famoso o meno famoso che sia. A noi interessa la produzione artistica. E per quella continueremo a seguire in eterno Morrissey, così come continueremo a zompettare ascoltando (ad esempio) una sempre verde ‘I’m the Leader of the Gang (I Am)’ di Gary Glitter (chiaro no?). Le chiacchiere da bar le lasciamo ai bar… di quarta categoria.

* Il disgustoso pacifismo spiccio dei Coldplay. Ma ancora non si è saputo quanto prendono per fare la pubblicità occulta a Desigual?

* Listonemag.it ci fa volare alto. Oggetto: Fleet Foxes. “Ritornano così, dopo ben sei anni di silenzio, tra atmosfere oniriche e ritmate da un canto echeggiante come un costante e distante richiamo dalla foresta. Signore e signori, direttamente da Seattle, patria del grunge, ecco a voi i Fleet Foxes! Più simili a Bob Dylan e Cat Stevens che non al signor Cobain, i Fleet Foxes ieri sera hanno acceso Piazza Castello con i loro innumerevoli suoni ed innumerevoli colori”. Qualcuno prima o poi col grunge ci si strozzerà.

* Ma c’è di peggio che imboccare una via contromano e farsi venire le paturnie, c’è il concerto dei Green Day al Mad Cool Festival di Madrid che si svolge regolarmente anche dopo la tragica morte dell’acrobata Pedro Aunión Monroy. Disgustosi loro e gli organizzatori. Il giorno dopo seguono tempestivi i comunicati sia della band che del festival ma ormai non ci interessa più.

[UP]

* Ancora una doccia di rosso per Liam Gallagher. Riferendosi agli U2 e al fratellino (in tour insieme) ci augura buon pranzo. “I’d rather eat my own shit than than listen to them bunch of beige fucks as you were”. Che Twitter ti mantenga vivo e vegeto a lungo.

* Dopo il successo della birra Trooper gli incartapecoriti Iron Maiden lanciano sul mercato una nuova ale chiamata Hallowed. Una 6.0% ABV Belgian-style in collaborazione con Robinson Brewery. In commercio da ottobre.

* Rudy Rotta.

* John Blackwell Jr (Prince).

* Pierre Henry.

* Mick Bund (Felt, Mexico 70).

* Si chiama “Scatological Alchemy” (che titolo!) la biografia dedicata ai seminali Butthole Surfers, scritta da Ben Graham e prevista per settembre via Eleusinian Press. “An attempt to pull the true significance of The Butthole Surfers’ legacy from the wreckage”. Raccolta fondi su Kickstarter.

* Mai visto nella sua interezza. Da chissà dove arriva il video completo della partecipazione dei Nirvana a Radio Shack. Siamo ad Aberdeen il 24 gennaio 1988. Con Cobain ci sono Novoselic e Dale Crover alla batteria. Le cose belle dell’archeologia.

* Che fosse un idolo lo sapevamo. In attesa di ammirarlo dal vivo anche in Italia Ryan Adams diventa eroe personale. Dal palco del Nos Alive Festival in Portogallo parla degli Alt-J (anche loro nel cartellone dell’evento). “We’re sorry about alt-J. It’s like a mosquito bite — if you ignore it, it’ll go away. I’m just kidding. I love Nickelodeon. It’s a great channel”. Grazie.

* Marilyn Manson ricorda così il padre scomparso.

* Succede di domenica. David Bowie received a posthumous award for his ★ album in the Pop Music category at the Melvyn Bragg-hosted South Bank Sky Arts Awards (SBSAA) 2017, at The Savoy Hotel in London”. Con un video messaggio dagli Stati Uniti è Iggy Pop a “ritirare” il premio che commenta così: “Hi, I’m Iggy Pop and I was a sort of stowaway, if you will, on David Bowie’s Station To Station tour, during which he shared digs with me in London at a beautiful old Victorian house that was looked after by a lady named Mrs Potter. And during our time with Mrs Potter he introduced me to The South Bank Show, because it was on TV and he didn’t want to miss it. He thought it was the place to be if you were going to be a who’s who or what’s what in British arts, performing arts especially. Later, during the making of The Idiot in Hérouville, France, the producer Tony Visconti had brought over a big load of The South Bank Shows which we would watch to interrupt the hilarity of the Monty Python stuff he also brought with him. So, as important as David Bowie was to a lot of us, certainly for changing the game in my life, but also for changing the game in rock and roll and in popular music, The South Bank Show meant something to him as well. I can testify to that”.

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