Up & Down #248

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Non teme la maledizione la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* La morte di Chris Cornell scatena i bassi istinti dei media cartacei e web. L’ignoranza, la superficialità, l’ottusità di “gente che scrive” mandata allo sbaraglio, mandata a coprire d’inchiostro spazi bianchi tanto per. Il giornalismo musicale italiano (in gran parte raccomandato) non si smentisce mai neanche alle soglie del 2018. Web o carta stampata ormai non fa più differenza. L’ascesa del primo e la crisi della seconda ha generato mostri, incancrenito quelli da sempre incollati alla poltrona (gli amici di Wilko per intenderci…), dato spazio ad un esercito di scriba saltati fuori dal nulla senza arte e gavetta, senza esperienza, senza rispetto per la storia e per chi è destinato a leggere. Per l’ennesima volta ci hanno voluto “spiegare il grunge”.

* Cercando cercando iniziamo da una correlazione recente. Da IlFattoQuotidiano.it scopriamo una pubblicazione e trasaliamo a leggere il titolo: “Andy Wood l’inventore del grunge”. Andy Wood come Guglielmo Marconi insomma. Una bestemmia. Povera italietta.

* Su Huffingtonpost.it un calcio alla “viva il parroco” con mega titolone: Chris Cornell è solo l’ultimo. Suicidi e overdose, la maledizione che ha colpito i musicisti grunge. Maledizione appunto.

* Su IlGiornale.it i copia-incolla proliferano grazie anche a Ginevra Spina: Si allunga così la maledizione grunge, l’ultimo movimento rock in grado di smuovere masse di ascoltatori in tutto il mondo…”. E non paga: “La differenza tra Chris e gli altri tre artisti è che sulla voce dei Soundgarden non si conoscevano dipendenze o altri cliché da rocker maledetto…”. Dalle stesse pagine Paolo Giordano chiosa: “Muore anche Cornell È la Spoon River del rock anni Novanta”. La pazienza vacilla.

* Tiscali.it (addirittura)… sempre di maledizione si tratta.

* IlSole24ore.it manda a fare in culo la storia. Prima dell’esplosione dei Nirvana e del fulminante esordio dei Pearl Jam, al centro della scena di Seattle c’erano i Soundgarden. E al centro dei Soundgarden, quando non era ancora chiaro cosa significasse il termine grunge, c’era questo giovanotto di 24 anni che si sbatteva sul palco a torso nudo, appendendosi al microfono. Chris Cornell, cantante e chitarrista di quella che probabilmente fu la band che contribuì di più alla definizione del genere principe dei primi anni Novanta…“.

* Matteo Persivale sul Corriere.it si unisce al coro. Il titolo: “Chris Cornell e la profezia dei ragazzi del grunge”. L’inizio: “Senza Kurt Cobain (Nirvana), Scott Weiland (Stone Temple Pilots), Layne Staley (Alice in Chains) e ora Chris Cornell (Soundgarden, Audioslave) di tutti gli eroi del grunge resta in vita solo Eddie Vedder dei Pearl Jam. Neanche in prima elementare con in mano un Bignami gigante. Dalle stesse pagine web: Da Kurt Cobain a Chris Cornell: il mito «sporco» del grunge e la sua maledizione.

* Abbiamo poi perso il conto di quante volte sono state usate le espressioni “vera icona del grunge”, “voce del grunge” e “una delle più grandi voci del rock”.

* Tra i peggiori tributi quello di Cesare Cremonini fa il paio con la foto postata da Omar Pedrini.

* Repubblica.it fa filotto. Partendo da Assante: Ha rappresentato il rock per un’intera generazione. E ancora la frase Cornell come Cobain se la sono rimbalzata più volte.

* Non si risparmia IlFoglio.it con un pezzo che zigzaga impazzito nel vuoto lanciato dal titolo Chris Cornell, Ian Curtis e il rock n’roll suicide. Eppure Ian Curtis oggi è tra gli dèi dell’Olimpo del rock… Nel 1991 è cambiata la storia della musica rock – secondo alcuni è stato l’anno della migliore produzione della storia – con “Nevermind” dei Nirvana e “Ten” dei Pearl Jam, ma pure “Metallica” della band omonima, “Screamadelica” dei Primal Scream, “Use Your Illusion” dei Guns N’ Roses. Zero spaccato.

* Ma Simona Orlando su Il Messaggero (che sul .it aveva già mandato agli archivi “la generazione X che ripiomba nell’incubo…”) tocca probabilmente l’apice o se volete il fondo. Inesattezze storiche, inesattezze temporali, frasi fatte, idiozie, sciatteria. E “il tappeto rosso sange del rock” rimarrà scolpito nella memoria. Vergogna.

[UP]

* Alla cerimonia d’apertura del Festival di Cannes si vede anche Thomas Bangalter dei Daft Punk (ovviamente senza maschera, accanto alla moglie, l’attrice francese Élodie Bouchez. Thomas è quello con gli occhiali…

* Vittorio Sgarbi a Tiki Taka: “Il rap mi sta sui coglioni come Jovanotti”. Sempre sia lodato.

* Chris Cornell.

* E in ordine di tempo gli ultimi tributi dedicati all’artista americano da parte di Dan Reynolds degli Imagine Dragons sul palco dei Billboard Music Awards e quello toccante di Ryan Adams ad Auckland sulle note di ‘Black Hole Sun‘.

* Keith Mitchell (Mazzy Star).

* Pierre DeMudd (Dazz Band).

* Jimmy Hayes (The Persuasions).

* Corki Casey O’Dell.

* Mairead Nash, manager di Florence + The Machine e proprietaria della Luv Luv Records, e il marito Christopher Hayden, batterista della band, hanno inaugurato a Londra (precisamente a Hackney) il Lion Coffee + Records.

* Jack White debutta a novembre con il suo primo libro per bambini “We’re going to be friends”. Sul sito della Third Man è già possibile prenotarlo.

* La presa per il culo dell’ignobile “canzone” ‘Despacito’ da parte dei Jackal finisce anche sulle pagine di Billboard nella sezione “latin”. W il made in Italy.

* Tanti sinceri complimenti a Neil Young, Bruce Cockburn, Beau Dommage e Stéphane Venne che saranno “incastonati” nella Canadian Songwriters Hall of Fame.

* Anche foto di Morrissey nella mostra di Douglas Brothers che potrà essere visitata a Londra alla Shoreditch House il 16 giugno.

* Sempre meglio che deambulare su un palco. “Rocker Ozzy Osbourne is reportedly opening a dog care centre on his estate in England”. L’amico degli animali. Perfetto.

* Liam Gallagher tra una twittata e l’altra trova fortunatmante tempo per altro. Il suo brand di moda Pretty Green lancia infatti una nuova linea che celebra i 50 anni di ‘Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band’ dei Beatles. “Launching in August, the new range of 28 pieces will take inspiration from the classic 1967 album. Items in the collection include a limited edition run of 50 ‘Lonely Hearts Club’ Parkas, the ‘Strawberry Fields’ coat and the ‘Pepper Jacket’ – long with Kaftans, granddad shirts and vintage style t-shirts”.

* Per alleggerire l’aria, in copertina ci finisce una splendida Miley Cyrus che presenta il suo ultimo singolo ‘Malibu‘ sul palco dei Billboard Music Awards.

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