Up & Down #177. E che nessuno si offenda

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Non teme i fischioni la rubrica (non) più giovane di Nerds Attack! Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno si offenda vi augura buon divertimento.

[DOWN]

* Repubblica.it celebra i 50 anni di Tullio De Piscopo. Ernesto Assante “strilla” nel titolo “50 anni di rock…”. Nell’articolo di rock non c’è traccia, si parla invece: “Per celebrare mezzo secolo di musica è uscito anche un triplo album […] che raccoglie la “summa” della produzione di Tullio De Piscopo, tra jazz, pop e canzone d’autore”. Il rock come richiamo. Il rock una malattia.

* Ma veramente qualcuno (oltre alla protagonista) pensa che Nina Zilli sia un’anima “soul”?

* Su Rai 1 viene trasmesso il live di Tiziano Ferro allo stadio San Siro. In down ci finisce l’insopportabile spettacolo confezionato attraverso il racconto di ogni canzone da parte del protagonista in un’appendice posticcia con tanto di Ferro-pensiero assai banale e “studiato”. Lo show invece è una sorta di grande vorrei ma non posso dove il cantante di Latina appare goffo nei movimenti, nei passi di danza, dentro un corpo “tozzo” che a volte fa anche sorridere. Nulla da dire sulla bontà vocale-interpretativa e sulla qualità delle canzoni.

* Il “concertone” romano è anche a Capodanno. Al Circo Massimo (dove non è stata voluta Fiorella Mannoia a scatenare un autentico caso di cronaca!!!) sfilano i Negramaro e l’adipe sporgente di GiuGliano supportati da Edoardo Bennato. Non va meglio nelle dirette da Matera e Bari dove vengono scongelati personaggi come neanche al mercato ittico, tra countdown fantozziani, musicisti alticci, playback e vaffanculi urlati al mondo. Iniziare così è come finire.

* Rollingstone.it dalla pagina Facebook lancia il pezzo “I 25 album dell’anno” con un magnifico sottotitolo  che chiude in bellezza il 2015: “Kendrick si è ribellato al sistema, Adele ha volato ancora più in alto e D’Angelo ha scioccato il mondo”. Grazie tante.

* La morte di Lemmy ci riporta alla nostra cara serie #Cialtroneide. Dopo le brutture devastanti che hanno arricchito le tragiche storie di Eagles Of Death Metal e Scott Weiland (giusto per citare due delle più recenti) abbiamo assistito all’ennesima ridicola dimostrazione di superficialità e ignoranza del “giornalismo musicale” italiano.

Repubblica.it torna ai fasti dei bei tempi. Lo fa a colpi di “leggenda del rock duro e puro”, “il leader dei britannici Motorhead, gruppo cult del rock pesante”, “… era alle prese da anni con problemi di salute che spesso provocavano problemi anche per il calendario dei concerti”. Tra wikipedia e assurdità.

Corriere.it si accoda con un paio di meravigliosi errori da copia-incolla: “fin dagli esordi con il gruppo psichedelico degli Hawkind, poi per quattro decadi con i Motorheads. Ma il fondo viene toccato con lo squallido Il latin lover dell’heavy metal“.

– Copia-incolla anche per LaStampa.itCon la morte di Lemmy, che aveva da poco compiuto i 70 anni, scompare un eroe di varie generazioni di appassionati di hard rock e metal, noto, oltre che per la sua musica, anche per il suo singolare aspetto, i suoi grandi baffi e i vistosi nei sul viso. Più di tutto, però, contava lo stile creativo che lo aveva reso un personaggio cult della storia del rock e un innovatore, fin dagli esordi con il gruppo psichedelico degli Hawkind, poi per quattro decadi con i Motörhead”. Qui almeno scrivono giusto il nome della band.

Rai News stesse parole.

Ilmessaggero.it “Lutto nel Metal” e stesso copia-incolla con errori. “Più di tutto, però, contava lo stile creativo che lo aveva reso un personaggio cult della storia del rock e un innovatore, fin dagli esordi con il gruppo psichedelico degli Hawkind, poi per quattro decadi con i Motorheads. Vergogna!

Gazzetta.it riprende stessi concetti e stessi errori

Ilsecoloxix.it “È morto Lemmy Kilmister, e il rock non è più lo stesso”.

TgCom24 ci dice di più scoprendo che: “Pochi personaggi del panorama hard & heavy hanno incarnato il concetto stesso di hard rock come ha fatto Lemmy”.

Scartabellando i giornali web troviamo una chicca da segnalare assolutamente: “Cosa ci lascia Lemmy, il diavolo dei Motorhead”. Il diavolo servirebbe per mandare tutta questa gente (pagata e non pagata) all’inferno.

[UP]

* Lemmy.

* Andy M. Stewart (Silly Wizard).

* John Bradbury (The Specials).

* Paul Walden aka Guru Josh.

* Primo Brown.

* Michel Delpech.

* Natalie Cole.

* Mark B.

* Copertina dedicata all’immensa Aretha Franklin che durante i Kennedy Center Honors 2015 si esibisce in una struggente ‘(You Make Me Feel Like) A Natural Woman‘ brano del 1967 co-scritto da Carole King (premiata durante la serata in questione e che nel video la vediamo impazzire di gioia accanto al presidente Obama) e Gerry Goffin. Brividi e lacrime vere per una delle esibizioni più incredibili degli ultimi anni.

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