Up & Down #17

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Non teme il primo freddo la rubrica più giovane di Nerds Attack!. Un diario di appunti del meglio (circolettato di rosso) ma soprattutto del peggio (circolettato di marrone) che il mondo dell’intrattenimento riesce a regalarci con estrema scioltezza quotidiana. Up & Down. E che nessuno s’offenda vi augura buon divertimento

DOWN

* L’articolo di Gino Castaldo su Bon Iver live a Milano pubblicato da La Repubblica.it (leggi) è pura poesia, un esempio cristallino del giornalismo imbalsamato e barbuto-barbone che vige da secoli in Italia. Il passaggio in cui si cita “Wilko” è da arresto… cardiaco. Tutto nella norma. Come sempre. Del resto di aneddoti da raccontare ce ne sarebbero a bizzeffe, tipo quando vent’anni fa sulle pagine del Messaggero il decano Paolo ZZ Top Zaccagnini, recensendo il nuovo album dei Soul Asylum (‘Grave Dancers Union’) scriveva di “rock mortifero…”, evidentemente non avendo ascoltato neanche mezza nota del disco ma basandosi solo sul titolo e sulla copertina! Gli esempi e i ricordi potrebbero riempire pagine delle mie personali memorie (di semplice ragazzo appassionato e successivamente di giornalista sempre appassionato), fitte di annacquate storie del rock che per decenni ci hanno ricordato come è morto Jim Morrison, di quanto fosse straordinario Jimi Hendrix, della maledizione della lettera “J”, di quel giorno in cui Ozzy Osbourne prese a morsi un pipistrello, dei Pink Floyd a Pompei, della grandezza dei Led Zeppelin, dei Beatles più buoni dei Rolling Stones. In vent’anni ho provato a capire, ad alzare la voce (scrivendo ai diretti interessati ogni volta che sentivo di aver ragione… risposte pochissime), ad entrare dentro il sistema (qui potrei scrivere alcuni libri a riguardo), a battagliare quotidianamente contro la forza eolica dei mulini. Il bello è che al peggio non c’è mai fine e l’avvento definitivo dell’intricato mondo web non ha fatto altro che esaltare, amplificare, moltiplicare scempi e gravi disattenzioni, creando al tempo stesso una giovane schiera di ardimentosi scriba (alcuni dei quali senza arte nè parte) geneticamente-teoricamente pronti a prendere il posto di quei barbuti-barboni di cui sopra. Insomma i “vecchi” sono in ottima compagnia. In un paese dove “lavorare” e “vivere” di musica è praticamente impossibile, dove il rispetto per la figura del giornalista musicale è percentualmente pari a poco (cifra tra le più basse d’Europa e del mondo evoluto), dove è meglio stagnare nella mediocrità che correre nell’efficienza per essere sicuri di non rompere quel delicato ma consolidato equilibrio che ci VUOLE tutti uguali, tutti omologati, tutti a capo chino, tutti chiacchiere e compromessi. Allora meglio un giorno da leoni che cento da Wilko.

* Francesco Mandelli dopo essere stato ucciso nella prima puntata della nuova serie di “Squadra Antimafia” (4) – lode agli sceneggiatori – annuncia l’uscita del libro “I Soliti Idioti”: “Da domani, in giro, c’è un nuovo libro da leggere mentre sei in bagno”. Furba onestà per uno dei fenomeni più inspiegabili degli ultimi anni. Regressivo/i.

* Facendo ricerche su Twitter è sempre bello imbattersi in status del genere: “Per quanto mi piaccia la shoegaze, dopo che ascolto 20 gruppi di ‘sto genere, mi viene da dire: eccheppalle, siete tutti uguali”. La-nimaccia tua.

* L’ammorbante neutralità degli Alt-J vince come da pronostico il Mercury Prize. Che è ormai come il nostro Sanremo. God Save the Queen.

* Dopo la band che per un download paga l’ascoltatore, dopo i download gratuiti sui siti specializzati, dopo i “vi prego ascoltateci” sparpagliati ovunque sui social network (con le annesse preghiere compulsive al “mi piace”, inutilissimo quanto la conferma ad un evento), arriva il crowdfunding, la contribuzione popolare, scaricateci e vi facciamo una serenata, vi paghiamo un caffè, vi portiamo a cena. Veramente tutto risibile. La dignità di un artista dove cazzo è finita? E non venitemi a raccontare di crisi, di etichette squalo, di costi, di spazi, di minchiate. Perchè il “colpevole” è proprio quel pubblico a cui chiedete un’elemosina musicale, colpevole di aver perso ogni tipo di curiosità, di aver perso la voglia di acquistare dischi (non ci sono più negozi? I prezzi sono cari? La rete internet offre tutto quello che volete basta cercare negli shop giusti…), di essersi seduto in poltrona davanti al PC per farsi piovere in testa qualsiasi cosa. La musica non si ascolta più, si consuma. E operazioni del genere (tutt’altro che simpatiche, geniali, originali) non fanno altro che marcire ciò che di buono (poco) abbiamo in Italia. Riazzerare.

* “Sono contrario al termine talento, il talento è come il naso, la bocca, lo abbiamo tutti, è un fatto fisiologico, è il genio che è raro. Naturalmente deve essere coltivato, si rivela solo lavorando. Tutti hanno talento senza saperlo, ma lo si può esprimere nella creatività solo con la tecnica. Se il talento non viene coltivato con le scuole e le persone giuste non viene fuori”. Le parole tecnica e scuola vanno quasi sempre a passeggio insieme, le dichiarazioni di Mogol non fanno altro che confermare quanto sia incancrenita la cultura della musica in Italia. Dispiace per un autore della sua statura che ha vissuto accanto ad un autentico mostro sacro, Lucio Battisti, che probabilmente non ha mai conosciuto il significato di tecnica e di “scuola”. Giulio Rapetti… sei fuori!

* L’estate romana 2013 si tinge di rughe e stempiature. Coccoon In Roma per il momento prevede Mark Knopfler (il chitarrista più sopravvalutato della storia dell’uomo), Deep Purple e Status Quo! Quant’è bella giovinezza, Che si fugge tuttavia

* La band modenese Controtempo invita Poggipollini e Solieri (ormai sempre più simile a Richard Benson) a collaborare nel brano ‘Rock sulla Strada’. Un manifesto del “rock” italiano che il Corriere.it presenta così: “Maurizio Solieri e Federico Poggipollini partecipano ad un brano dei Controtempo. E siglano la pace nel rock italiano“. Solieri aggiunge: “Un gruppo di giovani che mi propone un pezzo di rock vero fa piacere. In Italia se ne sente poco. Divertente il fatto che io e Fede collaboriamo”. Ma è di esilarante banalità tutto il resto che vi invito a non perdere a questo link. GUARDA. Da piangere.

UP

* Gli Aerosmith ospiti del sempre unico David Letterman. Incartapecoriti oltre ogni pensiero umano, più giovani ma più “vecchi” dei Rolling Stones, fanno tenerezza e al contempo incutono rispetto per come a 65 anni si divertono a parlare dei loro trascorsi cocainomani, delle loro recenti disintossicazioni, del loro ultimo album che suona come una copia ottuagenaria dei loro primi spettacolari lavori (quelli dei ’70). Ci metterei la firma per invecchiare come gli Aerosmith… che volevano essere l’ultima grande band all time… promessa probabilmente mantenuta.