Umberto Maria Giardini + Daniele Celona @ Spazio 211 [Torino, 15/Novembre/2013]

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Posso capire che è deprecabile dare dei giudizi o fare delle considerazioni sullo scarso pubblico che l’altra sera ha assistito al concerto di Umberto Giardini e Daniele Celona, soprattutto perchè detto da uno che è andato da solo al concerto e che ha avuto il demerito di fare poco proselitismo (che comunque non ha attecchito). Però sono sicuro che chi aveva intenzione di vederlo e l’ha perso, ha fatto una grossa stupidaggine perché è stata una grandiosa serata guastata solo dal numero esiguo (e un po’ rumoroso) di spettatori. La serata allo Spazio 211 è iniziata poco dopo le 23 da una figura col cappello che si siede rapidamente al piano elettrico. Dopo pochi istanti la stessa, senza dire niente se non un accenno di saluto, inizia una serie di arpeggi lenti e ossessivi che si alternavano a gorgoglii velocissimi che riempiono il locale e poi in mezzo ad essi una voce altissima, un cantato in inglese se non sbaglio. Come ci dirà da lì a poco al termine del brano, lui è Daniele Celona, e la canzone appena ascoltata è tratta dal recital “Denti Guasti” con Capovilla del TDO e De Simone dei Nadar Solo. Per lui questi ultimi rappresentano una sorta di backing band al completo, come si nota dai video presenti nel sito ufficiale, inoltre tutti assieme sono attualmente in giro come gruppo di supporto di Levante nel tour “le feste di Alfonso”. Celona da questo momento imbraccia la chitarra acustica e, sempre da solo, comincia a presentarci alcune canzoni dal suo album ‘Fiori e Demoni’. Pollice in su per l’artista che ha una gran bella voce, suona con molto trasporto e nelle sue rime ci sono dei passaggi molto interessanti, che se ben focalizzati possono portare lontano. Solo mezz’ora di musica e un sincero applauso chiudono l’esibizione lasciando il palco al titolare della serata.

Il gruppo di musicisti che dall’inizio del tour della “dieta” supporta Giardini e lo precede sul palco è composto da Marco Marzo alla chitarra, Giovanni Parmeggiani al piano/organo e a Cristian Franchi (che suona una batteria con vistosa scritta dorata UMG). Infine proprio UGM entra in scena imbracciando una chitarra, una sorta di bacchetta sonora da direttore musicale, ora utilizzata per un riff da basso oppure ad accompagnare le sfuriate di Marzo Maracas, ma spesso a dettare l’ultima pennata muta per chiudere un pezzo. La prima parte dello spettacolo è stata dedicata a quasi tutti i brani contenuti nell’EP pubblicato l’ottobre del 2012 col titolo ‘Ognuno di noi è un po’ anticristo’. Il disco è composto da brani inediti, cantati e strumentali, dove spicca la canzone ispiratrice dell’album ‘Tutto è anticristo’ e la post-math-rock (lo so lo so) strumentale ‘Oh gioventù’ presentate entrambe sul palco. La seconda parte invece è incentrata sul fantastico primo disco a firma UMG ossia ‘La dieta dell’imperatrice’ dove le tematiche e gli stilemi classici dell’opera di Giardini, precedente all’uccisione della sua prima firma, trovano nuovi abiti, nuove metriche su cui confrontarsi, nuovi modi di fare la stessa cosa cercando però di farla meglio, senza il peso del passato e della “discographia”. Le nuove canzoni dell’album dal vivo tendono a creare uno spazio interiore e fragile in cui lo spettatore deve calarsi per poter partecipare emotivamente alla rappresentazione sul palco. L’emozione è il vero fil rouge che lega tutta la performance di Umberto, a volte tradito dalla sua emotività nei passaggi dal cantato al sussurrato o nei finali, oppure disturbata da rumori, risate o cattive interpretazioni di un pubblico affettuoso ma un po’ distratto che sbaglia addirittura ad applaudire. Citare solo alcune delle canzoni, come ho fatto con l’EP, e trascurare le altre in questo caso sarebbe irrispettoso, visto che è un lavoro che deve essere ascoltato e vissuto, ognuna delle dieci tracce è infatti essenziale per capire il disegno complessivo dell’opera. Un richiesto ed applaudito bis chiude quindi l’esibizione durata oltre un’ora. Grazie all’ottima prova di tutti quelli che si sono avvicendati sul palco la serata è stata davvero speciale lasciando, senza dubbio, un ottimo ricordo tra la gente (circa un centinaio di persone) che ha assistito a questo, per certi versi, irripetibile evento. Shame on you per chi se l’è perso, cosa diavolo avevate da fare? Siete voi l’anticristo.

Gerri J. Iuvarra