Ulver @ Circolo degli Artisti [Roma, 11/Novembre/2011]

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C’era molto attesa per il concerto degli Ulver al Circolo degli Artisti. In tanti hanno infatti comprato il biglietto, costato ben venti euro, con largo anticipo. Insomma, la formazione norvegese della quale unico superstite è rimasto il mastermind Kristoffer Rygg ha acceso Roma per una notte. In molti speravano nel così detto “concerto della vita” (della Madonna se preferite), in molti anelavano per ascoltare dal vivo la band che ha prodotto quel capolavoro di ‘Perdition City’ e quella gemma di ‘Shadows Of The Sun’. Certo, il nuovo ‘The War Of Roses’ non ha entusiasmato proprio tutti, ma un gruppo come gli Ulver non si può perdere. Peccato che invece ciò a cui si è assistito sia stato uno spettacolo (spettacolino?) di ben poco rilievo e per nulla soddisfacente. Un’ora di concerto scarsa (considerando l’interminabile attesa tra un bis e l’altro) in cui i lupi norvegesi non sono riusciti a comunicare granché se non la loro incredibile voglia di stare in qualsiasi altro posto del mondo piuttosto che sul palco del Circolo. Non sono dei mostri da stage immobili come stanno, ma non è poi così importante. Rygg stecca con la voce molto più del dovuto, ma non è poi così importante. Una canzone come ‘Lost In Moments’ è stata depredata del sax e resa un pezzo qualsiasi (e non il capolavoro che realmente è), ma non è poi così importante. Nulla è poi così importante insomma, ma il risultato alla fine è stato un bel fiasco. Una band poco coinvolta che suona per un pubblico (in larga parte ma non nella sua totalità) poco coinvolto presagisce inevitabilmente ad un live privo di atmosfera, senza poi considerare i problemi d’acustica legati al Circolo (a mio avviso non adatto ad ospitare questo genere di concerti), ma sarebbe ingiusto additare questa come scusa per una brutta performance. La verità è che pochissime cose hanno funzionato come si deve (‘Porn Piece Or The Scar Of Cold Kisses’ e basta), e per il resto la serata non ha offerto molti altri spunti positivi. Anche le videoproiezioni alle spalle della band non hanno coinvolto quanto ci si poteva aspettare, forse anche a causa delle luci (o più semplicemente a causa della scelta delle immagini). Non possiamo dubitare del fatto che a qualcuno sia piaciuto il concerto, magari anche molto. Però io di alibi per questi Ulver non riesco proprio a trovarne. E quando, subito dopo, ho riascoltato ‘Begtatt’, mi è quasi scesa una lacrimuccia.

Stefano Ribeca