ULTRAVOX

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Necessarie o non necessarie, questo è il problema. Ormai alle reunion più o meno celebri abbiamo fatto il callo. Inutile provare a far finta di niente. Alle porte della fine della prima decade del millennio nuovo, l’operazione di centrifuga e revivalismo dei “generi” ha scientificamente colpito a macchia d’olio. Ecco perchè chi c’era, chi di quei “generi” è stato protagonista principale, sente il bisogno di ritornare a far sapere a voce alta quale era la gerarchia d’un tempo. Rispolverando inamovibili capolavori, lucidandoli e confezionandoli in una nuova veste, veicolandoli per dare un senso alle esibizioni live. Certo il denaro, ma la nostra tesi propende più verso la causa “storica”. Ricordare, ribadire, istruire.

Non si sono estraniati dalla lotta neanche gli Ultravox. O meglio gli Ultravox senza “!” (punto esclamativo). Uno dei pochi (se non rari) esempi di carriera nettamente divisa a metà (come ad esempio i Fleetwood Mac – fantastico cardine del british blues britannico guidati dal mostruoso Peter Green prima, autentica macchina da sforna pop hits dopo – o come i Roxy Music del pre e dopo Brian Eno), contraddistinta nella prima parte dall’estro e dalla genialità di John Foxx (nei precedenti Tiger Lily agisce ancora col suo vero nome Dennis Leigh) ma anche da un quasi nullo impatto commerciale dei primi tre album. La storia cambia nella primavera del 1979. Proprio da questa data prende vita l’altra faccia degli Ultravox. Quella più europeista. Quella più vicina alle richieste del mercato new romantic/electropop. Quella dello scozzese James “Midge” Ure che arriva già forte della “stravagante” esperienza maturata in band apparentemente dissimili tra loro. Dai pop rocker Slik (quasi una sorta di alter ego del bubblegum pop dei Bay City Rollers), al punk rock dei Rich Kids (fondati da Glen Matlock dopo la fine dei Sex Pistols), passando di striscio addirittura nei Thin Lizzy (sostituisce un certo Gary Moore) e collaborando attivamente al parco brani del super gruppo Visage (fondato da quel Rusty Egan transfuga dai Rich Kids).

Strano come il successo commerciale, nella nuova vita, arrida sia ai nuovi Ultravox che allo stesso John Foxx. I primi si impongono con il “debutto” ‘Vienna’, il secondo con il meraviglioso ‘Underpass’. Con Ure ci sono i compagni che ritroveremo anche oggi. Il batterista canadese Warren Cann, il bassista Chris St. John (all’anagrafe Christopher Allen, poi conosciuto come Chris Cross) e il tastierista Billy Currie, tutti e tre membri storici già in line up nei Tiger Lily. Questa in estrema sintesi la genesi artistica di una band fondamentale per tutto il movimento dei nuovi elettro-romantici, degna erede del fascinoso suffisso “art” che i Roxy Music – chiarissima influenza d’ispirazione – seppero più di ogni altro condurre all’eccellenza.

Gli Ultravox si sono ritrovati nel 2009 – per il “Return To Eden Tour” dell’anno seguente – a 24 anni dall’ultima apparizione live che avvenne nel 1985 durante il super evento globalizzante “Live Aid”. La formazione “classica” prevede Midge Ure, Chris Cross, Billy Currie e Warren Cann. Dopo l’EP ‘Moments From Eden’ disponibile solo nel fan store del sito ufficiale a dicembre 2011 Billy Currie scriveva a riguardo di quello che oggi è il seguito di ‘Ingenuity’ ormai datato 1994. Il 28 maggio via EMI arriva dunque ‘Brilliant’, 12 tracce che verranno supportate da un tour previsto in 13 date UK tra settembre e ottobre 2012.

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