Ultrasuoni Festival Day 1 [Roma, 12/Ottobre/2012]

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Venerdì si è aperta la prima edizione del romano Ultrasuoni, manifestazione musicale dislocata in ben quattro locali del Pigneto: Circolo degli Artisti, Init, Alvarado Street e Hula Hoop. Arrivo alle 21 al Circolo degli Artisti e, ricevuti pass e braccialetto dalla gentilissima Chiara Colli, mi reco rapido all’interno della sala. Sta suonando la musica di Valentina F, alias Mushy, che ricevute ottime recensioni con il suo ‘Faded Heart’, è attesissima con l’EP appena uscito ‘My Life so Far’. Da subito vengo colpito dalla proposta evocativa dell’artista romana, anche se sono piuttosto sorpreso dalla imbarazzante penuria di pubblico, che durante la performance raggiunge un picco massimo di trenta persone. Un vero peccato.

Inizio il mio lento rimbalzare fra Init e Circolo. Insieme a massimo altre dieci, quindici persone assisto al concerto dei Demoni, band romana che affronta qualche problema on-stage, e non riesce minimamente a coinvolgermi; tuttavia decido di seguirli fino alla fine del concerto. Fra un pezzo dedicato a Walter Benjamin, e ritornelli classicamente indie-pop, si chiude lo sfortunato concerto della band capitolina. Torno al punto di partenza per assistere alla performance di un’altra band romana i Confield. Sin dal primo ascolto è abbastanza evidente la cifra stilistica del gruppo: un post-punk che guarda al passato come al presente, che conosce la lezione dei Joy Division, Echo & the Bunnymen, ma perché no anche di Editors ed Interpol. Nonostante siano chiaramente derivativi nello stile, i Confield riescono comunque ad emergere e a proporsi in modo interessante. Gianluca Buttari canta in una maniera che, per quanto non originalissima, fa decisamente la differenza all’interno del gruppo. Anche sul palco si muove come una sorta di Ian Curtis, ma decisamente meno epilettico e più danzante. Nel complesso i pezzi funzionano alla grande ed il pubblico, questa volta discretamente numeroso, apprezza. Resta il dubbio che forse avrebbero dovuto partecipare alla giornata successiva per anticipare Echo & The Bunnymen.

Continuo il mio girovagare optando per i DZ Deathrays, decidendo di fidarmi della buona recensione di Pitchfork e delle parole entusiastiche di thisfakediy. Rientro in un Init semi-deserto e improvvisamente due ragazzi che cinguettavano al lato con delle ragazze salgono sul palco incuranti della quasi assenza di pubblico. “Hi we are DZ Deathrays, we’re from Australia”. Dal ruvido attacco capisco subito che questi ragazzi mi piaceranno molto. Molto facile accostarli ai Death From Above 1979 (anche se a dire gli australiani hanno la chitarra), soprattutto nei pezzi del loro primo full lenght ‘Bloodstream’. Rimango attonito sotto il palco. Questi due stanno facendo un concerto spaventoso davanti a massimo quaranta persone. Fantastici. Tanto che dimentico che l’inizio di The Orb si sarebbe sovrapposto a questo concerto. Ritorno a quello che si può considerare il main stage di Ultrasuoni e, come previsto, Alex Paterson e Thomas Fehlmann, in arte The Orb, hanno già cominciato. Il pubblico è decisamente più nutrito ma comunque in numero deludente rispetto alla fama dei due e alle aspettative della serata. La prima parte dello show è dedicato prevalentemente al loro repertorio dub, che accoppiato alle bellissime immagini proiettate da quel che ritengo sia un collaboratore della band, crea da subito una magica atmosfera “trippy”. I due sono veramente meravigliosi nei loro “anta”, ballano, si scambiano cenni di intesa senza mai sembrare goffi o impostati: veramente due giganti. Con il passare del tempo Paterson e Fehlmann decidono di andare progressivamente su territori più propriamente da club, spaziando fra house, techno, IDM raggiungendo forse l’apice dell’interno show. Poco prima di mezzanotte, tuttavia, parte del pubblico comincia inspiegabilmente a defluire dalla sala, forse per assistere a Fujiya & Miyagi che decido di perdermi senza rimorsi. I due dj non sono minimamente influenzati dalla cosa, e mentre il locale si riempe di nuovo, stavolta, credo, di normali avventori dei djset del Circolo degli Artisti. Il gruppo decide per la chiusura di rimettersi nel tracciato iniziale, mettendo in campo contagiose ritmiche dub. Al quinto richiamo da parte dello staff, i due riescono a concludere un trionfale concerto che, fosse stato per loro, forse sarebbe finito alle tre di mattina.

Luigi Costanzo