UK Subs @ Init [Roma, 6/Febbraio/2008]

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Serata strana questa degli UK Subs. Non ne sono mai stato un grande fan. La mia conoscenza, lo ammetto, dello storico gruppo inglese da 30 anni perennemente e orgogliosamente in tour, si riduce a un vecchio CD raccolta di singoli del periodo d’oro. Singoli che non mi avevano mai fatto impazzire a dire il vero. Ma due anni fa al CSOA La Strada mi avevano impressionato per un concerto davvero spaccaossa. Sembravano autentici ragazzini. Ho deciso quindi di andare a rivederli, complice anche la penuria di concerti di questo periodo.

L’età media degli avventori è abbastanza alta. “Vecchi” reduci sui 35/40 anni, (e anche oltre) si mescolano a ragazzine punk proprio verosimili nel loro abbigliamento: inappuntabili peggio di un maggiordomo inglese, dove nulla è fuori posto. Macchinetta digitale costosissima inclusa. Ma si sa, il primo concerto della vita va debitamente documentato. Perchè era il primo, voglio sperare. Io e i miei foschi trenta anni invece siamo debitamente a metà. Non siamo fanatici imberbi pronti al pogo al primo colpo di charleston e neanche siamo lì ad annuire compiaciuti e a ricordarli come erano venti anni fa dolendoci di come il tempo sia passato. Insomma, per farla breve, mi sento solo. Aprono i Palkoscenico Al Neon (bel nome se non fosse per la K) loro sì giovanissimi, e con la voglia di spaccare. Punk molto grezzo e cantato misto tra emo e hardcore. Una dozzina di brani, tra cui una versione HC di ‘Fischia Il Vento’ e la cover di ‘Fedeli Alla Linea’ e dai testi non banali; perlomeno mi è sembrato di capire. Nulla di eclatante ma data la giovin età fiorita li aspettiamo in futuro.

L’Init si è riempito abbastanza per far posto alla band inglse, il cui cantante, durante l’esibizione del gruppo spalla, ha passeggiato tranquillamente per il locale stringendo mano, spostando aria, vedendo gente che gli si affollava attorno come un vecchio amico. Mi sposto al centro, accanto a chi ne sa più di me, cercando di capire il segreto di questo gruppo. Ma non c’è proprio nulla da capire. Gli UK Subs sono come un gruppo punk deve essere. Veloci, ruttanti e potenti. Il chitarrista sfreccia veloce sulle corde del proprio strumento, con plettrate rapidissime supportando la carica con vari zompetti a gambe divaricate sul palco che mettono in risalto, oltre ad una lurida trippa, una buona forma atletica. Il cantante, oramai di quarto pelo, ci mette l’anima e il pubblico apprezza le bastonate che la band scarica fulminee una dietro l’altra. Le prime file sono le più esagitate: ecco una punk che sale sul palco per fare stage diving. Ecco che nessuna se la caga e eccola che scende dal palco lentamente assieme alla magra figura appena fatta. Alla lunga però il concerto non mi ha esaltato come due anni fa, sarà stato per i continui dubbi che mi si contorcevano nella testa, il più gettonato dei quali era questo: ha più senso un gruppo punk che da 30 anni suona la stessa roba o un gruuppo di 18 enni che suona come un gruppo di 30 anni fa? O sono ridicoli entrambi? La risposta per fortuna non esiste. E per frotuna a distrarmi da queste minchiate ci pensa la formazione inglese che suona, suona, suona. Non fa il concerto della vita, ma suona. E via di nuovo pronta, domani, all’ennesima data e all’ennesimo locale dove esibirsi e trovare un’altra latta di birra.

Dante Natale

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