Ufomammut @ Traffic [Roma, 24/Gennaio/2013]

827

Sabato 21 Aprile 2012 al Main Stage dell’Astra, all’interno della fantastica cornice del Desert Fest di Berlino – uno dei festival estremi più prestigiosi d’Europa – si esibirono gli Ufomammut in un concerto lacerante, con un pubblico assolutamente preparato per apprezzare al meglio il lavoro che la band piemontese ha intrapreso in questi tredici anni di carriera. Questo lavoro è arrivato ad una sintesi con il loro monumentale progetto ‘ORO’, in sostanza un’unica traccia che si protrae per la durata di due dischi. Io al Desert Fest c’ero, e questo, probabilmente, farà sì che non sarò mai indifferente a un concerto che i ‘mammutt faranno nelle vicinanze della mia dimora. Le aspettative insomma non sono poche e mi avvio al locale abbastanza convinto che assisterò a un concerto che mi lascerà soddisfatto. Entro nel locale già discretamente pieno, fra il pubblico riconosco anche qualche celebre faccia del panorama stoner-doom romano (Lento, Doomraiser, Black Rainbows). Giusto il tempo di comprare una maglietta e salutare qualche amico, e sul palco si apprestano a suonare i Camion, che con il loro stoner energico provano a scaldare l’audience. L’impressione più immediata è che avrebbero bisogno più di un’altra chitarra che di una tastiera sul palco, almeno per rendere il suono un po’ più corposo. Comunque in questo alternarsi di riff gustosi arriva rapidamente il momento atteso dal pubblico che ormai riempe totalmente il Traffic, dimostrazione che la band di Tortona è ormai considerata al pari delle grandi band  estere che vengono a calcare i palchi romani. Poia, Urla e Vita scelgono di cominciare la loro setlist con il materiale più psichedelico, dando vita in breve a una sorta di ipnosi collettiva con la loro lisergia minimale. Tuttavia non ci vuole molto a sentire la loro anima oscura, debordante e pachidermica, che dimostra come abbiano trovato la perfetta quadratura del cerchio fra finezze space-kraut rock e violenza proveniente dal post-metal, dallo stoner e dal doom. Tutta la proposta viene accompagnata da un groove ripetitivo e trascinante che riesce perfettamente a rendere oscuri anche i passaggi che potrebbero sembrare più immediati. La compattezza e solidità raggiunta dalla band è ormai tale da permettere di bypassare anche le piccole imprecisioni come se non ci fossero mai state. Assolutamente monumentali.

Luigi Costanzo