Ufomammut + Lento @ Circolo degli Artisti [Roma, 5/Dicembre/2007]

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L’underground è una cosa seria. C’è gente che decide di non uscire mai dal sottosuolo, di rimanere nell’ambito dell’indi(e)pendenza tutta la vita perchè, si sa, una volta usciti fuori da questo ambiente non puoi più ritornarci, e non è detto che il piano di sopra sia bello come vogliono farci credere. Sicuramente ci sta qualche soldo in più, ma nessuno ti regala nulla (come dicono le nonne), solitamente quello che vogliono in cambio è la tua anima, che, parlando di gruppi musicali, corrisponde all’individualità e alla spontaneità. Per fare un esempio: gli Isis, lo scorso Giugno nello stesso club, con tutte quelle mossette da poser, tutti coordinatissimi, tutti uguali, cinque persone sul palco che si muovono allo stesso modo e nello stesso momento che quasi pareva avessero un coreografo personale. No, perchè I Backstreet Boys hanno il coreografo. Ed il paragone, regge.

I componenti dei Lento,invece, sul palco mantengono la loro individualità. Senza voler dare per forza l’impressione di essere un blocco unico, abitudine fastidiosamente artificiosa di molti gruppi che hanno “svoltato”. C’è chi urla, chi se ne sta per i fatti suoi a lato palco, chi invece a lato palco sembra in preda a crisi mistiche. Il loro post hardcore introspettivo, per quanto derivato dai soliti gruppi (Pelican, Cult Of Luna, Sunn-o))), Earth e Isis in primis), spacca la testa e stringe il cuore. Tra ambient(i) di feedback e suoni elettronici campionati, assalti sludge apocalittici, tempi dilatatissimi e assenza della voce, si rimane impietriti di fronte al loro muro di suono che, giuro, non avevo mai sentito uscire fuori dall’amplificazione di un gruppo romano. Anche perchè sono tra i pochi che contano nel backline tre chitarre, due delle quali Fender, quindi, suono violentissimo ma caldo e avvolgente. A giudicare dalle emozioni provate durante il set e dai commenti dei presenti, i Lento sono ufficialmente un altro tra i migliori gruppi romani.

A differenza di chi li ha preceduti gli Ufomammut sono deserticamente psichedelici e doom. Cercate di non assumere sostanze stupefacenti prima di un loro concerto, rischiate di perdervi nell’installazione video ad effetto speculare che sta alle loro spalle. Fidatevi, non fatelo. Pesantissimi, e minimali. Basso batteria chitarra e un moog. Voce che si presenta solo in poche parti per accentuare l’effetto psicoattivo grazie ai delay e ai riverberi con i quali è effettata. Gradevoli da sentire, ma la scarna costruzione dei pezzi a volte porta un po’ di noia. Certo, non noia “Einaudiana”, quella che ti fa calare la palpebra, però una sigaretta me la sono dovuta andare a fumare durante il loro set. Cosa che non è permessa fare all’auditorium (mannaggia!).

Ultima parte delle spettacolo. Ufomammut + Lento insieme sul palco. TUTTI insieme. Questo vuol dire: due batterie, QUATTRO chitarre, basso e moog. Posso dire solo questo: Dio, se avesse bisogno di un gruppo che suonasse la colonna sonora dell’armageddon, chiamerebbe i Lentomammut.

P.S. [Nella sala rossa del circolo c’era anche la mostra dei favolosi poster di Malleus, l’artista che cura le grafiche della Supernaturalcat e dei gruppi che le girano intorno.]

Andrea Di Fabio

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