Tying Tiffany + Sikitikis @ Classico Village [Roma, 27/Aprile/2006]

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Il giovedì degli gnocchi romani si trasforma nel giovedì più musicale degli ultimi tempi. In concomitanza con la Fantomas Melvins Big Band e con gli Infadels la terza opzione capitolina ci offre una curiosa serata. Ad accoglierla è il Classico Village che si riempie in un’onesta affluenza solo intorno alle 23/23.30 quando l’aria si è fatta più tiepida ed il cielo più aperto. Freddissimi trespoli di metallo fanno da sostegno alle nostre natiche stanche. C’è da visionare una parte della nuova scena sarda che è stata subito circoscritta, incensata e analizzata dalla stampa nazionale. Ma a noi le cose piace tastarle dal vivo. Ecco perchè abbiamo sfidato l’ormai congenita stanchezza ed una roboante ultima puntata del reality show più longevo della TV per non mancare all’appuntamento con la cronaca.

Lo start viene dato dai (P)neumatica attivi da un decennio nella loro Cagliari e stabilmente coesi da una line up classica a quattro elementi. Due lavori in carniere, l’esordio omonimo del 2003 (prodotto da Francois Regis Cambuzat e Chiara Locardi) e quello dello scorso anno – “Ultimi Attimi” – registrato da Giorgio Canali (ex chitarrista di C.S.I. ora P.G.R. e Rossofuoco nonchè produttore e meccanico del suono). Togliamoci subito il dolore del dente dolente: il gruppo non è avvincente. Il sound greve, possente, claustrofobico non riescea a lasciare la zampata del sussulto. Le coordinate di questa proposta (coraggiosamente in italiano) appartengono alla genìa post punk nostrana (vedi Diaframma), passa per le asprezze dei più recenti Marlene Kuntz, fino ai retaggi post metal a quattro lettere [Tool].

Meglio allora ristorarci con un fresco orange juice al gusto pesca che tornerà protagonista (la pesca intendo) un po’ più tardi. Mentre Aguirre è posizionato strategicamente sotto una volta celeste a rimirar le bellezze del luogo, ecco salire on stage i cinque Sikitikis abbigliati a ricordare (eh si anche loro!) le iene tarantiniane. Il nome non ha un significato letterale ma è una riuscita commistione tra la parola sick e quella polinesiana tiki che rappresenta alcune divinità simboleggiate in veste fallica. Ma stasera non siamo ad un tiki-bar, non ci sono playboy americani e di esotico c’è solo la provenienza isolana dei nostri cinque protagonisti. Che hanno esordito sul finire del 2005 con “Fuga Dal Deserto Del Tiki” prodotto da Max Casacci (Subsonica) per la sua nuova creatura Casasonica. Un ponte Cagliari-Torino. Il sole che si fonde alle temperature fredde. Ed i risultati sono evidenti. Nelle movenze somigliano proprio ai Sonica anche nelle rapide accelerazioni cardiache. Non c’è chitarra. Ma tanto ritmo ad alto voltaggio. Uno dei più frullanti mix ascoltati negli ultimi tempi. Il punk, il surf, le colonne sonore dei film di malavita degli anni ’70 (made in Italy of course!), il garage, il pop, deviazioni pressanti, l’amore per gli anni ’60 (Mina è omaggiata con la cover di “L’importante E’ Finire”) finanche la citazione nei riguardi del grande Fred Buscaglione. La crew sarda apprezza e rilancia ed i Sikitikis – guidati da uno spiritato cantante in vena di break divertiti – sprizzano energia fino ad un ottimo finale che ricuce le perplessità suscitate all’inizio. Troppa carne al fuoco in un territorio già ampiamente battuto dai loro predecessori illustri.

Metà degli astanti si dilegua. E l’una passata quando vengono inserite le spine che daranno energia ad un computer, ai suoi preziosi software, ad una chitarra e al microfono dell’affascinante Tying Tiffany. Anche lei ha vissuto una parte del 2005 sotto i riflettori dell’hype, della curiosità suscitata dall’appartenenza alla comunità delle Suicide Girls, piuttosto che da un album (“Undercover”) che la mette in scia (con merito) alle sguaiate prodigio dell’electroclash (o post foxcore per i meno adatti al masticamento musicale). La Tiffany legata è una trentenne padovana (ma con Bologna nel cuore), una novella Valentina di Crepax che nel curriculum di vita annovera sotterranee esperienze al basso in seno a band dai nomi decisamente stravaganti come Il Forno Del Buon Pane, Prek e Kyoto-Nuà. Non solo. Il bravissimo regista, suo concittadino, Carlo Mazzacurati la vuole per una parte nel suo film La Lingua Del Santo (2000) (protagonisti Bentivoglio, Albanese e la Ferrari). Posa per il libro Streghe, Anguane dell’antropologo Roberto Roda, svela un amore segreto per i Kyuss e ha la fortuna di incontrare il produttore Lorenzo Montanà che collabora ai suoi demo. Il debutto dello scorso novembre è l’ultimo passo verso una sempre maggiore notorietà. Il suo corpo filiforme riesce a riempire il vuoto dello spazio. I suoi sguardi accattivanti, irriverenti, le mosse mai esageratamente fuori le righe e quella voce tagliente, sono le caratteristiche vincenti di una notevole performer. Un leopardo nero che in circa un’ora detta i tempi ai suoi due uomini macchina (chitarra compresa) che le consegnano le chiavi della soluzione. C’è Peaches certo, c’è Miss Kittin va bene, ma c’è soprattutto tanto background e conoscenza musicale. La sensualità viene sprigionata come in una trasfigurazione dalle sembianze di Alec Empire mentre il suono diviene ora violento ora ritmicamente hardcore. L’electro synth strappato dei Primal Scream sterminatori a fondere in un’orgia con i primevi sussulti punk italici. Ecco allora l’omaggio ai CCCP sotto forma di “Io Sto Bene” (grande versione – Aguirre docet – presa da “Affinità-Divergenze Fra Il Compagno Togliatti E Noi”) ed il finale stridulo e acido con “Orrore” di Jo Squillo che era il lato B del primissimo singolo “Sono Cattiva”, edito nel 1980 dalla storica Cramps, che vedeva la giovane Giovanna Coletti leader delle Kandeggina Gang. Gran finale e grande impressione. Bella, brava e simpatica. Il massimo da una donna.

Emanuele Tamagnini

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