Twee Pop: la storia

1991

Togliamocelo subito dalla testa. Il sottogenere di culto twee pop nulla aveva a che fare con i giocattolini, gli strumentini, gli artifizi sonori homemade, le matite spuntate. Il twee pop era musica indie. Do It Yourself allo stato puro. Guitar pop di matrice ’60. Suono jangly reso immortale dagli Smiths e da un piccolo ragazzo dai capelli neri di nome Johnny Marr. Datazione storica imputabile al 1986. Ma c’è di più. C’è il post punk britannico. Terminato il quale si apre lo spiraglio per nuove fascinose filiazioni. Una strada tracciata dall’indimenticabile lavoro della scozzese Postcard che in poco più di tre anni (dal 1979 al 1981, prima di una dispensabile rivampa nel 1992) lancia in orbita la faccia pop del post punk. In contrapposizione ai riflessi cupi e di stampo sociale di cui è intriso quello inglese. Inutile elencare nomi ma valgano per tutti Orange Juice, Josef K e Aztec Camera. Dunque una traccia importante che influenzerà nel giro del successivo quinquennio un manipolo di formazioni che di “sweet” (origine della storpiata parola twee) manterranno giusto le pastose melodie e gli innocenti quanto improbabili look da collegiali e scolaretti dell’ultimo banco. Altro seme che servì da germoglio per il genere venne piantato tra la fertile terra del New Musical Express e dell’ormai leggendaria “cassettina” C-86 dove apparvero, tra i tanti, anche Pastels, Primal Scream e i sottovalutati Bodines. Un soffio breve. Pop che la stampa dell’epoca si affrettò a definire “anorak” (giacca a vento) e meglio ancora “shambling” (praticamente il camminare strusciando i piedi!). Tratti gentili. Testi semplici. Iconografia di ricordi e fanciullezza. Ma musica orientata dalla chitarra. Senza la minima cura di una forma prestabilita di estetica. Basterebbe pensare alle goffe figure, per niente femminili, dei Talulah Gosh o alla naturale bruttezza di Calvin Johnson e dei suoi Beat Happening. Dunque Sarah Records e K Records. UK e USA.

Due modi distinti di concepire il pop andando dalla parte opposta di ciò che poteva minimamente essere riferito a “cool”. Sembra strano associare il twee alla label di Olympia. Ma nel 1982 il genio di Johnson partoriva gruppi e motto: “Exploding the teenage underground into passionate revolt against the corporate ogre since 1982”. Un pezzo di storia dell’indipendenza musicale americana. In culo all’indie di nuova generazione creato in studio e nei grandi magazzini nord-europei. Da circolettare di rosso la serie di uscite in sette pollici (circa un centinaio) che l’etichetta pubblicò come ‘International Pop Underground’ con l’intenzione di “The series is intended to feature artists emanating from pop rockin’ catacombs around the globe”. Se Washington bruciava idee e teneva in vita il fermento, dall’altra parte dell’Oceano era la controversa Bristol a battezzare la Sarah Records nata per mano di Clare Wadd e Matt Haynes. Due fanzinari che riprendevano la cultura del DIY che aveva reso grande ad esempio la Creation o la Factory. 7″, librettini, flexi-discs, singoli, vinili, compilation. Un mondo per il quale impazzire. Un culto in breve tempo anche se la storia ufficiale parla di attività discografica compressa tra il 1987 e il 1995. In quegli anni il twee pop era da più parti oggetto di derisione. Per i motivi anti-estetici di cui sopra. Quei tagli di capelli a caschetto e una esplicita asessualità di fondo facevano il resto, oltre certamente all’eccessiva dose di candore e verginità che poteva uscire da quel sound, da quei prodotti, da quei dischi profumati di color pastello. Il celebre giornalista Simon Reynolds a tal proposito scrive: “Childlike innocence and assumed naivety permeate the Cutie scene. Their clothes are asexual, their haircuts are fringes, their colours are pastel. Cuties like Penguin modern classics, sweets, ginger beer, vegetables, and anoraks. Heroes include Christopher Robin, Buzzcocks and The Undertones”. Fin qui tutto chiaro no? Negli Stati Uniti nacquero sulla scia della K Records molte più etichette rispetto al Regno Unito. Si ricordano allora Bus Stop (definita come “the american Sarah Records”), Picturebook, March Records, Harriet, l’ottima Slumberland e la Minty Fresh che prediligeva importare i gruppi scandinavi. In quegli anni non era difficile trovare in quegli “ambienti” persone che giravano con magliette con su scritto “Twee as Fuck” o “Twee Fucker”. Proprio da una scritta di queste – “Twee As Fuck” – è nata da qualche anno a Londra una serata itinerante che ha come tema centrale proprio la musica twee pop. Ben presto si creò un mondo quasi a parte. I popgeeks avevano fanzine specializzate  – come l’ancora in attività Chickfactor, nata a Washington nel 1992 con un’intervista ai Wedding Present, che oggi però riporta come sottotitolo “the official lifestyle manual of swedish clubpop, french nerds, soft-rock yanks, and extra reverb” – festival, siti (il prezioso twee.net), mailing list e quant’altro. Non fu solo un fenomeno circoscritto alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti. La nostra storia non sarebbe completa, infatti, se non includessimo di diritto la Nuova Zelanda riconducibile alla Flying Nun Records (vi prego riscoprite i Bats e i Clean, tanto i Chills li conoscete no?) e l’Australia della Summershine Records (tra le tante meteore occorre segnalare Sugargliders, Velvet Crush e Velocity Girl). In Europa, solo più recentemente, e quindi fuori da questa analisi dell’originale movimento twee appare la spagnola Elefant Records, meglio inquadrabile come indie pop e dunque meritevole di un capitolo a parte sul genere in questione, che ci porterebbe senza dubbio a viaggiare verso la Svezia e lande limitrofe. Ma questa sarebbe un’altra storia. Che purtroppo oggi viene erroneamente e superficialmente mescolata a quello che accadde nella seconda metà degli anni ’80.

Matt Haynes tanti anni fa dichiarava su una fanzine riguardo i Talulah Gosh: “Were loathed to an absurd, hysterical extent by people who basically couldn’t handle the idea of women being in a band and yet not conforming to stereotypical ‘rock-chick’ roles or simpering at the mic-stand in various states of undress… So they were labeled cute and twee… People who use ‘cute’ and ‘twee’ as insults because they’re uncomfortable with us being un-rock’n’roll and non-macho say more about their own insecurities and traditional reactionary attitudes than they do about us”. Meditate. Meditate gente.

Da più parti additati come miglior band twee pop di sempre, i Field Mice di Mitcham (al sud di Londra), nacquero dall’incontro tra Rob Wratten (cantante del Surrey) e il batterista Mark Dobson. I Field Mice sono considerati gli ultimi, autentici, unici “indie tweeness”. Dopo di loro, i successori, furono infatti quasi tutti derisi dalla stampa specializzata per alcune cause che abbiamo sopra raccontato. Acustici, pastorali, corali. I Field Mice, completati dal chitarrista Harvey Williams che arrivava dagli Another Sunny Day, esordirono nel 1988 con il 7″ ‘Emma’s House’ edito ovviamente dalla Sarah. Una discografia frastagliata, il mini LP ‘Snowball’ (per niente trascinante) e quindi agli albori degli anni ’90 l’arrivo della chitarrista/tastierista Annemari Davies – che all’epoca era la compagna di Wratten – e del bassista Michael Hiscock. Il successivo mini ‘Skywriting’, seppur più musicalmente avventuroso, non riesce a convincere i critici. E neanche la cover di un loro brano (‘Let’s Kiss And Make Up’) realizzata dai nascenti Saint Etienne riesce a lanciare il quintetto. Dopo l’onesto lavoro ‘For Keeps’ il gruppo si scioglie (1991). Conseguentemente ad un brevissimo periodo a nome Yesterday Sky i nostri si riformano come Northern Picture Library editando l’album ‘Alaska’ (assolutamente da avere) ed un non utile EP nel 1994, anno in cui la relazione tra Wratten e la Davies termina. Finisce così anche questa parentesi. Nel frattempo dalle ceneri della Sarah Records è fiorita la Shinkansen ed è proprio sulla nuova label che esordiscono i Trembling Blue Stars, inizialmente costituiti dal solito Wratten e da Ian Catt che proprio dei Saint Etienne era l’arrangiatore. Una storia quella dei TBS che continua tutt’ora.

Il secondo e ultimo riflettore lo vogliamo accendere sui più volte citati Talulah Gosh che per molti seguaci del genere rimangono, forse, l’esempio massimo dell’essere twee pop. L’anno è il 1986. La città è Oxford che di lì a poco (appena due anni dopo) avrebbe dato i natali agli Dei shoegaze Ride. Peter Momtchiloff, Elizabeth “Pebbles” Price, Amelia “Marigold” Fletcher, il fratello Mathhew e Robert Pursey quest’ultimo poi sostituito da Chris Scott. Nasce così la storia di questa singolare band che prende il nome da uno stralcio di un’intervista rilasciata al NME da Clare Grogan (Altered Images). Il debutto è una trovata. Pubblicare simultaneamente due singoli (‘Beatnik Boy’ e ‘Steaming Train’). L’anno è sempre il 1986 e la label è la piccola 53rd & 3rd di Edimburgo. Anorak boys and girls. I Talulah Gosh impastano il guitar pop dei Velvet Underground con le melodie ’60 delle Shangri-Las. Nel 1987 la Pebbles esce per formare i Carousel e al suo posto arriva la londinese Eithne Farry con la quale danno alle stampe l’ironico album (nel titolo) ‘Rock Legends Vol. 69’. Dopo un altro paio di 45 giri, nel 1988, si sciolgono. Scott e la Eithne formano i Saturn 5, Momtchiloff raggiunge i Razorcuts e la Fletcher realizza un singolo solista prima di fare la guest su alcune cose dei Wedding Present e dei Pooh Sticks. Nel 1990 tornano sotto mentite spoglie. Cioè a nome Heavenly firmando per la Sarah Records. Il vero e proprio debutto del 1992, ‘Le Jardin De Heavenly’, che segue il discreto mini ‘Heavenly VS. Satan’ non ha la forza di penetrare nel cuore degli indefessi fan del gruppo. Ma nel 1997 il batterista Matthew Fletcher si toglie la vita all’età di 27 anni. Gli Heavenly decidono di cambiare nome in Marine Research. Ci sono gli “originali” Amelia Fletcher e Peter Momtchiloff a tirare avanti la band e a non far morire l’idea e il sound twee pop. Nel 1999 la K Records edita ‘Sounds From The Gulf Stream’. Ma alcuni dissidi interni portano alla decisione di cambiare per l’ennesima volta il nome al gruppo. La Fletcher sceglie Tender Trap moniker che riprenderà solo nel 2002. Prima infatti la stessa Amelia con Rob Pursey raggiunge per un breve periodo gli Sportique mentre Momtchiloff i Would-Be Goods con l’ex-Razorcuts Gregory Webster. Proprio nel 2002 arriva l’esordio dei Tender Trap. Rob Pursey e il Dj Downfall (già nei precedenti Marine Research) fanno uscire l’ottimo misconosciuto ‘Film Molecules’ che vi consigliamo vivamente.

Come consigliamo di diffidare sempre dalle imitazioni, dagli approssimativi accenni storiografici che trovate su e giù per il tentacolare web, dalle cose scritte da gente che ha ascoltato solo un decimo della musica di cui tratta e si vanta. Un piccolo speciale, questo, su un genere culto, di nicchia, che ha ammaliato i cuori e smussato molta dell’adolescenza del periodo. Uno speciale sul Twee Pop. Che andava contro l’idea di “cool”. L’idea di “trendy”. L’idea di “alla moda”. Meditate.

Emanuele Tamagnini

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