TV On The Radio @ Circolo degli Artisti [Roma, 2/Settembre/2006]

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C’erano circa sette motivi per varcare la porta del Circolo degli Artisti. Per non tediarvi inutilmente basterà dichiarane uno solo: i TV On The Radio sembravano su disco un gruppo al di sopra della media. Valida chance, dunque, per testare direttamente l’effettivo peso artistico di un quintetto nato recentemente (2001) e schizzato in fretta nella ristretta cerchia delle band culto da amare incondizionatamente. Soprattutto per l’estrazione colta dei nostri. Quattro colored + 1 bianco. Un cuore che pulsa grazie al sangue dei leader Tunde Adebimpe e David Andrew Sitek. Il primo cantante, pittore, attore e graduato alla New York City Film School (suo il clip di “Pin” degli amici Yeah Yeah Yeahs), il secondo chitarrista, pittore e produttore (vedi Liars, Celebration ed il debutto degli amici di cui sopra). Con loro il simpaticissimo orso barbuto Kyp Malone, chitarrista, attore a tempo perso e presenza afro suggestiva ed imponente. Infine una sezione ritmica con i fiocchi a chiudere la Brooklyn connection. Estimatori deluxe: David Bowie (che nell’ultimo lavoro canta in “Province”), Trent Reznor (che li ha voluti a supporto dei suoi NIN) e Peter Murphy con i quali sono stati protagonisti di un recente programma radiofonico.

La serata è calda. Caldissima. Il Circolo esaurito. Il sabato congestionato. Ad aprire lo show ci pensa una sconosciuta formazione belga – White Circle Crime Club – che viaggia su latitudini noise/shoegaze poco avvezze a destare attenzione tra i primi astanti distratti. Meglio passare al bancone del bar per sorseggiare un hot juice alla pera in mancanza di sano e fresco tamarindo on the rocks. Si incontrano amici. Tanti. La salivazione raggiungerà però lo zero assoluto solo quando, poco prima della mezzanotte, saliranno sul palco gli attesi protagonisti. Larghi sorrisi ed una simpatia “fisica” sono le caratteristiche che rompono il brusio della sala affollata in ogni ordine di millimetro quadrato. La partenza viene lanciata dal brano che chiude il nuovo complesso lavoro. “Wash The Day” rompe quindi gli indugi. Sitek è posizionato di profilo. Sembra una versione palestrata di Rivers Cuomo. Sputa e canta ogni pezzo battagliando con il suo ampli e le sue deliranti svisate di feedback. La voce di Adebimpe dal vivo si distacca da quella che fuoriesce su disco così “poeticamente” vicina a Peter Gabriel. E’ più profonda. Coinvolgente. In un paio di circostanze fa tornare alla mente il possente Corey Glover (Living Colour obiouvsly!). La scaletta alterna brani dall’eccezionale (vero) debutto – “Desperate Youth, Blood Thirsty Babes” – a quelli di recente uscita. La bowiana “Province” scatena i primi boati che vengono replicati per il nuovo rutilante singolo “Wolf Like Me”. E’ un ammaliante crescendo che avrà l’acme emotivo allo scoccare della prima ora. I movimenti dei nostri sono ritmici, tribali, compressi in un trip che testimonia come sia chimicamente esplosiva l’alchimia di una band che appare in stato di grazia terrena. Arrivano dalle retrovie anche “Young Liars” e “Satellite” che anticipano il finale che non può non riservare “Staring At The Sun”, chiamata a gran voce anche da una deliziosa giovane coppia di fan americani che ho avuto il piacere di sopportare per tutta la durata dello show. Rientrano dopo qualche minuto per consegnare un bis diluito. Liquido. Rarefatto. Forse troppo. “Blues From Down Here” e “Bomb Yourself” a chiudere una narrazione di un suono ambizioso. Che nasce e si alimenta tra il mondo dei neri e la musica dei bianchi. E viceversa. Culture che si fondono. Il tutto torna musicale. Coacervo di hip trip hop, elettronica dubbata, misture soniche laccate anni 90, echi urbani e talento autentico. C’erano sette motivi per assistere a questa esibizione. All’una e mezza di domenica 3 settembre erano diventati settecento.

Emanuele Tamagnini

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