Tuxedomoon @ Spazio 211 [Torino, 17/Novembre/2007]

410

“Dalle nuove musiche al suono mondiale” titola la rassegna che include il concerto di questa sera, e a definire “nuova” la cosiddetta new wave, nata cresciuta e praticamente defunta già da trent’anni ci va del coraggio. “Nuova”, tuttalpiù, potrà essere la vita artistica che i Tuxedomoon hanno intrapreso, dato che oggi i visitatori sembrano davvero venire dalla Luna. Completamente avulsi dal caos musicale che affolla il pop terrestre e tantopiù da quello della California, che ha dato loro i natali, dall’alto del proprio satellite sembrano aver sottratto a noi comuni mortali soltanto quanto di più alto abbiamo prodotto: un quartetto d’archi, i fiati di una jazz band di New Orleans, le musiche per un film western e la voce romanticamente baritona di quelli che un tempo si chiamavano cantanti confidenziali.

Al trentesimo anniversario di questa vita d’autarchia stilistica, un concerto dei Tuxedomoon assume i contorni del piccolo evento. Questo pubblico silenzioso supera di almeno quattro volte il contenuto abituale dello Spazio 211: molti dei presenti non vedono un club rock da decine d’anni, altri hanno l’aria elegante dell’abitueè dei locali jazz e nessuno di questi sembra più fuori posto quando la band attacca a suonare. L’atmosfera è proprio quella di un concerto jazz sperimentale non fosse per la continua e giocosa interazione verso il pubblico da parte di Steven Brown e del suo discreto Italiano. L’attitudine anarcoide sotto gli abiti da sera rischia di distrarre e di far passare inascoltate in questa fascinosa bolla comunicazionale le migliaia di differenze che invece intercorrono tra una proposta e l’altra. Laddove questo brano può ricordare i colori della fusion strumentale, il seguente assomiglierà a una sorta di ballata per violino e sassofono, e quello dopo ancora sarà un pezzo di post punk, magari in lingua spagnola… c’è poco di uniforme e pochissimo di “facile” nella loro esibizione, eppure i californiani godono di un’accoglienza degna delle rockstar miliardarie. Persino le suite semi-improvvisate da sette minuti e più, che solitamente mettono a sedere anche le teste più calde, qui strappano applausi e ululati d’entusiasmo.

Ma una porzione dell’evento consiste nel modo di porsi, che va ben oltre la questione strettamente musicale: un tecnico luci tutto particolare si occupa infatti della controparte visiva, tappezzando pareti e facce degli stessi colleghi musicisti con la proiezione di immagini surreali e trasformando se stesso in un pierrot dalla mimica lunare (appunto) per ricreare, passo dopo passo, le coordinate ideali della Luna in Frac. Ripensandoci ora, più che sotto “Musica nuova”, quella dei Tuxedomoon sarebbe meglio catalogabile dalla seconda parte del titolo, come Suono dal Mondo. Da un altro Mondo.

Simone Dotto

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here