Tuxedomoon @ Festival Mediterraneo [Genova, 3/Luglio/2008]

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Vado sempre con piacere a Genova. E’ la mia città. L’occasione è una serata del Festival Mediterraneo. I concerti si svolgono sotto un tensostruttura aperta nel porto antico, praticamente sul mare, con alle spalle del palco il più bello e grande Centro Storico del mondo. In programma ci sono i Tuxedomoon… sono qui per questo. Genova è una citta adatta per un concerto dei TM, c’è il mare innanzitutto, c’e’ l’idea del PARTIRE e del TORNARE, che è una costante della loro musica e direi anche della loro VITA; l’aspettativa romantica c’è tutta. La prima sorpresa è che non ci sono molte persone (alla fine saranno un migliaio i presenti). L’attesa è gradevole perchè ad esibirsi, per circa 40 minuti, c’è un percussionista single indiano, Trilok Gurtu, che coinvolge il pubblico e lo invita a partecipare alle sue performance ritmiche, anche se il dubbio di essere trattati un po’ da foche ammaestrate (con tutto il rispetto del caso per l’animale antartico) ogni tanto mi assale… ma va bene così, intanto dopo ci sono i Tuxedomoon. La pausa è breve, il tempo scarso di una birra… 22.30… arrivano loro e cominciano subito dopo un “buonasera” stentato; sul palco c’è l’essenziale: i musicisti, gli strumenti, poche luci e lo schermo dove appaiono video-filmati che vivono in simbiosi con la loro musica per tutto il concerto. La partenza è caratterizzata da un’acustica un po’ impastata, problema al quale verrà posto man mano rimedio. Peter Principle ha sul groppone tutta la parte ritmica ed è un vero gran bel ascoltare (inconfondibile il suo suono gutturale); a dire il vero anche i fiati di Luc van Lieshout e Steven Brown ed il violino di Blaine Reininger fanno capire che i manovratori sono dei musicisti con la M molto Maiuscola… esecuzioni perfette, soprattutto brani del loro ultimo ‘Vapour Trails’; aspetto il decollo dell’anima da un momento all’altro, ma solo con la struggente ‘Muchos Colors’ si stacca dal corpo e comincia un viaggio troppo breve per essere convincente. ’Still Small Voice’, ‘Big Olive’, qualcosa di ‘Cabin In The Sky’, vanno via lisci senza nulla togliere e soprattutto senza nulla aggiungere all’esecuzione che troviamo su disco… forse deve essere così… ma da un gruppo così tecnicamente abile, così pieno di storia ed esperienza è lecito, credo, aspettarsi un po’ più di vigore e sentimento; per carità esecuzioni da 10 e lode, per come mi sono arrivate all’orecchio, ma il problema è che una volta arrivate dall’orecchio al cervello non riescono a scendere più giù: insomma un po’ freddini questi Tuxedomoon… ma l’affetto per la loro musica e il loro PERCORSO restano intatti. Vado via con la testa troppo pensante e col cuore poco pulsante e non è quello che ci si aspetta da una serata come questa. (suonato un’ora e un quarto)

Giacomo Crosa

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