Turin Brakes @ Chiesa Evangelica Metodista [Roma, 14/Aprile/2016]

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Esattamente un mese prima di questo concerto venni a conoscenza, tramite un gruppo Whatsapp, della dipartita di Riccardo Garrone, attore ricordato per un memorabile ruolo nel primo ‘Vacanze di Natale’ e per la dimenticabile serie di pubblicità Lavazza, nelle quali interpretava San Pietro. La reazione dei miei amici fu unanime: Ma non era già morto? Non c’era humour nero nelle loro reazioni, ma un vago ricordo del passaggio a miglior vita di un suo omonimo, presidente della ERG e della squadra di calcio della Sampdoria, avvenuto pochi anni prima. Un mese dopo, parlando del fatto che avrei passato la serata al concerto dei Turin Brakes la reazione non è stata poi dissimile: Ma ancora suonano? La risposta, affidata ad un’emoticon, il moderno strumento per tagliare corto senza risultare sgarbati, racchiudeva la voglia di non perdere tempo, evitando di lanciarsi in un discorso profondo con chi, per attitudine o disattenzione, non è a conoscenza di alcune dinamiche del mondo della musica. Alcuni artisti sono eclettici. Cambiano nome, look, genere musicale. Si adattano alle mode del momento, mutano per ampliare la propria fan base, tentano disperatamente di ricollocarsi nel panorama musicale, bisognosi delle attenzioni di pubblico e critica, intenti a ricercare nuove soluzioni per arrivare/tornare in vetta, a costo di risultare patetici. Poi ci sono quelli ai quali, di tutto ciò, non frega niente. Non cercheranno svolte, manterranno la loro identità e il rispetto di chi è disposto ad apprezzarli per quelli che sono sempre stati e continuano a essere. È quest’ultima la chiave di lettura per spiegare i Turin Brakes, emergenti e adorati ai tempi del New Acoustic Movement, categoria nella quale sono stati inseriti insieme ai Kings of Convenience, intorno all’anno 2000, nonostante abbiano sempre dichiarato di non sentirsene parte. A loro, di tutto quello che gira intorno al music business, non è mai interessato nulla, nonostante siano una delle poche band indie ad aver superato il milione di copie vendute. Hanno passione e voglia di suonare insieme, ma quando mostrano, come in alcuni brani dell’ultimo disco, ‘Lost Property’, che sono capaci di fare anche altro, dalle virate al rock alle incursioni nel campo della psichedelia (‘Hope We Make It’), risultando persino credibili e capaci, gli vorremmo dire Non ce n’è bisogno, siete stati bravi, ma ora tornate ad essere voi stessi.

L’ultima sortita romana della band fu in un locale che non esiste più, cancellato dalla malagestione, ma che nonostante il suo finale inglorioso era il nostro preferito. È come quell’amico che ti ha fatto una carognata e ti ha portato a perderlo di vista dopo un mucchio di anni passati insieme, ma i momenti belli passati insieme te li ricordi lo stesso, con nostalgia. La Chiesa Evangelica Metodista è invece il nuovo che avanza. La location romana più affascinante, con l’organizzazione puntuale dei ragazzi di Unplugged in Monti, Cut Press, Triste, attenti a ogni minimo dettaglio. Dall’orario d’inizio dei live, comunicato con largo anticipo e sempre rispettato, nei limiti del possibile, fino alla vendita dei biglietti, dove non ci sono rischi di overbooking. È per questo che nonostante il sold out saremo comunque comodi e non sentiremo il fiato del vicino sul collo. Ciliegina sulla torta la garanzia di uscire dalla sede del live entro un orario certo e mai troppo da nottambuli. Visto che qui la musica c’è quasi unicamente nei giorni feriali, questo dettaglio facilita non poco le nostre vite mattutine. La prima tappa delle quattro che i londinesi affronteranno nello Stivale viene aperta da Dog Byron, storyteller romano che non scalda i nostri cuori né accarezza le nostre orecchie. I Turin Brakes salgono sul palco poco dopo le 21.30 e si presentano con quella che ormai da alcuni anni è la full band per i live, composta da quattro elementi, con due aggiunte rispetto alle origini. I due fondatori, conosciutisi sui banchi della scuola di cinema, erano Olly Knights e Gale Paridjanian, entrambi alle prese con chitarra e voce, con una prevalenza di Knights per gli episodi vocali. Saranno sempre loro a intrattenere gli spettatori nelle pause tra un pezzo e l’altro. A completare la band ci sono, come al solito, Eddie Myer e Rob Allum, rispettivamente a basso e batteria. Saliti sul palco dettano subito la linea: in questa scaletta ci sarà molto del nuovo disco, quindi l’apertura verrà affidata a ‘Lost Property’, title-track del lavoro più recente. Altri episodi piacevoli tratti dal nuovo lavoro saranno i singoli ’96’ e ‘Jump Start’. Tra gli spettatori, le facce hanno i profili ricchi di carattere di chi ha una lunga storia da raccontare, non i volti ancora da plasmare degli adolescenti. La precisa scelta dei Turin Brakes di rimanere fedeli a se stessi non ha avuto appeal sulle nuove generazioni, ma loro non sembrano curarsene. I volumi sono più alti rispetto ai loro standard, ma non ci rovinano l’esperienza, mentre il nostro amico e vicino di posto sbuffa, rimpiangendo i tempi in cui si presentavano sul palco in due e preferivano il Quiet al Loud. Nonostante i molti pezzi tratti dalla produzione recente, ci sarà spazio per un momento revival, con i loro brani più celebri, in chiusura della scaletta regolare: ‘Fishing For a Dream’ e ‘Long Distance’ manderanno in visibilio i presenti. Poco prima assisteremo alla stucchevole retorica di Olly, che si dilungherà sull’inutilità dell’encore, utilizzando le medesime parole di ogni live precedente ai quali abbiamo avuto modo di assistere. Di pari passo con l’aggiornamento della scaletta, sarebbe opportuno rivisitare il repertorio delle chiacchiere col pubblico. Gli spettatori faranno saltare il banco, decidendo di prendere in parola il cantante ed acclamare la band per farla rientrare non una, ma due e tre volte, per un totale di altri cinque pezzi. Il momento più piacevole di questa mezzora extra ci sarà quando i quattro membri eseguiranno un pezzo sotto al palco, all’altezza del pubblico, cantando senza microfono e suonando davvero unplugged. Il clima che si creerà sarà davvero speciale, col silenzio religioso – è proprio il caso di dirlo – del pubblico durante il brano, interrotto solo dai battiti di mano durante il ritornello. Il pepe è sulla coda e ci mostra che i Turin Brakes sono ancora divertenti, divertiti e in salute. Chissà se potremmo dire lo stesso di quelli che li davano per morti.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore

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