tUnE-yArDs @ Teatro Quirinetta [Roma, 9/Novembre/2014]

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Con ‘Nikki Nack’ Merrill Garbus e il suo progetto tUnE-yArDs hanno raggiunto la definitiva consacrazione dopo l’ottimo ma ormai stilisticamente distante esordio ‘Bird-Brains’ e il secondo, stupefacente ‘Whokill’. La critica continua ragionevolmente a spendere parole al miele per la cantante originaria del New England, ma sono soprattutto colleghi e pubblico a destinarle meritati attestati di stima e affetto. Non è un caso che, per il ritorno capitolino di tUnE-yArDs a qualche anno di distanza dall’esibizione al Lanificio, il centralissimo Teatro Quirinetta si presenti bardato a festa con una più che buona cornice di pubblico. A dare il via alla serata ci sono i romani Boxerin Club, per i quali più volte abbiamo espresso lodi su queste pagine. Per l’occasione, i cinque presentano uno special set interamente acustico che si svolge – gradita sorpresa – per strada dinanzi all’ingresso del Teatro prima e quindi al suo interno. A coadiuvarli Ambra, violista del Trio Improvviso. Un nutrito gruppo di passanti e di avventori della serata ha potuto ascoltare le contagiose ‘Hedgehogs’ e ‘Clown’ direttamente in Via Minghetti, prima che il resto del set proseguisse con ‘Northern Flow’, ‘Golden Nose’ e ‘Black Cat Serenade’ dentro la venue, sempre e rigorosamente senza l’ausilio di amplificazione, con il pubblico seduto sul pavimento in legno. Un’introduzione divertente, rilassata e in perfetta sintonia con il mood della serata. Buskin’ Boxerin.

Poco prima delle 23 Merrill Garbus fa il suo ingresso sul palco accompagnata dalle due coriste Jo Lampert e Abigail Nesser-Bengson. Le tre donne, truccatissime in viso e variopinte nell’abbigliamento, intonano a cappella ‘Rockin’ Chair’, evocativo brano tratto dall’ultimo album, dalle evidenti influenze afro. Subito è possibile apprezzare l’incredibile timbro vocale della Garbus e, soprattutto, la sua incredibile potenza se comparata alle alte tonalità raggiunte. Una voce che non mostrerà nessun cedimento e che continuerà a sorprendere per l’intero corso dell’esibizione. Con l’arrivo del bassista Nate Banner – compagno della cantante – e della percussionista Dani Markham il concerto entra nel vivo. È ovviamente ‘Nikki Nack’ il protagonista indiscusso della scaletta. L’intera proposta è incentrata sulle linee vocali di Merrill da un lato e sul dualismo basso/percussioni dall’altro. C’è la black music più moderna, c’è la vecchia scuola del funk, c’è il dub jamaicano, c’è soprattutto l’Africa di Fela Kuti, Tony Allen. Un calderone world che non perde mai di vista il pop e che, nel contempo, sa giocare con la complessità. Un’attitudine onnivora verso influenze disparate che non si perde mai nell’etno-citazionismo spicciolo. Ciò che più meraviglia, in Merrill Garbus, è la sua naturalezza nel gestire con padronanza voce, loop e ritmi senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: smuovere il pubblico. Pezzi di ‘Whokill’ come ‘Gangsta’ o ‘Powa’ ricordano quanta sorpresa ci fosse stata nella scoperta di quell’ottimo disco. Dell’esordio, invece, viene eseguita la sola ‘Real Live Flash’, già allora pecora nera nell’economia dell’album: rare le occasioni per prendere in mano l’ukulele, ben poco è rimasto dell’attitudine lo-fi tanto acclamata all’epoca. Anche dal vivo, Merrill Garbus è un’artista che non ha paura di osare e di superarsi, vivendo la perfomance con compostezza e senza manie di grandeur ma con la consapevolezza di potersi permettere (quasi) tutto. Dalla sua, d’altronde, ha anche un pubblico che non manca di acclamarla costantemente, apprezzando anche i suoi bislacchi tentativi di parlare in italiano. Merrill bambina e donna gioca, seduce, commuove. ‘Left Behind’ è l’unico prezioso bis di un’esibizione ineccepibile. Ecletticità, coraggio, colore, gusto, impatto: le parole-chiave di una variopinta e travolgente creatura chiamata tUnE-yArDs.

Livio Ghilardi

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