tUnE-yArDs @ Lanificio 159 [Roma, 3/Marzo/2012]

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L’incontro tra due mondi per niente distanti a guardar bene. Merrill Garbus figlia costiera di due continenti. Dal natio New England alla scommessa della California più tormentata (Oakland), in linea semi-equatoriale con l’Africa degli studi di gioventù, il Kenya e la cultura-il Kenya e la lingua Swahili assorbita fluentemente. Multicromia, multiformità, multistrumentalità, multietnica tUnE-yArDs, multistraticità dai colori sgargianti usciti fuori da un magazzino di American Apparel, così si presenta accompagnata dai personal trainer Nate Brenner al basso (un incrocio tra il Pachanga al fianco-contro Carlito Brigante e le vecchie cariatidi di Kiss Me Licia) e da una sezione sassofonopercussiva composta dai redivivi Gemelli Ruggeri (sembra). Piccolina all’apparire e all’essere, una sorta di pappagallina (piumata sulle spalle), che propone praticamente ad ogni inizio di brano la personale suggestiva vocale, che riporta alla terra dei neri, come se volesse sempre ricordare quanta fatica e sofferenza ci sia voluta per ottenere LA-LIBERTA’, di un popolo, delle idee, dell’anima. “It made me feel that it’s important to be conscious and conscientious of our behavior that we put into the world, and that’s really influenced my music”.

Atipica in un mondo tipico, quello musicale, se è vero che il teatro è/stato il suo amore collegiale, se è vero che i bambini e l’insegnamento sono stati il sostentamento, se è vero che il primo album ‘Bird-Brains’ è stato pubblicato in sordina dalla piccola Marriage Records di Portland con un packaging del tutto particolare. Spaesamento solo a parole se è vero che i fatti raccontano poi dell’interessamento della 4AD, del coinvolgimento con i canadesi Sister Suvi (dove troviamo anche Patrick Gregoire degli Islands), se è vero che il suo originale patchwork di loops in breve tempo è riuscito, confermandosi con il recente ‘whokill’, a penetrare nelle membrane dell’hype più virulento (dal quale è impossibile uscirne vittoriosi) come è ben testimoniato dalla serata romana nel quartiere Pietralata. Quello che colpisce da subito della Garbus (guarda video) è la straordinaria capacità di giocare con la propria voce, portandola tra effetti e piccoli artifizi, ad essere l’assoluta (o quasi) protagonista della performance. Che nella prima parte è derivazione Benga (basso e percussioni) a braccetto con influenze zouk, congolesi e funk, ibrido trascinante solo a tratti, meglio quando arrivano ‘Gangsta’ (riferita alla sua vita nella già citata Oakland – “I mean, Sly And The Family Stone and MC Hammer are from there, so it can’t be a bad place to be”) e ‘Bizness’ autentici “singoli” maturi, completi e per fortuna non complessi. Nella breve esibizione di circa tre quarti d’ora piace dunque più la parte finale. Senza freni e richiami alla fertilità della terra e del buon Dio, lasciandosi andare fuori dalla eccessiva tribalità, aprendo un siparietto durante il quale confessa che riponeva poche aspettative sulla quantità di pubblico (circa cinque persone) ma soprattutto quando rivela che gli anni oggi diventano 33. Pronta sul palco ecco arrivare allora una tortina con tanto di candelina e immancabile l’accompagnamento “Happy Birthday” (guarda video). Finale con un paio di bis che seguono a ruota il segmento di festa e ultimi saluti prima dell’arrivederci. Potremmo discutere sull’eccessivo entusiasmo generato da quest’artista, curiosa, ingegnosa, acuta, finanche scaltra e di talento innaturale, ma certo è che tUnE-yArDs va soprattutto ricercata tra le parole vivacità, freschezza, brio ed effervescenza. Non poco dopotutto.

Emanuele Tamagnini

[Produzione: Ausgang & DNA Concerti]

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