Trust + Dirty Beaches @ Circolo degli Artisti [Roma, 29/Maggio/2013]

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Seconda preview del Pop Circus Festival in quel del Circolo degli Artisti, dopo la serata precedente che ha visto esibirsi il francese College e l’inglese Deptford Goth. Oggi è il turno del Canada 2.0, con il synth-pop dei Trust da Toronto (da non confondere con la metal band francese degli anni ’80, nota per esser stata coverizzata dagli Anthrax con ‘Antisocial’) e il lo-fi psichedelico e deviato di Dirty Beaches, nome d’arte di Alex Zhang Huntai, taiwanese di nascita ma di base a Montreal. Due artisti che negli ultimi anni hanno fatto parlare molto della loro musica, con grande plauso di critica e pubblico. Arrivo al beneamato Circolo intorno alle 22 e, come prevedibile, non c’è una grande affluenza. La concomitanza dei concerti di My Bloody Valentine all’Orion e Daniel Johnston all’Angelo Mai si è sicuramente fatta sentire, per quanto all’inizio dei concerti la sala sia comunque piena per metà. A differenza di quanto era stato annunciato da più parti, primo a salire sul palco è Dirty Beaches, accompagnato dai fidi Shub Roy e Bernardino Femminielli. Voce/chitarra, drum machine e synths vari per un’esperienza che definire psichedelica è a dir poco riduttivo, vuoi anche per l’effettiva vena lisergica e intrippante del nuovo doppio concept album ‘Drifters/Love Is The Devil’. Suoni ripetuti allo sfinimento, una voce malata che sembra provenire dalle viscere di un’altra dimensione sebbene il fatto di avere Alex di fronte confermi che lui sia fisicamente lì, nonostante ciò che ti vuole far credere. Un set immaginifico, incentrato principalmente sull’ultima opera, che termina in sordina con un brano strumentale dopo quaranta minuti, senza nemmeno rendersene conto. Così, senza dover troppe spiegazioni a nessuno. Come un Elvis Presley di Taiwan in preda a un rito voodoo nella New York del periodo no wave. Sicuramente un concerto non digeribile per tutti i palati, ma che convince il pubblico accorso al Circolo.

I 20 minuti scarsi di cambio palco sono allietati dalle note del dj Nicola Casalino di FSNCPS e dall’annuncio dei primi quattro nomi della line-up del Pop Circus vero e proprio, previsto per martedì 9 luglio in una location ancora segreta: Major Lazer, Mount Kimbie, Zebra Katz e Kindness. Tanta roba, insomma, che conferma le già ottime premesse. Alle 23.30 in punto giunge il momento degli attesissimi Trust. Per l’occasione, il duo composto da Robert Alfons (voce) e Maya Postepski (synth, nonché membro degli Austra) si fa accompagnare da una batteria live, i cui suoni vengono comunque filtrati dai synths. Come ovvio, l’ottimo esordio ‘TRST’ viene saccheggiato in lungo e in largo e il risultato è incredibile, vista la mole di potenziali singoli annoverati in quell’album. Una proposta immediata e per nulla banale, che riesce a far breccia con facilità nelle nostre orecchie. Il pubblico danza e si scatena, saltando insieme a Robert, il quale concede solo qualche sparuto “thank you” ogni tanto. Stop, fine della loquacità, ma è la musica che deve parlare. Il synth-pop dei Trust si conferma variegato e minimalista anche live, con quei suoni algidi d’altri tempi ricompattati in un mix ora ammiccante ora sognante. Da ballare, ma non solo. Peccato che i volumi non siano altissimi, altrimenti la resa sarebbe davvero molto potente. D’altronde, però, i tappi per le orecchie erano più adatti in un’altra venue romana stasera. A fine concerto, in ogni caso, mi sento stranamente stordito. Chiamalo se vuoi synth pop, ma l’impatto della proposta è tutt’altro che innocuo. E se questa è solo la preview, il 9 luglio ne vedremo davvero delle belle

Livio Ghilardi

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