Tristesse Contemporaine: la città vibra di tristesse sintetica e cosmopolita ma l’inferno è l’altra gente.

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Le grandi città è risaputo brulicano di gente proveniente da ogni dove, che cammina freneticamente non si sa verso quale lavoro o verso quale piacere, i cui occhi si incrociano raramente, magari solo per un fuggitivo sguardo prima di scendere dalla metro o prima ancora di attraversare la strada. Succede però a volte che il destino trovi proprio nell’anonimo spazio metropolitano il terreno più fertile al suo ironico gioco, ed ecco che inspiegabilmente a Parigi uno svedese, una giapponese e un inglese di origini jamaicane si ritrovano insieme per dar vita più che a un disco, ad un insieme di sonorità electro minimal decisamente figlie dello spirito del tempo. In realtà sotto la luce del sole nulla di nuovo, ma in fondo se la società non evolve non è certo colpa dell’artista che la ritrae. Così Tristesse Contemporaine con il loro omonimo album, pubblicato nel marzo scorso sotto l’etichetta francese Pschent, offorno con solo 8 tracks, una panoramica più che esaustiva di quanto trasuda dal mondo urbano attuale: minimalismo stumentale come credo di fondo, basi sintentiche ridondanti a rimarcare ossessivamente claim del genere “I didn’t know”,  brani di una superficialità probabilmente voluta e con allusioni esplicite all’esistenzialismo più ateo e di seconda generazione, come nel caso del pezzo chiave ‘Hell lis other people’, chiaro omaggio ai “Huis clos” di Sartre. Si potrebbe parlare ora delle influenze del trio che vanno dall’ormai abusata Joy Division cold-wave ad un misto trip-hop alla Portishead, ma la musica, e soprattutto quella figlia del tempo, richiede l’ascolto immediato e diretto. Quindi per questa volta mi fermerò qui. Le mie parole non servirebbero più a gran cosa, spetta ora solo alle orecchie e al cuore del destinatario immergersi nel fantasma dello spirito del tempo presente e sentirsi più o meno coinvolto, più o meno chiamato in causa.

(Tristesse Contemporaine, album ‘Tristesse Contemporaine’, Pschent, Marzo 2012) Myspace

Daniela Masella

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