Trésors: il tesoro nascosto dell'underground francese

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Ricordo di averli incontrati qualche tempo fa in un posto veramente underground della Parigi non per bene il Garage MU e alla domanda “perché avete deciso di chiamarvi proprio Trésors?” risposero con un ghigno tra l’ironico e il sarcastico dicendo che la cosa gli ricordava come una  vecchia nonnina che chiamava a se i propri nipotini usando appunto l’appellativo di “tesori”. Ricordo che rimasi un po’ interdetta e stupida visto i titoli epico-drammatici scelti per i loro album (‘Missionnaires’, ‘Visionnaires’) e visto il loro synth suonare gradevolmente ostile e cupo, senza alcuna via di uscita. Ma questa la beffa e la sana quanto affascinante contraddizione del francese savoir vivre: da un lato ostilità e severità, dall’altro mito del fanciullino e sensibilità. Ed eccoli riapparire di nuovo sul finire dell’anno appena concluso, con un singolo che più che un pezzo synth al pari della loro altezza e potenzialità sembra essere un esperimento cinematografico: ‘Pleine de Lune‘. Del bene e della qualità c’è senza dubbio anche qui ma per apprezzare al meglio l’originalità di questo duo del sottobosco francese bisogna scavare più in profondità e passare in cuffia  pezzi che probabilmente rimarranno in testa per giorni, se non settimane. Ossessione numero uno: ‘Roman Polansky‘, anno 2012, album ‘Missionaires’, etichetta Desire Records. E si è sin da subito di fronte al miracolo delle cose perfette: suono e canto si confondono in un unica base coerente ed omogenea, la tonalità della voce segue il distorcere del synth e il “wants to dream” di ‘Roman Polansky’ si apre alla libertà di immaginazione offerta dall’architettura stessa del pezzo. Seconda ossessione ‘Scarface’, album ‘Visionnaires’, anno 2011, etichetta Triangular, in cui sono gli anni ’80 a fare da padrone in una più dimessa versione Kavinskyana. Seguono brani come ‘Bad Dreams’, ‘Defendu’ e la marziale ‘Alright Heavy Fuck‘ portatrice tra l’altro del benaugurante messaggio “I feel alright” reitarato ad infinitum sul finire del pezzo, che in continuo salire ricorda molto da vicino le tonalità di un altro gruppo francese delle vette di cui si era già parlato: i Sommet. In definitiva quello dei Trésors è un ottimo synth creare, l’unica controindicazione sta nell’ascolto: da effettuare in maniera moderata e centellinata al fine di non contrarre ipnosi acustiche durature e persistenti!

Daniela Masella

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