Tre Allegri Ragazzi Morti + Il Teatro degli Orrori + Uochi Toki @ Circolo degli Artisti [Roma, 19/Dicembre/2007]

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Merito dei Tre Allegri Ragazzi Morti, a parte l’innegabile produzione musicale negli ultimi quindici anni, è stata l’intuizione geniale di fondare una propria etichetta discografica, con la quale (fuggiti al giogo troppo stretto della BMG Ricordi, con cui avevano pubblicato ‘Mostri E Normali’ nel ’99) hanno fatto uscire album loro e non soltanto. Stasera sono seguiti infatti da altri artisti della compagnia della Tempesta, con una proposta musicale senz’altro eterogenea e accattivante.

La serata si apre con un giovane dallo spiccato accento marchigiano, Uochi Toki, poi definito “il solo artista di hip hop senza alcuna retorica”. Bravo, veloce e tagliente nei testi, accompagnato soltanto da una drum-machine. Poi viene il turno del Il Teatro degli Orrori, nuovo progetto del veterano Pierpaolo Capovilla (che per adesso sembra aver accantonato gli One Dimensional Man, dove cantava in inglese). Mai visto un gruppo nostrano così movimentato sul palco: si scatenano all’inverosimile tutti e quattro, fanno rumore (tanto rumore) col loro post punk che evoca le peggiori visioni dagli inferi, con Pierpaolo che si dimena spiritato e saliva e sudore a valanghe. Alla fine l’udito un minimo ne risente, ma pazienza. Per certe cose la salute passa in secondo piano. Perché la presenza scenica del Il Teatro degli Orrori è indiscutibile: un summa di tutta la gestualità rock di sempre trova una sua dimensione sul loro palco. Unica pecca, delle parole si capiva davvero poco, e per un orecchio poco avvezzo alla loro musica, se non completamente estraneo, la cosa poteva apparire un poco forzata.

Alla fine, sforata la mezzanotte, fanno capolino i Tre Allegri Ragazzi Morti. Li avevo già potuti vedere, ospiti di un’edizione di un festival romano, l’estate passata. Giacca di pelle e jeans anche troppo ordinati, Davide Toffolo (non più proprio ragazzino, va detto) si fa avanti acclamato dai presenti, e lo seguono Enrico Molteni e Luca Masseroni. Tutti e tre che indossano rigorosamente la maschera scheletrica, simbolo del gruppo (e simbolo soprattutto della non-convenzionalità e rifiuto dello showbiz dei volti noti, ossequi). E partono subito con un pugno di canzoni dall’ultimo album, ‘La Poesia E La Merce’ e una scatenatissima ‘Mio Fratellino Ha Scoperto Il Rock’n’roll’ (cover dei londinesi Art Brut) e poi l’immancabile ‘Il Mondo Prima’, dove interviene quella splendida ragazza con gli occhiali che li accompagna, vista poco prima dietro lo stand a vendere magliette e maschere (che non ho potuto prendere, ma mi sono rifatto con un singolo dei Sigur Rós in edizione cartonata trovato all’ingresso e pagato una miseria). Tutti gli adolescenti sotto al palco pogano come matti e c’è poco da ridire sulle canzoni che hanno fatto la fortuna di questo anomalo trio. Che parlano d’adolescenza e di quel minestrone di sentimenti che la caratterizzano, mai mediocri e soprattutto mai ripetitive. E passano così per ‘Piccolo Cinema Onirico’, ‘Ogni Adolescenza’, ‘Quindici Anni Già’ e altre ancora, senza cedere un momento e soprattutto senza deludere mai i presenti. La cosa divertente è che, a fine concerto, assisto alla stessa scena di quest’estate, paro paro. E mi viene da pensare che magari si tratti proprio di una legge non scritta, una sorta di sceneggiata fra pubblico e artista, che li segue dovunque. Fatto sta che loro annunciano l’ultimo pezzo, suonano, salutano e scompaiono dietro le quinte e tutta la sala attacca un “vaffanculo”. A quel punto Davide torna un momento sul palco “la vita è crudele ma non l’ho inventata io: il concerto è finito”, altra scarica di vaffanculo e secondo rientro di Davide che proclama “Tre allegri ragazzi morti suoneranno per voi altre due stupide canzoni” (l’altra volta ne hanno poi suonate un’altra mezza dozzina, se ricordo bene) e riattaccano gli strumenti e tutto. Per concludere, stavolta sul serio, con ‘Mai Come Voi’ – che riaffiora dagli esordi dei tre, rigurgitante energia da tutti i pori. E dopo un proclama finale abbandonano il palco, e lasciano tutti noi sfiniti e soddisfatti.

Filippo Bizzaglia

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