Tre Allegri Ragazzi Morti @ Circolo degli Artisti [Roma, 9/Aprile/2014]

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Nell’aprile 1994 il tre per me rappresentava solo il numero perfetto, ero l’emblema dell’allegria, non sapevo cosa significasse concretamente la parola morte e ragazzi ci chiamavo quelli un po’ più grandi di me, quelli che guardavo con curiosità, perchè nonostante ci distanziassero solo pochi anni, sembravano dei giganti. Nell’aprile 2014 il numero tre lo ricollego alla massoneria o ai nazionalisti serbi, sono allegro a sprazzi, ho scoperto cos’è la morte e ragazzi ci chiamo i miei coetanei, talvolta un po’ forzatamente visto che in molti casi sono invecchiati anzitempo. In un simile quadretto non poteva che affiorare la nostalgia. Così, quando i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno annunciato dieci date nell’ambito di un tour chiamato “Aprile 1994”, in cui avrebbero suonato concerti in tutto e per tutto come quelli di vent’anni fa, ho prenotato subito il mio posto.

Arriviamo al Circolo degli Artisti quando il palco è già colonizzato da Strueia e I Duri. Sono in sei a suonare, quindi ci impieghiamo un po’ a individuare Strueia, cantautore e polistrumentista che per questo live ha deciso di ampliare la sezione strumentale con I Duri, tra i quali spiccano Marcello Newman e Gianlorenzo Nardi, membri dei Marcello e il mio Amico Tommaso, il cui album ‘Nudità’ è stato una delle più piacevoli produzioni italiane del 2013. I sei brani eseguiti risulteranno interessanti e particolari, ma i volumi troppo alti degli strumenti e troppo bassi del microfono peggioreranno sensibilmente la fruizione del live, che sarebbe risultata migliore con qualche accorgimento tecnico in più. Il brano che ci resterà maggiormente impresso sarà il conclusivo ‘Per Quando Te Ne Andrai’, canzone che strizza l’occhio ad atmosfere sixties e primo singolo estratto dal nuovo album ‘Morolo’, così intitolato in onore del paese di provenienza dell’artista.

Dopo una breve pausa, passata nell’accogliente giardino del Circolo, che la primavera è arrivata e ci piace star fuori col giubbino aperto, veniamo richiamati all’interno da una voce fuori campo che spiega le differenze tra l’imminente live dei TARM e quelli degli ultimi anni. Prologo più formale che utile, visto che nel corso della performance verremo presi per mano da Davide Toffolo: cantante, chitarrista, compositore, fumettista, ma anche ottimo cerimoniere. La sua band è costantemente in tour e dopo l’ultimo anno che li ha visti portare in giro con successo l’album ‘Nel Giardino dei Fantasmi’ ed aprire le date del tour di Jovanotti (sigh) negli stadi, hanno deciso di schedulare 10 date nelle quali riproporre i brani degli esordi, per celebrare il ventennale del primo disco. Siamo ormai scafati su reunion, celebrazioni, anniversari e via dicendo, ma approviamo decisamente la scelta di proporre questa serie di live celebrativi che seguono un canovaccio diverso rispetto a quello degli ultimi anni. Un particolare che può ravvivare l’attenzione dei fan che hanno partecipato ad un gran numero di loro date. Sul palco salgono in tre, come dice il nome e com’erano alle origini, e non quattro come usano da sette anni a questa parte, con l’aggiunta del secondo chitarrista. Il frontman non è nei panni pelosi di El Tofo e si presenta con una semplice maglia nera senza maniche; anche gli altri due (il chitarrista Molteni ed il batterista Masseroni) sono vestiti normalmente, senza orpelli se non l’iconica maschera del teschio, indossata, al solito, anche da buona parte del pubblico. Mentre i fan la terranno per tutto il concerto, i tre sul palco, dopo le prime tre canzoni, ne faranno a meno. Toffolo spiegherà che così facevano vent’anni prima e chiederà di mettere i telefonini fra le chiappe e di non scattargli foto a volto scoperto, prima di invitare i fan a godersi il concerto mettendo da parte le distrazioni. La richiesta spassionata otterrà i suoi frutti, eccetto per il solito campione che tra un brano e l’altro sparerà un paio di flash con la sua macchinetta digitale. I primi tre album, sui quali è incentrato questo live (i due LP ‘Mondo Naïf’ e ‘Allegro Pogo Morto’ e l’EP ‘Si Parte’) verranno saccheggiati ed eseguiti quasi in toto. È brutto parlare di freddi numeri quando si tratta di musica, di arte e di sentimenti, ma per dare l’idea possiamo dire che ben 20 brani sui 25 contenuti nella trilogia verranno presentati ai fan, facendogli raggiungere picchi di entusiasmo in ‘Hollywood come Roma’, ‘Mai Come Voi’, il vero e proprio inno dei TARM e di chi li segue, ‘Quindici Anni Già’ e ‘Dipendo Da Te’. Nonostante si tratti di brani risalenti a molti anni prima non ce ne sarà nemmeno uno che non verrà cantato in massa e come dirà Toffolo stesso l’esperimento del ritorno al passato può ritenersi riuscito. La band uscirà e dopo qualche secondo il frontman rientrerà, richiamato dai vaffanculo che come da prassi di avanspettacolo sono proferiti dal pubblico per chiedere altri brani. In questo caso però dirà, non senza ironia, che lo prenderà come un insulto personale, visto che nel 1994 questa usanza non era ancora in auge. Dopo un (evitabile) countdown che porterà la timeline dal 1994 al 2014 si potrà ripartire con un live classico, con i brani più recenti. I Ragazzi morti, nuovamente con le maschere, torneranno ad essere quattro, con l’aggiunta del secondo chitarrista Maglia e suoneranno hit che nessuno può esimersi dal cantare a squarciagola: da ‘Il Mondo Prima’ a ‘Ogni Adolescenza’, passando per ‘Francesca Ha Gli Anni Che Ha’ e ‘Il Principe In Bicicletta’, per finire col doveroso tributo all’ultimo album con ‘La Mia Vita Senza Te’, ‘I Cacciatori’ e ‘Di Che Cosa Parla Veramente Una Canzone’. Curiosa la genesi dell’esibizione di quest’ultimo brano, frutto di una richiesta specifica dei fan, che dopo la terza uscita dal palco dei TARM inizieranno a intonarla malamente. Toffolo si riaffaccerà dicendo che la eseguirà lui, mostrandogli come si canta. Dopo trenta brani e quasi due ore di musica, le luci si accendono e torniamo definitivamente nel 2014, anno in cui lo spettacolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti resta ancora unico nel suo genere e continua a riempire locali, coinvolgere nuovi adepti e far mascherare adulti e ragazzini. La band è ormai ventenne, ma a noi i suoi componenti sembrano sempre i teenager di cui parlano nelle loro canzoni.

Andrea Lucarini