Travis @ Just Music Festival [Roma, 14/Luglio/2016]

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La settimana britpop romana, aperta da Suede e Stereophonics, viene chiusa dai Travis. Siamo al nostro esordio nella cornice de Le Terrazze del Palazzo dei Congressi, nel quartiere Eur, dove c’è una tappa del Just Music Festival, una ventata d’aria fresca per l’estate musicale romana. Ottimi artisti nel cartellone, molti dei quali in esclusiva italiana, tra i quali spiccano proprio i Travis. Erano anni che i fan attendevano il loro ritorno sul suolo italico, dopo che nel 2011, in un locale che ormai non c’è più, assistemmo al live di Fran Healy, voce mingherlina della band scozzese, in versione solista e acustica. Presentò il primo disco a suo nome, inserendo molte tracce della band che lo ha portato al successo, rompendo le corde della chitarra in più occasioni e cambiandole in proprio di fronte a noi, pur di non lasciare il palco. Un concerto indimenticabile, nel quale confessò di essere stupito dalla passione del pubblico italiano e dal fatto che il suo management fosse sempre stato scettico sulle date nel bel paese. Promise di ritornare, e dopo alcuni anni possiamo dire che è stato di parola.

Il Palazzo dei Congressi è senza dubbio il luogo con la maggior capacità tra quelli nei quali abbiamo assistito a un concerto. La passeggiata che dall’ingresso porta alla parte opposta dell’edificio e infine alle scale, da percorrere per arrivare alla terrazza, ci impegna per alcuni minuti. È la prima volta che lo vediamo del tutto vuoto, ci eravamo entrati solo in occasioni di fiere, col suolo occupato da stand e corpi, senza renderci conto della sua maestosità. Dopo essere saliti per la scalinata, accediamo alla zona del palco, con il marmo tutto intorno, e notiamo che ci sono molti fan stipati sulla transenna, una bandiera scozzese, alcuni stranieri e molti volti noti del giro musicale romano. L’appuntamento è di quelli da non perdere e nonostante Roma sia ricca di scelta per la musica dal vivo in questo mese di luglio, dopo un letargo durato mesi, ci sembra che nessuno abbia deciso di prendersi il turno di stop proprio stasera. La band è al completo: Fran Healy, il più invecchiato e peggiorato (ah, se lo avesse visto il compianto Finocchiaro di “Compagni di Scuola”…), canuto e barbuto, canterà e imbraccerà la chitarra, strumento che deciderà di cambiare al termine di ogni pezzo; il biondo bassista Dougie Payne, una via di mezzo tra David Lynch e Mexes del Milan, indosserà una sciarpa che a metà luglio, a Roma, giusto una rockstar; Andy Dunlop, chitarrista principale, e il batterista Neil Primrose, chiuderanno il quartetto, lo stesso sin dalle origini. Del britpop rappresentano l’ala più malinconica e meno glam, con i pezzi cantati con tono sofferto, che raccontano storie spesso senza lieto fine, ma con un velo di speranza, tanto nella musica, sempre orecchiabile, quanto nei testi. La scaletta, per definizione, non è mai perfetta, ma quando l’apertura è con ‘Sing’, pezzo che li ha portati al successo planetario, contenuta nel disco ‘The Invisible Band’, ci si può avvicinare. I brani eseguiti saranno diciotto, con una dotazione ridotta di quelli tratti dall’ultimo lavoro, il niente male ‘Everything At Once’, che segue di tre anni ‘Where You Stand’, l’album del ritorno in scena, presente in questa occasione unicamente con la title track. Lo spazio dedicato ai primi lavori sarà ampio e il pubblico, composto più da nostalgici che da nuovi adepti, non potrà che ringraziare. ‘Driftwood’, ‘Turn’, ‘Closer’: tre capolavori. Ma oltre allo show musicale, davvero apprezzato, ci sarà quello del frontman: a Fran Healy non andrà giù la presenza di una vip area nella zona più avanzata di fronte al palco e non farà nulla per nasconderlo, sin dalle prima battute. Prima andrà a salutare i ragazzi delle prime file della transenna, quelli che secondo lui sono i fan duri e puri, poi porterà anche l’asta del microfono fino a quel punto, cantando un paio di pezzi in piedi su una panchina di marmo, circondato dall’affetto dei suoi ammiratori. Infine, dopo ‘Side’, ordinerà il rompete le righe e tornerà sul palco, asserendo che tutti dovrebbero seguirlo. Detto fatto, le transenne resteranno solo un ricordo e la maggior parte dei presenti si raccoglierà sulle scale sotto allo stage. Nella fretta di ottenere un buon posto molti assumeranno posizioni curiose, non ultimo un tizio che si troverà in ginocchio, restandoci per alcuni minuti, roba raramente vista anche in luoghi di culto. Il trittico finale ci regalerà una versione commovente di ‘Flowers In The Window’, suonata dai quattro membri, vicini vicini, in acustico, con la chitarra di Fran, ‘Magnificient Time’, pezzo più coinvolgente tra quelli del nuovo corso e la epocale ‘Why Does It Always Rain On Me?’, titolo fantozziano per il finale di uno dei concerti più belli dell’anno, al termine del quale la band si concederà per foto, autografi, brevi chiacchiere e strette di mano, dopo che il frontman avrà abbracciato spontaneamente buona parte dei presenti. La ex invisibile band ha scolpito un gran ricordo nella nostra militanza concertistica, e se è vero quello che ha detto Healy, tornerà a rinfrescarci la memoria molto presto.

Andrea Lucarini

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2 COMMENTS

  1. Era la prima volta che assistevo dal vivo ad un concerto di Fran Healy & C. eccezionali, semplici, senza fronzoli. Hanno suonato per il pubblico e non per loro stessi. Per il resto è tutto nel report di Andrea.

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