Trabant + Ministri @ Spazio 211 [Torino, 12/Gennaio/2008]

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(Nel frattempo c’è stato Natale e un mucchio d’altra roba. Tanti auguri retroattivi a quelli che ci credono ancora)

Sono Proprio Dei Pulcini. I Trabant arrivano fin qui con il gran bastimento del nu-rave, nu-garage e tutto il resto anche se giurano e spergiurano di avere intesta soltanto il Pop Group! E una volta a quattrocchi con loro, non si sa davvero a chi dar retta: se all’aspetto fortemente nerdico del loro vocalist o alle sue mosse sculettanti di brillantone collaudato. Se ascoltarli quando dicono che non fanno una prova da tempo o invece prestare orecchio alla precisione con cui masticano e sputano fuori un punk funk ritmatissimo. Se credere al loro disco che si autocataloga come “musica per perdenti” o a quell’alone di hype che si portano dietro ovunque vadano. Ti stringi nelle spalle, continui a muoverti indeciso a tempo di ‘Milky Way’, apprezzi il loro fuoco incrociato di battute e controbattute e proprio non sai decidere. Se dietro quei volti di ventenni strategicamente sfigati si nascondano professionisti dell’industria dell’entertainment e tutto lo zampino del mercato discografico o, più semplicemente, se si tratti di giovani coi piedi piantati a terra, consapevoli che il loro futuro e il loro eventuale conto in banca dipenderà esclusivamente dalle assi di un palco.

La dimensione live, o meglio, la dimensione viva è un connotato che sta a cuore anche ai Ministri, un altro articolo nella Giovine Italia dei Musici che di recente ha fatto sensazione: questo è il loro ultimo concerto – come tutti gli altri – ma anche la prima del tour duemilaottesco de ”I Buoni propositi”. Di precisione nei loro riguardi, è meglio non parlare: il tempo di sbrodolare una ‘War Pigs’ che denuncia colpevoli passati metallici, e i due capofila hanno già perso coscienza di sé e dei propri strumenti, lasciando il buon Federico solo, a tenere da dietro le pelli le redini di un concerto scarno e sfilacciato. A trarre guadagno da tanta cafonaggine, come si diceva, è l’impatto con la folla e la filosofia dalvivista, che da tempo immemore non trovava discepoli così radicali: nessun copione scritto, nessuna scaletta, ma un concerto costruito pezzo per ezzo. Il Grido del Davide Sudato è l’unico criterio, primitivo e insindacabile, per scegliere quale sarà il prossimo passo: un brano dal loro ‘I Soldi Sono Finiti’ del Dicembre scorso, una novità in via di pubblicazione o magari un brano a scelta dal loro ampio parco cover. E se rimpinzare il set da debuttanti con riletture altrui vi risulta una pratica diffusa, è forse un po’ meno consueto che si affianchi ai Black Sabbath di cui sopra una ‘Mio Fratello E’ Figlio Unico’, che a sua volta incrocia Gaetano con i Pixies… tutti i nomi che i nostri tre dicono e poi negano, sbrindellandoli uno per uno ma con grande devozione. Che vi appaiano dei brillanti o dei furbini, degli scafati o degli sprovveduti sarà meglio tenerli sott’occhio Pulcini come questi…

Simone Dotto

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