Toro Y Moi @ Circolo degli Artisti [Roma, 31/Maggio/2011]

1221

Capita talvolta di trovare negli insidiosi mari della vita il proprio Queequeg, che stasera mi si presenta in guisa di un vecchio condizionatore De Longhi – grande come la bara di Cuccia e  scintillante prodotto del boom economico italiano degli anni ’50 – che la crew del Circolo ha generosamente deciso di comprare per fronteggiare l’imminente calura estiva. Mi piombo subito su di lui, compagno ideale per questa serata, mentre mano a mano affluiscono, da prima timido ruscello e poi valanga gagliarda, berretti da marinaio, gonne hippies, barbe&baffi più o meno lunghi, wannabegreiskelli(butyouvnnot), capelli tweetie, Vivienne Westwood sdoganata, universitari incalliti, tiratardi di professione, una massa accomunata da una generale disprezzo verso le proprietà organolettiche del deodorante. La tonificante brezza del mio amico ritrovato, regolata alla velocità enfisima polmonare, accompagna il desiderio di un nuovo Vietnam. In un territorio sismisco. Combattutto con armi chimiche.

Sono  questi i cupi pensieri che allietono l’entrata in scena di Death in Plains da Pesaro. L’inizio è abbastanza sottotono, con la morte nelle pianure che si agita su synth e laptop con effetto devo- spegnere-il-fornello-ma-mi-scotto, su un tappeto di sonorità industrial che richiamano alla mente certi passaggi fragili dei NIN, largo uso di loop e colate di feedback, mentre ci scorrono di fronte agli occhi filmati di sciatori acrobatici di un’altra era e immagini di vulcani in eruzione. Si migliora con il procedere della performance, con Boccioletti che innesta la propria voce , che manderebbe in brodo di giuggiole Alan McGee, su sonorità tardo eighties a spasso nelle stagione della grande E. Ogni tanto al nostro sfugge la mano, con chiuse un po’ troppo frettolose e untzuntzeggianti, o con cedimenti alla OMD. Sono piccole debacles, largamente compensate dalla bontà della esibizione, che al termine, dopo una trentina di minuti, trova il plauso dei convenuti. Mezzo punto in più per i frame di F-Zero utilizzati e la certezza che a settembre metteremo le orecchie sul suo full lenght.

Alle 23.15 direttamente dal set del remake indie di “otto sotto il tetto”, Chazwick Bundick, la versione robustella di Steve Urkel,  sale sul palco. Attesa fatta lievitare da una breve intro, la stessa intro/chi chi che apre il recente underneath the pine, plainsong triturata, accorciata e aggiornata ai giorni nostri, e poi si scatena il groove felicemente retrò di ‘New Beat’, con un drumming secco nervosamente movimentato, un basso che cola unto unto e quel fraseggio di tastiera, di cui si occupa lo stesso torello, che ci fa muovere il bacino a destra e manca. Un po’ in disparte, come per tutta la durata del concerto, la chitarra, impegnata perlopiù in arpeggi resi in punta di dita e in accordi affogati nel flanger. Si apprezza subito la scelta di dotarsi dal vivo di una formazione più classica e rochenroll: i pezzi perdono di pulizia ma guadagnano in ritmo, conservando il calore vintage del disco. Il dotato e occhialuto ventiquattroenne ci trasporta quindi in un film novelle vague con lieto fine di Go With you, con ariose melodie sospese tra mestizia e divertimento e quella voce guascona di (finto?) ex nerd che ha messo definitivamente nell’armadio la scatola di Dungeons&Dragons per correre dietro le sottane. Spiegando che quella in Roma è l’ultima data del tour europeo, Mr Bundick lancia un paio di magliette – producendo come effetto di far ballare da qui in poi i presenti con le braccia alzate verso il cielo per afferrare l’ambito trofeo di cotone – e attacca con una doppietta micidiale, una ‘Still Sound’, straight edge dance prodotta dagli Air che rinunciano alla spocchia, e soprattutto una ‘Got Blinded’ da consumare mentre si tracannano cocktails su cocktails distesi sulla spiaggia rossa di Marte.

Altrettanto bene vengono accolti i ripescaggi dai lavori precedenti, una ‘You Hid’ con il suo incedere da silent disco alla deriva nello spazio profondo, e l’eterea e meditativa ‘Blessa’. Sul brano da novanta ‘Elise’, testo e note frammentati, colti di notte sull’autostrada deserta da un’autoradio che non è la nostra, shoegazing emofiliaco che si compatta nel chorus disperato e martellante, per disperdersi in mille rivoli di indicibile malinconia, il ragazzo che viene dalla Columbia ci saluta. C’è tempo per un veloce bis salterino intinto nel chillout (‘Low Shoulder’, ma non ne sono sicuro) e poi, dopo un’oretta scarsa, si riaccendono definitivamente le luci. Lindo su disco, impeccabile dal vivo. Che Toro Y Moi sia un talento non ci siano dubbi, resta però forte la certezza che solo quando deciderà di sporcarsi le mani, cedendo la perfezione delle sonorità in favore di qualche rischio in più, firmerà un vero e proprio capolavoro. Per adesso ci accontentiamo di ottima musica. All’uscita convinco un titubante avventore ad acquistare la raccolta ‘Kicks in style’ degli Users (Rave Up). La mia buona azione annuale è compiuta.

Carlo “Aguirre” Fontecedro

9 COMMENTS

  1. Se fosse per me ti farei direttore del Corriere nazionale ma purtroppo non ho il potere che meriterei ( e che meriterebbe il territorio perchè verrebbe bonificato da teppaglia, ndujarezza e fumoascellati vari).
    10 + al report ma come t’ho detto in loco a me sto Toro y moi, a dispetto del disco, dal vivo mi ha ammosciato i sacri pendenti. Concordo con te sullo “sporcarsi le mani”, sarebbe un salto di qualità definitivo per lui.
    A rivederti e rileggerti.
    p.s. la serata non è stata totalmente negativa, ho accattato un “offend Maggie” a “ghiecieuri Zi”, non male!

    Violent Cop

  2. il vinile…poi dovrei rivolgermi ad un divorzista..già compro l’iradiddio così..
    Ah, stellina d’oro per la citazione Snickettiana!

  3. Divino il disco, umano, troppo umano, il live. Suonato del resto, da 22 enni che suonano come 22enni.

  4. Mi sono alzato in piedi davanti allo schermo del pc ed ho applaudito da solo la recensione. Magnifica.

  5. ho deciso di leggermi un po’ di vecchie recensioni e non me ne sto pentendo
    sono d’accordo in pieno con il qui sopra emanatore di brezza tonificante

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here