Tony Hadley @ Porta di Roma [Roma, 19/Luglio/2014]

907

Devo ammettere che quando ho letto il cartellone dell’estate al centro commerciale Porta di Roma, trovando tra un Paolo Belli e una Simona Molinari anche Tony Hadley, ho sorriso di gusto. Soprattutto per l’idea della location correlata ad una delle icone del new romantic britannico. Il sarcasmo è durato però lo spazio di un semplice (se vogliamo stupidotto) post sui social network che riguardano questo sito, perchè immediatamente dopo ha preso il sopravvento la realtà. Che non è quella che da oltre 30 anni viene distorta da chi quegli anni li ha vissuti sicuramente male (molto male). Quelli che hanno lanciato il concerto del 54enne londinese con il banalissimo “con Tony Hadley rivivono gli anni ’80” (testate nazionali, le solite), quelli che ancora chiamano la band di Islington Spandau Ballè (con un bell’accento cafone sulla “e”), quelli che non hanno smesso di affermare che erano meglio i Duran Duran perchè pensano convinti che all’epoca ci sia stata vera rivalità, quelli che hanno lasciato nell’anemica discografia solo ‘Through The Barricades’, il disco che aveva già sancito la fine artistica (non certo il successo) degli Spandau Ballet (eravamo “solo” nel 1986), quelli che gli anni ’80 significano Sandy Marton, Righeira, Festivalbar, Tinì Cansino, ‘Kalimba de Luna’, ‘Andamento Lento’, playback e puttanate varie. Oggi che gli Spandau Ballet – da circa cinque anni ufficialmente riuniti – vengono giustamente tributati con uno spettacolare documentario (“Soul Boys of the Western World” – guarda trailer) – presentato a marzo negli Stati Uniti dopo essere stati ospitati al SXSW di Austin (perchè gli altri mica sono ignoranti come noi), il breve tour solista che Tony Hadley ha intrapreso nel nostro paese appare certamente in tema, perfettamente consono, assolutamente dignitoso. Perchè Hadley ha ancora una voce pazzesca. E sottolineo ripetendo: pazzesca. Una voce che Robbie “Schettino” Williams (ad esempio) si sognerà sempre, e si sogneranno sempre tutti quegli improvvisati crooner con la faccia da cazzo e la cravatta da agente immobiliare che tentano la via del successo riproponendo i soliti 4-5 pezzi di Sinatra. Tony Hadley a loro confronto è un gigante (e non solo per la stazza). Si presenta con una band di cinque elementi, quando l’area di passaggio tra il centro commerciale e il male del secolo (IKEA), è già gremitissima contro ogni più rosea aspettativa (il giorno prima c’era stato l’annullamento del concerto di Morgan “per problemi di salute dell’artista”…). Formazione Spandau-style con tanto di sax a ricamare i brani più celebri, partenza new wave tra le nebbie di ‘Journeys To Glory’ (disco che si chiudeva con una sempre dimenticata splendida ‘Toys’), cover di ‘Somebody Told Me’ dei Killers (certamente rifatta meglio, a ricordare quale sia una delle influenze cardine della mediocre formazione americana), poi un brano nuovo (discreto) e via con ‘I’ll Fly For You’, ‘Only When You Leave’ (guarda), ricordi di un tempo impossibile da cancellare. Tempo che per gli Spandau Ballet era iniziato addirittura, in maniera embrionale nel 1976 come The Cut, poi a line up completa come The Makers, fino all’idea di cambiare nome dopo averlo trovato scritto in un cesso di un club di Berlino. Il new romantic che muove i primi passi dal celebre Blitz. Roxy Music, Kraftwerk, il Bowie della trilogia, sono solo alcune delle linee guida di un movimento tanto importante quanto affascinante. Quando con ‘True’ Steve Norman inizia a suonare il sax il sound si allontana da quei fragorosi inizi. Gli Spandau Ballet sono ora degli elegantissimi dandies tra pop, soul e raffinatezza. La storia seguente è nota, notissima. Tony Hadley ringrazia più volte, qualche parola in italiano, mani sul cuore, quando la sera e le luci non hanno smesso di illuminare il suo nome scritto sullo sfondo stellato. L’adolescenza a cavallo della cometa di Hadley. Sono ancora qui che la saluto.

Emanuele Tamagnini

spandau

1 COMMENT

  1. “Buongiorno Sig.Tamagnini,
    La volevo ringraziare tantissimo e complimentarmi con Lei per il bell’articolo che ha scritto
    sul concerto di Tony a Porta di Roma
    In poche parole ha esattamente espresso la mia opinione e dettagliamente descritto la serata in ogni sua
    emozione.
    Certo che mi sarebbe tanto piaciuto essere al posto di quella fan a cui Tony ha dedicato True con la mano sul cuore
    saluti, Barbara”

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here