Tokyo Sex Destruction @ Sinister Noise Club [Roma, 10/Ottobre/2007]

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Nonostante un ginocchio gonfio come un cocomero che mi fa zoppicare, questa sera non posso assolutamente fare a meno di andare al concerto dei catalani Tokyo Sex Destruction, irruento combo che avevo già visto a Pasqua nel medesimo luogo. Ricordo l’impressionante concerto dello scorso Aprile dove, davanti a me e a uno spaurito Aguirre, i nostri rilasciarono energia atomica a profusione, nonostante fossimo solo in 15 quella sera. La band ha pubblicato due dischi per la Transsolar Records, più vari 45 giri (comprati tutti ieri sera) e, oltre alla musica, portano avanti un sorta di messaggio rivoluzionario, non prettamente politico ma culturale, seguendo insomma la scia dei mai troppo amati Refused.

Causa torneo di tresette arriviamo troppo tardi al club per poter vedere il concerto dei Cat Claws (già recensiti ampiamente però su queste pagine), ascolto solo gli ultimi due brani, di cui uno è la cover dell’apertura del nuovo disco dei Liars, “Plaster Casts Of Everything”.

A questo punto, mentre io e i miei due amici facciamo razzia del merchandise dei Tokyo Sex Destruction, comprando in tutto sei 45giri e sei vinili, sul palco salgono proprio loro, gli spagnoli, al contrario del programma che prevedeva in scena i romani Black Circus Tarantula. Poco male, ci piazziamo sotto il palco, la band fa un rapidissimo check improvvisando una specie di soul e io mi guardo intorno per vedere quanta gente c’è. Ghiaccio: 5 persone. Per fortuna brano dopo brano il locale si riempirà e alla fine saranno almeno una 50ina i presenti al concerto. Finito il check, scattano le bacchette della batteria a dettare il classico one two three four ed inizia il caos. É difficile descrivere a parole un loro show ma ci proverò. La band mescola garage e post core alla Refused suonando in maniera veloce, schizzata, incontrollata, e rumorosa. Emblema di ciò sono il batterista e il cantante. Il primo pesta in maniera completamente sghemba e grottesca con la lingua penzolante di fuori, e di lato per giunta, con occhi strabuzzanti, faccia storta e mani che si incartano l’un l’altra, cercando di colpire splash, rullante e toms a casaccio. Ma è solo una mia impressione ovviamente visto il furore generato dal suo drum kit. Il cantante merita un capitolo a parte. Di solito uno con una faccia un po’ cosi, un po’ da culo ecco, lo stroncherei, ma non posso, non posso assolutamente. Lui è il solo vero erede della generazione dei rockers degli scorsi decenni: si butta sul pubblico, spintona le persone, si schianta contro il muro, urla indemoniato, salta ovunque, si accascia stremato sulle spie, sulla batteria, mi fa il bagno con il suo fetido sudore che prende dai capelli e me lo spalma sul viso, va in trance totale. Il suo è un concerto nel concerto. Il resto è delirio. Questa volta conoscevo qualche canzone e quando parte un brano come “Two Years Ago”, non posso non pensare che sto assistendo a qualcosa di oltre, di un gruppo che ha raccolto l’eredità delle formazioni garage anni 60 ricoprendo il tutto con un suono ancora più aggressivo figlio della rabbia contro i sistemi capitalisti verso cui si schiera la band. Quando meno te lo aspetti durante il loro concerto puoi anche trovarti il chitarrista che corre d’improvviso giù dal palco e si fa strada correndo tra le persone e crollandomi addosso (e il mio ginocchio fa definitivamente crack!) mentre il cantante è alle prese con i soliti urli. I brani si trasformano dal vivo ed è cosi che “Rainy-Day Night” ha una coda psichedelica all’interno molto più lunga. Il pezzo che aspettavo però non è arrivato, la straordinaria “The New Sound (In The Black Noise Religion)”. Il finale è tutto destinato al loro manifesto: “Power To The People”, brano di una violenza atipica che rinfocola odio e rabbia sopiti. Il cantante brucia tutto quello che aveva dentro. E’ l’apoteosi. Ma non è finita perchè sarà l’ultimo brano, ahimè non ne conosco il titolo, a suggellare questo concerto che per intensità diventa il concerto dell’anno (esclusi i Gorilla Biscuits), canzonte tirata piena di wha wha e urli e dolore e nevrosi e perchè diavolo non c’eravate dannazione?

Dante Natale

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