Todd Terje @ La Bibliotechina [Roma, 4/Luglio/2014]

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Norvegia: i fiordi, il freddo, il black metal, i Motorpsycho, i Mondiali del ’98 con Tore André Flo e Ole Gunnar Solskjær. Da un decennio, però, il paese scandinavo vanta anche uno degli artisti più vivaci e creativi in circolazione che risponde al nome di Todd Terje. Barba folta, occhi vispi, una sfilza infinita di remix, uno schizofrenico uso di pseudonimi, un folle amore per la disco anni ’70, i piedi ben saldi nell’elettronica del suo tempo. ‘It’s Album Time!’, rappresenta – come facilmente evincibile dal titolo – l’esordio sulla lunga distanza con il formato LP e si è imposto come uno dei migliori lavori pubblicati nella prima metà del 2014. Un mix irresistibile di disco music, lounge sbarazzina e house balearica, con un gusto non indifferente per l’esotico e una innegabile propensione al divertimento. L’appuntamento alla Bibliotechina nell’ennesima serata di qualità targata L-Ektrica con quello che si profila il più accreditato erede del nostro Giorgio Moroder era a dir poco irrifiutabile. Ai padroni di casa Andrea Esu & Fabrice il compito di scaldare la pista con bassline trascinanti e cassa dritta. Pochi minuti prima delle 2 il barbuto norvegese si posiziona dietro la consolle bardata di laptop e synth e dà il via alle danze dinanzi a una folla assiepata e calorosa. L’atmosfera è festosa e ad infuocare la pista non è l’estate più tiepida che Roma ricordi da anni ma i ritmi roventi e giocosi dell’astro Terje. Impossibile restar fermi quando il norvegese propone, come una dichiarazione d’intenti, il suo edit di ‘You Should Be Dancing’ dei Bee Gees. La prova tecnica dell’artista è mostruosa: la nonchalance con cui, auricolari nelle orecchie, esegue live le partiture di synth mentre dal laptop apparecchia il groove del suo pattern ritmico è da manuale dell’elettronica. I pezzi di ‘It’s Album Time!’ impreziosiscono il set. La doppietta vincente ‘Strandbar’/‘Delorean Dynamite’, eseguite in sequenza come sull’album, è orgasmica. La samba vivace di ‘Svensk Sås’ ricorda, nello spirito, la tradizione italica della disco music. La chiusura affidata all’instant-classic ‘Inspector Norse’, probabilmente il suo pezzo più riuscito, è da apoteosi: un concentrato di tutte le sue qualità di artista e di ascoltatore. Per essere un grande musicista e un capace compositore, d’altronde, è necessario divorare dischi, osare con gli accostamenti stilistici, mescolare le carte in tavola con le doti di chi ha imparato a tenerle in mano, a conoscerle e a lanciarle nei momenti giusti. È solo un gioco, in fondo. Con il suo live strabiliante, però, Todd Terje ha dimostrato di saperne le regole a memoria e di poterle riscrivere. Questo è talento.

Livio Ghilardi

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