TOdays Festival @ Luoghi Vari [Torino, 23-25/Agosto/2019]

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Con il cartellone dei concerti estivi della mia città davvero fiacco in quanto quasi del tutto incentrato sulla musica italiana di moda nel momento, una moda che premia la totale assenza di qualità compositive, per andare a cercare qualche live di spessore internazionale bisognava partire. Prima la doppia Lucca in due settimane a luglio, con massacranti viaggi a/r in giornata, poi, dopo il riposo estivo necessario per ricaricare il fisico e la mente, ecco un’altra occasione imperdibile: molti dei miei artisti preferiti tutti insieme a Torino, città molto lontana, ma che già da anni era nel mirino, viste le ottime line up proposte in ogni edizione di questo festival agostano. Complessità organizzative, ferie già godute, piacevolezza nel restare a Roma nei pochi giorni dell’anno in cui è silenziosa e per nulla caotica, ma si passa sopra a tutto dinanzi a una proposta musicale del genere. Allora si prenota un Italo, a causa di una mai risolta querelle morale con Trenitalia, si contatta il caro amico che vive a Torino, e si parte alla volta di una città molto amata. L’arrivo è previsto il venerdì pomeriggio, con discreto anticipo sul live di quella che è una delle mie band preferite e che da molti anni non scende sotto la linea del Centro Italia, costringendomi pur di vederli ad andare per sentieri poco battuti, come quelli che portano a Foligno e Ravenna. Il primo appuntamento della prima giornata è allo Spazio 211, locale del quartiere Barriera, che mi si dice fosse degradato ma che si sta tentando di riqualificare. A guardare i palazzi di Torino, in periferia come nel semi centro, vista la cura e l’architettura, sembra sempre e comunque di passare per il centro di altre città forse anche più blasonate. Ma ora entriamo nel parco, che si comincia.

DAY 1

Siamo rapidi nel ritiro del pass e ben presto ci troviamo al centro della venue principale del festival. Il palco è alto e grande, mentre tutt’intorno ci sono stand per cibo e bevande, queste ultime servite in bicchieri riutilizzabili, per evitare inutili sprechi di plastica. C’è l’angolo dedicato al merchandising, sia quello col logo del festival stesso che quello degli artisti che hanno scelto di portarlo. È lì che compreremo un cappello “da anziano” che fa parte del da sempre inguardabile merch dei Deerhunter. Tornerà utile per giocare a bocce, nella Terza Età. La band di Bradford Cox, fresco di una sfilata milanese per Gucci, propone come al solito un outfit assurdo, ma questa volta non riusciamo a capire se abbia o meno una parrucca, come da sua consuetudine. Gli statunitensi salgono sul palco con estrema puntualità poco dopo le 19, ci regalano una buona scaletta, ma il linguaggio del corpo del frontman non sembra essere quello dei giorni migliori. Da sempre molto polemico coi tecnici, ricercando una perfezione del suono che forse esiste solo nelle sue orecchie, stavolta non sembra esserne soddisfatto. Gli undici pezzi presentati sono presi a macchia d’olio da tutta la discografia della band, ma curiosamente la parte del leone non la faranno i nuovi lavori, bensì ‘Halcyon Digest’, ormai vecchio di nove anni, ma a nostro avviso miglior disco tra tutti i loro. Gli arrangiamenti a ogni modo sapranno rinvigorirlo, non che ne avesse bisogno. Tra tutti i pezzi spiccheranno la recente ‘Death in Midsummer’, ‘Helicopter’ con un intro strumentale molto lungo, e, premio per noi, visto che sono le nostre due canzoni preferite della band, ‘Desire Lines’, con una lunga e splendida coda noisy e ‘Take Care’, pezzo che ha scritto per Victoria LeGrand dei Beach House che gli è stata vicina dopo un brutto incidente stradale. Ecco, a questo punto ci sentiamo già appagati e ripagati del viaggio, ma siamo solo all’inizio. All’ora del TG2 salgono sul palco gli Spiritualized di Jason Pierce aka J Spacemen, membro fondatore degli Spaceman 3 che dopo il loro scioglimento, nel 1990, si è dedicato a questo nuovo progetto. L’ottavo album è uscito nel settembre scorso e l’attesa sembra essere davvero molta per questo live. Le fila che erano sciolte e sghembe ai Deerhunter si serrano e in tanti si piazzano a ridosso del palco per vivere al meglio l’esperienza anche visiva. Per noi è l’esordio dinanzi a questa band e ce la godiamo molto, mentre il sole fa la staffetta con la luna. Il buio sembra essere più indicato per viaggiare con la mente durante i loro dieci pezzi che si chiudono con una cover della celebre ‘Oh! Happy Day’ di Edwin Hawkins Singers. Entrambi i live appena descritti, oltre a quello dei successivi Ride, saranno un’esclusiva, in quanto data unica nel nord Italia. Quello dei Ride è stato un vero e proprio colpo di genio degli organizzatori: sulle prime la line up aveva i Beirut tra gli headliner, ma a causa degli insistenti problemi di salute del frontman Zachary Condon che lo hanno costretto a disdire varie date del tour, c’è stata la defezione degli americani. Ma al TOdays le cose si fanno bene e non solo si sostituiscono degnamente i Beirut, ma si rilancia, con gli splendidi Ride. Di tutte le persone con cui abbiamo parlato non ce n’era una men che esaltata dello scambio interno al cartellone del festival. I britannici, attivi dal 1988 al 1996, sono tornati sulle scene nel 2014 e freschi del secondo disco dopo la reunion, ‘This is Not a Safe Place’ è infatti uscito il 16 agosto. Quale migliore occasione per presentarlo? Se nella versione studio li abbiamo da sempre molto apprezzati, in quella live li troveremo addirittura detonanti. È impossibile scambiare impressioni col vicino di posto, concentrarsi a fare foto o video, visto il magnetismo loro e dei suoni che producono. Il nuovo lavoro fa la parte del leone nella scaletta, ma neanche troppo, dividendo la palma di disco più saccheggiato con il primo ‘Nowhere’, a tinte maggiormente shoegaze. Il capellone Mark Gardener è ora calvo e ingrassato, indossa una t-shirt così stretta che sembra potersi rompere da un momento all’altro, ma con il supporto di Andy Bell, col suo solito fare stralunato e la sua chitarra ritmica, dà il suo grande contributo. Anche Queralt al basso e Colbert alla batteria si prenderanno la scena in alcuni momenti, ma sarà la compattezza del quartetto, lo stesso delle origini, a regalare un’ora e mezza da sogno. Con l’eco dei riverberi nelle orecchie siamo pronti a spostarci all’Ex Incet, dove è prevista la seconda parte della serata, quella che strizza l’occhio all’elettronica. Ci si arriva comodamente a piedi e già lì troviamo ad attenderci altre persone, più giovani di quelle presenti al festival. È possibile effettuare il biglietto d’ingresso anche solo per questo segmento di serata e molti non se lo fanno ripetere due volte. Dei Chanca Via Circuito, già visti e apprezzati a Roma lo scorso anno, sentiamo solo il finale dell’esibizione, ma ci dimeniamo sotto i colpi dei Dengue Dengue Dengue, Wolf Muller aka Bufiman e Interstellar Funk, questi ultimi due in versione dj set e non live. Tutti e quattro gli artisti dell’Ex Incet erano presenti in data unica italiana, e va sottolineato per premiare la bontà del booking, davvero illuminato in questo festival. Andiamo a dormire stanchi morti, ma felici. Se il buongiorno si vede dal mattino…

DAY 2

Dopo un lungo riposo e una passeggiata per la bella città di Torino, torniamo al festival. Per dovere di cronaca ci sono stati anche dei talk che avevano l’aria di essere interessanti, nel primo pomeriggio di tutti e tre i giorni, tra i quali quello odierno con Cristiano Godano dei Marlene Kuntz al Mercato Centrale, ma la condizione fisica ci impone dei tagli alla spesa delle energie, per durare di più nelle sedi in cui si suona. La seconda giornata è, per i nostri gusti, interlocutoria, ma comunque interessante. C’è possibilità di approfondire artisti per i quali non ci muoveremmo o non compreremmo un biglietto, ma d’altronde nello spirito del festival rientra anche questo, conoscere cose sulle quali si è poco ferrati e magari fare scoperte che poi si porteranno avanti nel tempo. Gli artisti che si esibiranno oggi allo Spazio 211 sono tutti in data unica italiana, il filo conduttore del TOdays. Arriviamo per One True Pairing e per quanto lo troviamo piacevole non ci sconvolge. Poi è il turno dei Low, apprezzati, stimati, ma non amati. La loro prestazione live è comunque tecnicamente esemplare e gli farà scalare posizioni nella nostra classifica di gradimento. Infine è il turno di Hozier, cantautore folk soul irlandese che ha trovato il successo mondiale con la sua ‘Take Me To Church’ ed ha aperto anche concerti degli U2, condividendo con loro le origini. Sul palco ci sono molti strumentisti e coriste, tutti molto belli e ordinati, e nelle prime file le urla delle più giovani riecheggiano al termine di ogni pezzo. Il set sarà piacevole, non la nostra tazza di tè, come direbbero gli inglesi, ma un piacevole latte macchiato. Si torna all’Ex Incet per uno degli act più attesi del giorno, The Cinematic Orchestra, e non succede per niente quello che ogni tanto capita quando ci si creano aspettative, ovvero che si rimane delusi. Tutto l’opposto, il lungo set lo viviamo come un momento magico, l’atmosfera che si crea è fin da subito quella giusta e ci sentiamo davvero fortunati di essere al posto giusto al momento giusto. Appagati, possiamo dichiarare conclusa la nostra serata.

DAY 3

La fine non è per forza considerata un male, dipende dalle culture. I giapponesi, ad esempio, amano osservare le piante e prendersene cura sia quando sono in fiore, sia quando deperiscono. È la bellezza di apprezzare ogni età, ogni momento allo stesso modo, ricercandone comunque la bellezza, anche se è di diverso tipo. È l’ultimo giorno del TOdays 2019, ma noi ci svegliamo più felici degli altri giorni. È vero che l’indomani si tornerà a Roma, dichiarando così la fine della nostra estate, intesa come vacanze, ma il programma di questa giornata lo avevamo atteso a lungo e non vediamo l’ora di godercelo. Il clima quasi primaverile dei giorni scorsi vira al torrido. Alle 16 siamo al Parco Peccei per un evento gratuito e connesso al festival, il live degli Sleaford Mods, altro colpo da maestro degli organizzatori. Aggiunti quasi all’ultimo nella line up e in una cornice davvero suggestiva. Il palco viene posto all’interno di una struttura di cemento che ha degli spazi dai quali si vedono dei palazzi sullo sfondo e in lontananza. Il duo di Nottingham attira un pubblico decisamente giovane ed eterogeneo, dai mods ai punk, che si dimena sotto il sole cocente. Come al solito Richardson si scatena col microfono in mano coinvolgendo i presenti fino a farli pogare, mentre Andy Fearn, come di consueto, si limita a premere il tasto Play sul suo Mac per far partire le basi e poi canticchia senza microfono, si muove, ma soprattutto beve birra, stavolta in bottiglia, accantonando per l’occasione le sue fedeli lattine. Proprio con lui avremo modo di intrattenerci a fine live, prima dell’obbligata sosta per farsi le tre docce necessarie a togliersi di dosso il bagno di sudore. Puliti e profumati, per i primi cinque minuti di cammino, prima che la natura abbia di nuovo la meglio, ci dirigiamo allo Spazio 211, dove poco dopo le 18 è il turno dei Parcels: stilosi e allegri, saranno la più grande rivelazione del festival, per noi, ma anche per molti altri presenti. Sarà poi il turno dei Balthazar, sulle prime intriganti, ma alla lunga un po’ meno, prima che si servano le due portate più succulente del Day 3.

In contemporanea con l’inizio dei posticipi serali della prima giornata di Serie A, sul palco apparirà Johnny Marr, facendoci capire che conciliare due passioni così totalizzanti sta diventando sempre più difficile. Con la coda dell’occhio su Dazn, che al cuor non si comanda, un bel casino essendo poligami, ci godremo una grande performance musicale. A differenza dei primi tempi, il piccolo grande Marr, come al solito impeccabile come stile, sia in senso musicale che come estetica, eseguirà insieme alla sua band pezzi degli Smiths per un terzo della scaletta. ‘Bigmouth Strikes Again’, ‘How Soon is Now?’, in versione ridotta, ma sempre molto incisiva, ‘This Charming Man’, privata degli urletti à la Morrissey, ma soprattutto una ‘There is a Light That Never Goes Out’ da brividi. Avevamo ascoltato già alcune volte questo pezzo live, e almeno un migliaio nella versione studio, ma stavolta l’amalgama che si crea col pubblico è speciale. Johnny lascerà cantare noi presenti ad oltranza sul finale, accompagnandoci con la sua chitarra. È un piacere e un privilegio, per citare il testo, quello di esibirsi in un karaoke accompagnati e incitati da un così grande artista. Dei suoi pezzi da solista ‘Hi Hello’ e ‘Easy Money’ hanno già il sapore dei nuovi classici, in più ci sarà la chicca di un’inaspettata cover dei Depeche Mode, ‘I Feel You’, in una versione molto riuscita. Saluterà in un tripudio di applausi, e il suo successore, Jarvis Cocker, universalmente noto come il cantante dei Pulp, ci darà un po’ di tempo per concentrarci su una partita che sembra non finire mai e che, poco prima che salga sul palco, vira al peggio ed al tragicomico. Nulla di nuovo, stagione dopo stagione. Jarvis ci tirerà subito su il morale con un ingresso che catturerà completamente la nostra attenzione e ci farà subito notare l’istrione che è. Sul palco ci sono i suoi JARV IS, la band che lo accompagna dal 2017 e con la quale ha per ora pubblicato solo un singolo, ‘Must I Evolve’, nel maggio di quest’anno. Proprio il termine EVOLVE, scritto con lo spray verde, campeggerà su una delle casse poste sul palco che già prima del suo ingresso ci faranno capire che lo spettacolo previsto sarà pirotecnico. Nonostante i pezzi proposti siano per lo più sconosciuti, sebbene in gran parte apprezzabili, le cose che ameremo di più saranno la sua performance, i magici giochi di luce, i siparietti col pubblico tra un pezzo e l’altro, i suoi sforzi nel parlare in italiano, per spiegare al meglio al pubblico locale le idee alla base del processo di creazione dei brani. La sua ironia e le lunghissime leve, il completo beige su camicia verde Padania, i capelli svolazzanti, gli occhiali enormi e il suo modo di fare da scienziato pazzo non sono cose che dimenticheremo presto. Rientrerà per l’encore, acclamato a gran voce dalla folla, e nel corso del set darà spazio ad un pezzo dei Pulp, la poco nota ‘His ’n’ Hers’, una b-side apparsa nell’edizione deluxe del disco omonimo. Sarà un gran momento lungo un’ora e mezza, e a tutti quelli che nutrivano dubbi sulla gradevolezza degli show da solista di Cocker, per via della quasi totale assenza di pezzi della sua precedente band, possiamo consigliarlo con tutto il cuore, senza timore di essere smentiti. Così come ci sentiamo di consigliare a chiunque non ci sia mai stato, o si sia preso una pausa, di seguire con attenzione il TOdays Festival, un’eccellenza italiana dalla quale, dopo averlo provato, sarà difficile allontanarsi a cuor leggero.

Andrea Lucarini

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