To Kill A King + Thee Single Spy + Columbus Giant @ 93 Feet East [Londra, 31/Maggio/2010]

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Londra è la città più cara d’Europa, credo. Ma è pur sempre possibile trovarvi qualche piccolo spettacolo che faccia al caso delle nostre, squattrinate tasche. Basta surfare, spulciare, rovistare ogni più remoto anfratto del web e qualcosa salta comunque fuori. Poi, per fare una prima, doverosa scrematura, basta ascoltare con un po’ di pazienza e il gioco è fatto. E anche un anonimo lunedì senza pretese può arrivare a meritare una piccola menzione sul calendario.

Il 93 Feet East è sito nella brulicante Brick Lane, a pochi metri dai negozi della Rough Trade East, nel cuore di quell’East End londinese oggi così di moda. Il locale consta di due sale, una delle quali, quella dei concerti di stasera, mi ricorda abbastanza la nostra Locanda Atlantide, soprattutto per la disposizione del palco. Gente abbarbicata fuori sui tavoli a mangiare, bere, discutere. Gente di tutte le razze, gusti, stramberie e religioni a fare la spola tra lo spiazzo all’esterno e la “Live Room”, pian piano in via di allestimento. Ne approfitto per fare un giro, anche se al mio ritorno trovo il primo gruppo già in azione. Si tratta dei Columbus Giant, quartetto acustico capitanato da Darren Clark, neozelandese d’adozione, alla voce e chitarra, ben affiancato da tre belle e brave ragazze al contrabbasso, violoncello e alla seconda voce. È la gradevolezza di quest’ultima, soprattutto, a rendere particolarmente piacevole lo show, basato su un folk dagli accenti ora malinconici ora allegri e saltellanti. Tra gli ascolti di Clark (stando al myspace) ci sono infatti “Rock and Roll Love Songs of the 60’s” e “The Best of Simon and Garfunkel”. E in effetti la sua musica sembra proprio voler portare a fusione la spensieratezza delle prime con l’animo più meditabondo e curato dei secondi. Autoironici e umili. Bene così.

In pochi minuti sono già pronti i Thee Single Spy. quintetto britannico al debutto autoprodotto. I primi due pezzi mi predispongono bene: la voce del cantante ha sicuramente personalità, scura e teatrale, con alcune affinità con quella di Matt Berninger dei National. E dalla band americana mi sembra che i Thee Single Spy prendano diversi spunti: la tendenza a ricercare arrangiamenti ricchi, attingendo a strumenti inusuali quali fisarmonica e clarinetto (merito di Benjamin Brunel, ottimo anche alla seconda voce) e la caccia a una canzone rock che non perda però mai di vista un appeal più popolare. Il problema è che, all’inizio del terzo pezzo, inizi ad accorgerti che “questo è quanto”. La band esaurisce le idee, non fa che riciclare stancamente quanto espresso poc’anzi: ritmo, melodia, arrangiamento, tutto sembra appiattirsi su di una mediocritas neanche tanto aurea che, nel giro di pochi minuti, li rende tediosi e ripetitivi. Plettrate sempre identiche, batteria forzatamente uguale a sé stessa (d’altronde, i ritmi e le canzoni quelli sono), strutture armoniche paurosamente a effetto déjà entendu. Nuove idee cercasi.

Un discorso simile lo si può fare per l’ultimo gruppo in scaletta, i To Kill A King. Per quanto qualitativamente migliori e più vari dei loro precedessori, anche loro corrono il precoce rischio dell’inaridimento creativo. La band, che qualcosa deve ai TV On The Radio (per quanto anch’essa preferisca arrangiamenti più ariosi, rispetto alla maggiore sinteticità degli americani), dà il meglio di sé in studio (in questo caso, sul myspace), mentre dal vivo soffre di una sindrome simile a quella esposta poco fa nei riguardi del gruppo precedente. Anche qui, inizio incoraggiante e coinvolgente ma presto soppiantato da una generale tendenza all’appiattimento. La voce ha personalità, ma difficilmente può imporsi su brani privi d’ispirazione, con le chitarre che potrebbero andare col pilota automatico: tanto la strada quella è. Buona la prova del bassista, invece. La cosa peggiore è che non è stato un brutto concerto: fosse stato così, sarei andato a casa insoddisfatto ma pur sempre emozionato. Qui invece si sta parlando d’indifferenza quale principale reazione: canzoni non brutte, ma carenti in coinvolgimento emotivo. Spero di poterli riascoltare e ricevere la piacevole notizia di essermi sbagliato.

Eugenio Zazzara

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