Thurston Moore @ Teatro dal Verme [Milano, 9/Dicembre/2011]

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Prima del concerto, stando agli stralci di conversazione origliati tra la fila, il merch table (fornitissimo di uscite Ecstatic Peace) e il bar (a teatro si paga meno rispetto alle sale concerto milanesi), si parla solo del futuro incerto dei Sonic Youth. Vedremo, intanto stasera c’é Thurston Moore e ci si può accontentare. Il Dal Verme ha una sala davvero imponente e dalla mia postazione il colpo d’occhio é davvero notevole. Le poltrocine invece sono un filo scomode e costringono noi spilungoni a delle acrobazie degne dei voli low costs. Zero scenografie, palco scarno e luci ai minimi sindacali. Oggi conta solo la musica e l’acustica della sala pone delle ottime garanzie a riguardo. Speriamo sia con la M maiuscola.

In apertura i Tall Firs, duo indie-folk di New York  sotto l’ala protettrice della Ecstatic Peace e con un prossimo album su ATP Recordings. Partono lentissimi con alcuni pezzi che mi creano sonnolenza, forse perché, a detta loro, il cibo italiano li fa sentire “on drugs”. Poi entra l’arpista del gruppo di Moore a donare uno spettro sonoro leggermente più vario, ma la sostanza cambia di poco. Folk intimista da cameretta e, se il genere non ti fa drizzare i capelli, son dolori. Il punto più alto del set lo si ha con l’entrata in scena del batterista che alza i ritmi e giustifica il prefisso indie ma, a conti fatti, i Tall Firs nei momenti più “spinti“ sembra che suonino delle b-sides del gruppo principale. Su un palchetto più raccolto forse funzionano, qui no.

Qualche minuto per sgranchirmi le gambe e Thurston e compagni sono già sul palco. Due chitarre acustiche, violino, arpa e batteria. Visto il contesto il leader si presenta elegente, ma di quell’eleganza un po’ naïve alla Beck. Da lontanto gli somiglia pure. Visto un piccolo problema con l’hihat del batterista, Moore ci racconta un aneddoto della giornata riguardante un amico, un negozio di cioccolata e un infortunio al polso dovuto ad un trolley, se ho capito bene. Cazzaro e ironico come non lo si é mai visto con i Sonic Youth si dilungherà svariate volte durante il set. Si inizia con un paio di pezzi dal nuovo album piuttosto cupi, con le due donzelle all’arpa e al violino in grande spolvero, e con il batterista che rende più corposi i nuovi pezzi che, a dirla tutta, sull’album si confondono facilmente. Segue un poker da applausi scroscianti che ricorda a tutti che la gioventù sonica scorre ancora nelle vene di Moore: una deragliante ‘Fri/End’ dal piglio college rock, ‘Circulation’ che nel ritornello per qualche strana ragione mi ricorda il marciume dei Mondo Generator di Nick Oliveri che va a spegnersi con dissonanze che hanno poco da concerto acustico e le rockeggianti ‘Queen Bee And Her Pals’ e ‘Patti Smith Math Scratch’ con arpa e violino che non si sa come non soccombono alla furia delle due chitarre, ma anzi alimentano un gran casino sonico che quasi ti aspetti la comparsa di un cacciavite a devastare le chitarre. Tanto che un paio di curiosi lasciano la sala. Nella prima parte del set, tra qualche riempitivo così così, si distinguono ‘Orchard Street’ con una coda noise estrema e l’amore adolescenziale disperato di ‘Psychic Hearts’.

Non fanno a tempo ad uscire che il pubblico li richiama a gran voce. E loro, senza manie di grandezza, si ripresentano sul palco con un pezzo che per dieci secondi circa mi fa pensare ad una cover dei vecchi Radiohead che va poi trasformandosi in una stramba filastrocca e una ‘Staring Statues’ a rotta di collo che probabilmente fa scoppiare qualche timpano. Il rituale di qualche minuto prima si ripete e la conclusione é affidata a due pezzi del 1994 con soprattutto una ‘Ono Soul’ a dir poco vigorosa che va a schiantarsi su se stessa prima di riprendere come se nulla fosse successo. Ben venga andare ad un concerto “acustico“ a teatro se questo vuol dire uscirsene con i timpani fischianti. Magari in forme differenti, ma la gioventù sonica è ancora tra noi.

Chris Bamert

Setlist
1 Blood Never Lies
2 Mina Loy
3 Fri/End
4 Circulation
5 Queen Bee And Her Pals
6 Patti Smith  Math Scratch
7 January
8 Orchard Street
9 Never Day
10 In Silver Rain With A Paper Key
11 Psychic Hearts
Encore 1
12 Pretty Bad
13 Staring Statues
Encore 2
14 Feathers
15 Ono Soul

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