Thom Yorke @ Auditorium [Roma, 21/Luglio/2019]

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Estate 1997. Affitto i CD da quei pochi negozi che ancora lo fanno, Rentun a Ottaviano è il punto di riferimento. Compro cassette e metto sopra tutta la musica che posso. il pomeriggio, se accendo la TV, è fissa sul canale 8. Succede che un giorno passa questo video strano, cartoni animati brutti, disegnati male e abbastanza inquietanti, ma la musica che esce da quelle immagini è una botta al cuore. Sarà la scintilla che farà cambiare le mie convinzioni musicali fatte solo di Seattle, metal e una valanga di punk rock.

Ottobre 2000. Le abitudini sono cambiate, si ascolta di tutto nel mio stereo. La bellezza di assaporare altre sonorità, riconoscersi in altri suoni e non più solo in quelli delle chitarre fa ampliare il mio gusto musicale. Si cresce non solo anagraficamente d’altronde. Ma esce “Kid A”, e rimescola tutto di nuovo. Per sempre.

Luglio 2019. Sono passati molti anni da quando quel disco, uno di quelli che stanno sulla mia mano fatta da 5 dita, è entrato a far parte della mia vita e l’ha rivoluzionata. A questo penso mentre mi dirigo all’Auditorium per ascoltare per la prima volta un concerto di Thom Yorke senza i Radiohead, e penso ai due album solisti, alla parentesi degli Atom For Peace e alle varie uscite discografiche che ho ascoltato nel tempo che però non mi hanno mai particolarmente colpito. Ma soprattutto penso se quello che ascolterò stasera, mi farà ritornare alla mente, mi farà ricordare quel sapore della scoperta di qualcosa di nuovo di cui due volte Thom Yorke mi ha fatto dono. Arrivo al concerto in ritardo a causa di incomprensioni e parole non chiare, è appena cominciato, e mi ritrovo catapultato di corsa e di fretta in questo enorme bozzolo di suono, colore e immagini che mi stordisce e mi lascia appeso per tutta la durata dei primi due brani. È con “Impossible Knots” che ritorno di nuovo con i piedi sugli scalini della Cavea e comincio a sentirmi a mio agio tra la folla che è venuta in massa ad ascoltare il progetto messo in piedi per questo tour dal nostro eroe insieme al suo fido produttore Nigel Godrich e dal visual artist Tarik Barri. Ed è con la bellissima “Black Swan” che comincio a cercare quel sapore che però non troverò: and this is fucked up, fucked up. Ma no invece, non è andato tutto a puttane, è solo che quello che speravo non è arrivato. Il concerto va avanti, il pubblico non può non apprezzare e infatti così sarà per tutte le due ore in cui i 3 sul palco faranno ballare, ondeggiare, chiudere e aprire gli occhi sulla musica e sullo schermo alle loro spalle che ininterrottamente trasmetterà immagini che danzano e si appiccicano perfette con le note che si diffondono nell’aria romana. Tra le canzoni dei due bis che chiuderanno il concerto ci saranno i momenti più alti della serata, “Dawn Chorus” dall’ultimo “Aenima” e “Suspirium” dalla colonna sonora del film di Guadagnino; tutte e due suonate col piano da Thom, che lasciano la bellezza del suo canto ai soli tasti del piano e poco altro. È finito. Thom Yorke ringrazia il pubblico romano che lo abbraccia e lo tiene stretto sapendo che concerti simili, progetti di questo calibro, difficilmente passano dalle parti della capitale e quando si ha la possibilità di parteciparvi, è quasi un dovere farlo di fronte a tutta la bruttura che c’è in giro. Perché quel sapore, anche se non è nuovo, è comunque un piacere poterlo gustare.

Marco Andreoni

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