This Is Rap @ Villa Ada [Roma, 8/Luglio/2017]

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Sono almeno duemila le persone presenti questa sera a Villa Ada per Villaggi Possibili. La manifestazione presenta ancora qualche strascico del ritardo forzato nell’allestimento, ma grazie al gran lavoro di tutto lo staff, ci accoglie al meglio per l’appuntamento con il live dei Good Old Boys. L’evento è un happening vero e proprio. Questo perché il rapporto che lega i Colle Der Fomento alla loro città è molto forte. Un vincolo sempre presente che dal 1994 li ha guidati nell’opera pioneristica della diffusione della cultura hip hop nella capitale prima e nel resto d’Italia poi. I primi passi con Ice One, Piotta e la formazione della Taverna Ottavo Colle, l’isola felice del Flaminio e l’interregno del Rome Zoo. Poi ancora i dischi e tanta altra strada, fino ad un’attualità fatta di live e di collaborazioni, nell’attesa estenuante ed oramai decennale di un nuovo album. Una missione condivisa all’inizio con un piccolo gruppo di persone e che ha visto crescere nel tempo la propria azione, fino ad affermarsi nel cuore e nell’immaginario collettivo tra i punti cardine di un movimento sempre più ampio. Un’appartenenza che è sempre stata al di fuori della moda del momento e che da molti anni, dopo una parentesi “mainstream” iniziale, è riuscita a sfuggire persino alle logiche di mercato, puntando in una totale autoproduzione artistica, commerciale ed esecutiva del progetto. Depositari di una cultura, di un’attitudine che ha le proprie radici ben salde nelle quattro discipline che la compongono e che quindi vuole mantenersi pura, sfuggendo alle degenerazioni moderne della mercificazione del concetto di Hip Hop. Una spinta dal basso che non si ferma e che si compie nella forza del messaggio che esprime. Non è solo un problema della differenza tra vecchia e nuova scuola, ma è l’essere stati così tanto in cattedra durante la prima, da non poter essere altro che un esempio per la seconda. La forza dei contenuti. La gente di Roma lo sa ed è per questo che li ama. Perché è solo amore se amore sai dare.

La serata ha inizio presto. Poco dopo le 20 viene proiettato il documentario “Digging New York”, realizzato nel 2015 da Danno. Si tratta del racconto di un suo viaggio nella Grande Mela alla ricerca delle radici della cultura hip hop e dei luoghi che si trovano nell’immaginario di ogni vero appassionato del genere. Visita e descrive i quartieri simbolo, come il Bronx, Brooklyn, Staten Island, Harlem e Manhattan. Incontra sia personaggi storici che nuove leve, snocciola aneddoti interessanti e dimostra che, al di là della patina che ci giunge oggi, c’è ancora molto dello spirito che ha concepito ed alimentato l’evoluzione della Scienza Doppia H. Molto interessante. Al termine ci si sposta per il live. Le aperture sono tutte notevoli, non superano la mezzora di durata e si susseguono senza pause. Il warm-up tocca a Dj Stile, che in un concentrato di tecnica e buon gusto, confeziona un set di grande qualità. Alien Dee prenderà il suo posto dimostrando il motivo per cui è considerato il più grande human beatbox che ci sia mai stato in Italia. La facilità con cui crea e compone con la voce veri e propri moduli di sessioni ritmiche è impressionante. Riproduce basso, batteria e sassofono, simula piatti ed effetti, improvvisando con precisione e timbrica perfetta. Gioca a fare il juke box e ad accontentare le richieste dei presenti. Talmente bravo da suscitare lo stupore generale e da far esclamare ad una mia vicina esterrefatta, rivolgendosi alle amiche: ”Anvedi che sta affà quello!?!”. E-Green sale sul palco alle 22.30, accompagnato dal giovane e talentuoso DJ P-Kut. Fantini sputa nel microfono con un’intensità rara. Si agita e si dimena passando in rassegna i suoi classici: “Milano-Roma pt.2”, “Come? Scusa?”, “Testa o Croce”, “Hip Hop”, “Rap Italiano”, “Smooth Operator”, “Tranne Me” solo per citarne alcuni eseguiti. Il gran finale con “Intro (È davvero meglio che scendi)” chiude alla perfezione una performance di livello, che lo conferma tra i migliori rapper nel circuito hardcore attuale, soprattutto sul palco. Ora tocca a Lucci accompagnato da Dj Ceffo. I due ex-Brokenspeakers riportano al centro del villaggio il core de Roma. I brani proposti provengono per lo più dall’album solista “Brutto e Stonato” come ad esempio la titletrack, “Novecento”, “Testamento”, “Cingolati”, “Resta con Me”, “Spaccaossa” e “Ancora Giorni Freddi”. Non mancano i brani nuovi come “Boombap” e “Shibumi”, ripescaggi dei Broken come “Poco di Buono” e la chiusura affidata alla oramai celeberrima “Nun Te Riesce”. Un live che coinvolge ponendo l’accento sui contenuti e che lascia ben sperare sul futuro artistico della barba della magliana e il suo fido compare.

Alle 23.30 i djs dei Good Old Boys fanno il loro ingresso sul palco. Dj Baro e Dj Craim scaldano per pochi minuti le ruote d’acciaio dei loro piatti ed i presenti con qualche brano, iniziando ufficialmente lo show con una versione rielaborata di “Prova Microfono” che accoglie gli mc’s. Non è facile spiegare l’impatto che genera la combo quando si aziona, ma è palese che qualcosa è cambiato. Danno e Kaos aggrediscono la scena sia liricamente che fisicamente, Masito è più riflessivo, ma modula frasi come macigni. I tre si incastrano alla perfezione, con mestiere e sapienza, provocando grande emotività. Le basi sono avvolgenti, ora più simili alle originali, ora totalmente stravolte, mentre i suoni sono densi e profondi tanto da riuscire a scuoterti fin dall’interno. Tutto acquista spessore e l’asticella si alza. I brani presentati sono sia i classici di Kaos che quelli del Colle, sempre ad incastro, alternati tra loro e completati con strofe di altri loro brani, fino quasi a chiudere un cerchio. Sul palco c’è la miglior rappresentazione possibile in terra nostrana di due delle quattro discipline evocate in precedenza. Una menzione particolare va a Kaos, uno che nella sua lunga storia artistica le ha incarnate tutte e quattro, essendo stato anche dj, breaker e writer, oltre ad essere l’mc con la voce rauca più incredibile della storia del rap italiano. Un gigante! Per citare qualche brano eseguito tra i suoi direi: “la Zona Morta”, “Dottor K”, Prison Break”, “Distanze” e “L’Anno Del Drago”. Tra quelli del Colle: “Ghetto Chic”, “Capo Di Me Stesso”, Più Forte delle Bombe”, “Quello Che Ti Do”, “Solo Hardcore” e “Il Cielo Su Roma”. Da segnalare anche una bella versione di “Sergio Leone” impreziosita dalla strofa inedita di Kaos e gli altri brani nati dalle loro collaborazioni passate come “Ciao, Ciao”, “Firewire”, e “La Fenice”. Nei giochi degli incastri  dei brani trovano spazio anche classici come “Piombo e Fango” e strofe di brani meno conosciuti come “Occupy All Mic” e “Deragliamento Personale”. Il pubblico è totalmente preso e Danno nelle pause saprà aizzarlo a dovere al grido di “Su le mani tutti quanti i massicci!” e “Roma ce stai o no?”. Nell’arco della serata non mancheranno i doverosi omaggi anche per coloro che hanno scritto la storia e che ora non possono più raccontarla, come Crash Kid, Giaime e Primo Brown. Per quanto riguarda Primero il ricordo si fa brivido profondo. Danno arringa più volte la folla per rendere il giusto tributo al king recentemente scomparso e saranno proprio le note della sua voce in “Carne Da Campagna Elettorale” i titoli di coda di un concerto entusiasmante. All’una e dieci, è il momento di trasferirsi nella zona antistante del D’Ada Club per continuare la festa e godersi l’after proposto dalle crew di Welcome To The Jungle e Sweat Drops. Saranno le loro selezioni e le incursioni degli mc’s, a coinvolgere i superstiti fino alle quattro del mattino, rimandandoli a casa sfatti e contenti. Compreso anche chi ve lo ha raccontato. Ebbene sì, questo e Rap!

Cristiano Cervoni

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