These New Puritans @ Circolo degli Artisti [Roma, 8/Aprile/2010]

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E io che avevo intenzione di scrivere un bel report, dettagliato, appassionato. E invece: bluff. Meglio i puritani veri, i protestanti calvinisti. Almeno c’era coerenza, una parvenza di identità. Di questi nuovi puritani non rimangono che due dischi esaltanti, aritmetici, cardiopatici, irregolari: ma la sensazione è quella di una gigantesca, asfittica presa in giro. Dopo uno dei peggiori concerti mai visti da queste parti. Cominciamo dalle luci. Invadenti, da emicrania, non si riusciva a tenere gli occhi sul palco. “Va bene la timidezza, ma lasciateci vedere il concerto” mormora un amico alla mia destra. Una scatola folle, pretenziosa, lampi accecanti e inspiegabilmente scollegati dalla performance, trenta, quaranta flash a canzone. Volumi regolati coi moncherini: del cantato, già di per sé anomalo, non si sente praticamente nulla. Quando gli altri strumenti si zittiscono, in passaggi come ‘White Chords’ o ‘Orion’, la voce di Jack Barnett si rivela insufficiente, debole, il soffio stonato di una capra già dissanguata a metà (vogliono passare loro per esoterici, con tutte quelle tiritere sulla numerologia e la cabala: fumo negli occhi). Oltre al fatto che, caro Barnett, impara a stare su un palco. Non ti si poteva guardare. Da un frontman ci si aspetta che catalizzi l’attenzione in sala, non che lasci spazio a strani paragoni con le mummie o il cadaverico Christian Bale di “The Machinist”. Vitalità sottozero, occhietti socchiusi, vocina flebile e, negli stacchi, una montagna di cazzate incomprensibili sparate nel microfono col reverbero a palla che confondeva e sbiascicava tutto. Di quelle ritmiche serratissime e no wave, degli arrangiamenti minimalisti e delle melodie medievaleggianti che ho ascoltato per tutto il giorno, non resta nient’altro che una batteria prepotente e mal dosata, oltre a un sincero imbarazzo dal secondo brano in poi. Non c’è molto altro da aggiungere. Su di loro, hanno detto che sul palco sembrano i roadie che fanno un sound-check. Se ne vanno con un “rest in peace” sibilato alla volta del pubblico. E io ho appena saputo del decesso di McLaren. Dio ci salvi.

Filippo Bizzaglia