The Peawees @ Freakout [Bologna, 22/Dicembre/2018]

1014

L’ultima volta che avevo visto i Peawees correva l’anno 2009, al Mads di Roma. Quasi 10 anni… fa impressione scriverlo. Nel frattempo i loro due ultimi dischi ‘Leave It Behind’ (2011) e ‘Moving Target’, appena uscito, hanno girato sul mio piatto e meno romanticamente su Spotify per centinaia di volte. Il nuovo l’ho anche votato come disco dell’anno proprio su queste pagine (non è un caso che sia finito all’ottavo posto della Top 50 di Nerds Attack!) quindi diciamo che posso definirmi un vero fan. Sinceramente mi aspettavo molta più gente ma complici le vacanze di Natale non saranno presenti più di 60/70 persone, davvero poco per gente del loro calibro, senza ombra di dubbio anzi la più grande rock and roll band in Italia per songwriting, presenza scenica, stile: tutto insomma. Scaldano la serata i The Innocent, un punk rock ordinario, vigoroso ma che mi lascia qualche sbadiglio di troppo in bocca. Non mi piacciono, diciamola tutta, inutile girarci intorno. Banchetto del merchandise dei Peawees davvero succoso con vari 45 giri ma le mie tasche, già vuote dopo la frenetica corsa agli acquisti natalizi, se ne possono permettere solo uno. Scelgo il nuovo ‘Walking Through My Hell’, brano apripista del già incensato ultimo lavoro. Fanno tutto da soli i Peawees, non hanno roadies, bastano due fili allacciati e “noi ci siamo”. Butto l’occhio alla scaletta che hanno fissato in terra per vedere a che punto faranno “Leave This Place”, semplicemente il loro miglior brano tratto dal loro ultimo disco. Niente. Non c’è. Chiedo pure spiegazioni ma non mi cagano. Ma come si fa? Tocca alla superba ‘Road To Rock and Roll’ fare da battistrada a quello che sarà uno dei quei concerti difficili da dimenticare. Il Freakout che aveva sonnecchiato fino ad allora sobbalza immediatamente ed è davvero impossibile non farsi prendere dal magnetico turbinio degli spezzini. La scuola è quella americana degli anni ’50 e ’60 rivisitata in una chiave sporcata di punk. Sono poche le band che hanno dei brani come ‘Stranger’ (direttamente dai fifties sul serio!) o la bellissima ‘Memories’ con cui potrebbero campare di rendita per tutta la vita. Da bravi amanti della storia del loro genere musicale mischiano il concerto con varie cover tra cui ‘Get Off Of My Cloud’ degli Stones, una splendida e caramellosa ‘Da Doo Run Run’ delle Crystal seguita da uno dei brani soul più coverizzati di sempre ovverosia ‘Bring It On Home To Me’ scolpita da Sam Cooke (da non dimenticare la versione degli Status Quo), che stasera ci sta bene come il panettone soprattutto per come la canta Hervé. Benissimo, cioè. Sul palco la presenza è essenziale ma possente. Hervé Peroncini, leader maximo, trasmette amore per la band, si vede che è innamorato della sua voce e delle sue canzoni. ‘Wild About You’ la cantano tutti così come la semi languida ‘Don’t Knock At My Door’. ‘Say Mama’ (Gene Vincent) promette e mantiene sfracelli mentre chiude la prima parte della concerto con prepotenza ‘Dead End City’ dall’omonimo disco del 2001. Applausi e giubilo. La discesa dal palco e l’attesa per i bis dura dieci secondi, tanto è la voglia di suonare. Arriva così il mega singolo ‘Walking Through My Hell’, davvero eccezionale in sede live e chiudono anche con più foga le vecchie ‘Ready To Go’ e ‘By My Side’, due bombe a grappolo, a impreziosire un set eccellente. I Peawees dimostrano ancora una volta di essere di una categoria superiore a tutti in Europa e anche nel mondo per il loro genere dove rasentano la perfezione assoluta. Io chiedo ancora ‘Leave This Place’, loro danno il 5 a tutti i presenti e finisce che me la canticchio in macchina.

Dante Natale

Foto dell’autore