Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra @ Circolo degli Artisti [Roma, 7/Aprile/2010]

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È di nuovo di scena il Canada al Circolo degli Artisti: questa volta, dopo gli Hidden Cameras (HC) da Mississauga, nei pressi di Toronto, di pochi giorni fa, tocca ai Silver Mt. Zion (SMZ), gloriosa costola dei gloriosi Godspeed You! Black Emperor (GY!BE) da Montreal, e al loro estatico post rock da camera.

Si inizia alle 22, i cinque si sistemano sul palco in posizione quasi circolare in modo da potersi guardare gli uni gli altri e, dopo qualche minuto trascorso a sistemare un piccolo problema tecnico (“Everything breaks”), attaccano col violino distorto di ‘I Built Myself a Metal Bird/I Fed My Metal Bird The Wings of Other Metal Birds’ (IBMAMB/IFMMBTWOOMB), due brani tratti dall’ultimo (bel) lavoro ‘Kollaps Tradixionales’ (KT), alla fine dei quali, dopo il convinto applauso, inizia il primo botta e risposta tra il pubblico e Efrim Menuck (EM), che si rende disponibile a rispondere a qualsiasi domanda. Così, dopo un breve momento di incertezza, iniziano ad arrivare le prime domande e Menuck si diverte a rispondere inscenando una specie di cabaret (o meglio stand-up comedy). Si parla così (ovviamente male) un po’ di tutto: da facebook (“such a bad thing“) al Presidente del Consiglio (PdC) coi capelli finti color melanzana (che, pur non essendo un suo problema, fosse per lui “andrebbe impiccato con l’uccello in bocca”), dall’atteggiamento quasi sempre inconcludente di chi si lamenta del proprio governo fino ad argomenti estremamente scabrosi come gli U2 (U2). Le provocazioni sono molte, ma sono fatte tutte con estremo rispetto e devo dire che Menuck ha doti da showman del tutto inaspettate, nonostante, dopo l’ennesimo di questi siparietti, qualcuno tra il pubblico inizia a lamentarsi e a chiedere di suonare. E ogni volta che riprendono, qualsiasi suite venga suonata, sia essa ‘Black Waters Blowed/Engine Broke Blues’ (BWB/EBB) con i suoi dolci violini barocchi iniziali mescolati a dissonanze in stile Glenn Branca (GB), sia essa ‘God Bless Our Dead Marines’ (GBODM) con il suo commovente finale corale a canoni, l’effetto è sempre quello di arrivare contemporaneamente sia al cuore che al cervello del pubblico. La voce di Menuck non sarà apprezzata dai puristi del bel canto, ma possiede un’emotività e una sincerità difficilmente eguagliabili. Batteria, violini, contrabbasso e chitarra elettrica si mescolano alla perfezione sia nei momenti più delicati che in quelli più roboanti (l’esecuzione di ‘‘Piphany Rambler’ (‘PR) è magistrale da questo punto di vista). La lunga nenia ipnotica di ‘1000000 Died To Make This Sound’ (1MDTMTS) è l’adatta chiusura del set prima del memorabile bis con i quindici epici minuti di ‘There Is A Light’ (TIAL), che, librandosi al cielo con i suoi gospel accorati in stile Spiritualized (S), è il vero gioiello dell’ultimo album e la conclusione più appropriata per una serata davvero memorabile.

Daniele Gherardi (DG)