Thee Oh Sees @ Circolo Magnolia [Milano, 7/Giugno/2017]

259

Che i Thee Oh Sees siano una delle band più prolifiche degli ultimi cinque anni è cosa nota a tutti i musicofili. Non deve quindi stupire il fatto che, a soli sei mesi dall’ultima fatica discografica e a dieci dalla penultima, la band capitanata da John Dwyer abbia annunciato, per la fine dell’estate, la pubblicazione di un nuovo album che ufficializzerà anche l’ennesimo cambio di nome della band, questa volta in Oh Sees. Notizie a cui in qualche modo la band ci ha abituato, che sono arrivate nelle ore che precedevano la prima delle due tappe italiane del tour, quella al Circolo Magnolia di Milano (la seconda, l’indomani, al Beaches Brew di Marina di Ravenna). Il quartetto si è presentato puntuale sul palco, davanti a un pubblico più ampio di quello presente per i Pond, occupandone praticamente solo metà: Dwyer sulla sinistra, Hellman in uno spazio angusto dall’altra parte, al centro la batteria di Rincon e Quattrone. La band ha cominciato a martellare senza soluzione di continuità a partire da ‘Plastic Plant’: l’acustica ha esaltato le grandi doti tecniche dei quattro, rendendo il sound anche un po’ più robusto rispetto a quanto percepibile su disco, specie nei passaggi più psichedelici. Subito in grande spolvero Hellman, col suo basso a disegnare lo scheletro di brani spesso proposti con leggere modifiche, mentre Dwyer ha lasciato passare qualche minuto prima di iniziare a impreziosire i brani con assoli e distorsioni. ‘Tidal Wave’ e ‘Toe Cutter – Thumb Buster’ hanno offerto, in tal senso, più spunti a un Dwyer poi diventato autentico mattatore della serata, mentre la coppia Rincon-Quattrone continuava a picchiare la batteria conservando sempre una sintonia perfetta. Non poco rivisitato ‘The Dream’ che, col suo fluire lungo sette minuti, è sembrato quasi una lunga jam session, fra le urla di Dwyer e un ritmo impetuoso e incalzante. Il passo sghembo di ‘Encrypted Bounce’ ha catapultato gli ascoltatori in atmosfere allucinate, spezzate solamente da una breve deflagrazione nella seconda parte. Il bilanciamento fra il garage e le sonorità lisergici che contraddistinguono lo stile della band ha rappresentato uno dei punti di forza principali di un live pressoché impeccabile. Nel finale, i suoni profondi di ‘Sticky Hulks’ sono stati il sottofondo di un lungo trip terminato solo dopo la meravigliosa ‘Contraption/Soul Desert’, che in live ha ampiamente sforato i dieci minuti, grazie a una fase centrale sorretta quasi soltanto da batteria e basso ampiamente dilatata che ha preceduto lunghi e impressionanti assoli. I Thee Oh Sees hanno chiuso così il concerto: poco più di dieci brani e nessun bis per circa novanta minuti di live giocati su livelli vertiginosi e davvero difficili da raggiungere per chiunque. Siamo tornati a casa con i mezzi pubblici e, come accade pochissime volte, senza ascoltare musica in cuffia: non avremmo potuto ascoltare qualcosa di migliore.

Piergiuseppe Lippolis

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here