The Yum Yums + Senza Benza @ Mads [Roma, 7/Novembre/2009]

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Il nome dice tutto, inutile girarci intorno, i norvegesi The Yum Yums sono la miglior power pop punk band in giro e fialmente ho avuto l’occasione di vederli. Erano venuti a primavera come backing band di Vibeke Vaugestad (leggi). Di quel concerto mi aveva davvero colpito come sapesse stare sul palco Vibeke, che degli Yum Yums è apprezzata tastierista (e io sono Ricky Wakeman), corista e ballerina meravigliosa, ma quella sera avrei volevo anche sentire brani degli Yum Yums. Cosa che non accadde.

Ad aprire la serata in un Mads davvero pieno ci sono i Senza Benza, la storicissima band flower punk di Latina. Quasi inutile ripercorrere qui la loro carriera che non ha avuto il successo che meritava. Nessuno come loro in Italia e in Europa. Le prime ottime avvisaglie con ‘Peryzoma’, il secondo ‘Gigius’, il miglior disco punk rock mai uscito in Europa, il terzo ‘Deluxe…’,  altrettanto bello mixato da Daniel Rey e Joey Ramone, l’infelice (ma solo commercialmente, i brani funzionavano) svolta beat in ‘Volume 4’ e l’ultimo più che buono ‘Uppers’ del 2004. Oggi sono una band che fa solo concerti, o almeno così mi hanno detto in una intervista di un annetto fa (leggi). Rivederli per l’ennesima volta fa comunque sempre piacere. E allora via con ‘The Riot Grrl’, l’anthem di ‘Zuma’s Tree’ e un sacco di brani dal primo album come ‘See The Light’, mentre dall’ultimo ‘Uppers’ credo sia stata fatta solo ‘Mr Slowhand’. Suonano benisismo i Senza Benza, attaccano le canzoni una dietro l’altra, fanno medley, ma poi la sfiga arriva. Prima si rompe una chitarra, poi un’altra e alla fine decidono di completare il concerto solo con una. Mi tagliano però ‘Back In The U.S.S.R.’ dalla scaletta ma ‘Great Big World’ sul finale ha scaldato i cuoricini di noi cresciuti in provincia di Latina ascoltando il punk rock dei Senza Benza.

The Yum Yums ora. Un paio di nerd incalliti si ritrovano a farmi compagnia per una serata che si prospettava “solo” divertente e che è finita in una festa senza fine. Gli Yum Yums riversano una manciata di brani bubblegum da far invidia a chiunque, praticamente irresistibili in ogni ritornello, in ogni riff, da ‘Good To Be True’, ‘I Wanna Be The One’, ‘Back To Rosie’, ‘Crazy Over You’, ‘Be My Baby’, ‘Come On, Come On’, ‘Get Ugly’, ‘Rock And Roll Tonight’, ‘I Lied’. Ma la lista è inutile da fare, meglio parlare di come questi ragazzi stanno sul palco. Il loro show è puro divertimento, una festa di compleanno tra amici, un party a casa, sorrisi dal palco e saluti per tutti, Vibeke spettacolo a sè, con i suoi balletti, le sue risate, i suoi sorrisi infiniti, il bassita che canta come se fosse in un gruppo death metal, il chitarrista che ha il taglio di capelli più nerd e orripilante del mondo che si spara le pose di Johnny Ramone guardando il DVD dei Ramones sul maxi schermo, Morten Henrikesn alla voce perfetta, di chi la sa lunga su come si masticano le gomme. Canzoni come coriandoli, ritornelli come zucchero filato e un pubblico composto che balla, canta, si mette la mano sul cuoricino ai ritornelli più dolci, batte il piedino, applaude, canta, si diverte, senza spingere, senza parlare ad alta voce, senza spocchia, senza un cazzo di di desiderio che non sia quello di stare lì a sentire i norvegesi Yum Yums. Il finale è stato davvero da festa. Scendono dal palco, una ragazza che sa il fatto suo li spinge di nuovo sopra e loro fanno altri 4 pezzi a richiesta facendoci sceglire tra cui ‘Walking Out On Love’ (l’avrò scritto bene stavolta il titolo?) di Paul Collins e ‘All Kind Of Girls’ dei The Real Kids in cui fanno salire le ragazze sul palco per fare i cori e ballare. Unica pecca:nessun brano di Vibeke. Gran peccato. Finisce con baci abbracci tra noi e loro con Vibeke a ballare brani delle The Supremes appena scesa dal palco e io a chiedere una foto che lei mi concede abbraciandomi. E io non so più dove sono. Grazie a chi ha portato questa band a Roma e a chi c’era e ha assistito al concerto con il giusto spirito.

PS. Questa serata è stata organizzata in coppia con l’evento del giorno dopo, il concerto cioè dei Queers a cui non ho potuto partecipare causa febbre. Ce ne scusiamo con il locale, gli organzizatori, le band e il pubblico.

Dante Natale