The Yawning Man @ Sinister Noise Club [Roma, 17/Giugno/2011]

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Non me ne vogliano i volenterosi partecipanti del “Miles Away Festival”, due giornate all’insegna delle sonorità heavy-psych, in programmazione nel sempre attento Sinister Noise Club, ma quando all’una di notte gli amplificatori sprigionano le prime note degli Yawning Man tutto cio che è stato viene spazzato via all’istante. Troppa la differenza di categoria, tra il terzetto californiano e gli altri protagonisti della serata. Ad aprire la notte di questo venerdì 17 erano stati i Turbomatt, ma li ho persi. I Tarsvs, quintetto capitolino influenzato da sonorità hard seventies condite qua e là da schegge psichedeliche assembla un set onesto, privo di lampi folgoranti, dominato dall’esibizione di un bassista veramente in palla. Bella la maglietta dei Foghat sfoggiata dal frontman, ma nulla più.

I Blaak Heat Shujaa, formazione d’oltralpe con alle spalle un esordio discografico prodotto da Scott Reeder (Kyuss, The Obsessed), calcano il palco per cinquanta minuti, durante i quali danno vita ad uno show, seppur con alcune ombre, sicuramente positivo. Una miscela di lunghe cavalcate psichedeliche con bruschi stacchi e interruzioni anomale e di doom pesante e pastoso. Antoine Morel-Vulliez al basso assomiglia nei suoni, più a Peter Hook o Justin Chancellor che a Nick Olivieri. Una variante questa del basso “pulito” che dona al gruppo un suono personale e audace. Antoine puntella come un martello il lavoro di Thomas Bellier, che oltre ad essere il chitarrista è anche un pessimo cantante, pecca questa che penalizza enormemente il terzetto. Una discreta band con un potenziale, se sviluppato a dovere, che può far fare il salto di qualità. Simpatici e gentili sfoggiano qualche frase in italiano, ma la tirano un po troppo per le lunghe.

La scintilla che da il la all’intera scena desert/stoner scaturisce negli anni ’80 da una cerchia di amici che ama jammare per ore nel bel mezzo del deserto californiano. Si parte su un paio di van con strumentazione e generatori di corrente e si da vita a feste improvvisate dove alcool e fumo si fondono a meraviglia con la musica particolarissima degli Yawning Man. La formazione originale con Gary Arce, Alfredo Hernández e Mario Lalli non registrerà mai su disco all’epoca, rimarranno nella memoria questi “generator parties”, esperienze irripetibili dove la psichedelia prettamente strumentale filtrata da schegge di surf, space, jazz e musica indiana influenzeranno indelebilmente i giovani Josh Homme, Brant Bjork e John Garcia. Dei lunghi viaggi di rock languido e mistico. Sul palco del Sinister Noise salgono Mario Lalli, Gary Arce e un fenomenale Bill Stinson e non il drummer originale Hernandez come pubblicizzato. É Gary Arce con il suo modo delicato di accarezzare le corde con il pollice a dare l’impronta alla musica, un tappeto morbido e sognante che viene aggredito da Mario e Bill con impeto. Le accelerazioni vertiginose della sezione ritmica danno una forza dirompente a queste lunghe cavalcate, ma è sempre Gary a dettare la direzione, è un gioco di sguardi tra lui e Mario a dirigere la jam in territori inesplorati. È un rock libero da gabbie, da schemi, da mode, è musica unica, vedere Lalli al basso, con le sue manone a violentare il Fender bianco con l’adesivo I Love Sardegna è un’esperienza che vorrei provare tutte le sere. Mi ha emozionato vedere quell’omone chiudere gli occhi e lasciarsi andare al ritmo indiavolato del suo strumento. Lalli nei Fatso Jetson è un chitarrista formidabile ma qui al basso non è da meno, un musicista fantastico, e mi fa un po male sapere che non ha avuto il successo (commerciale) che si meriterebbe. Dice di lui Josh Homme: “He’s my favourite guitar player in the world, because he’s so original. Like I have a certain lead flick that I do all the time, and it’s from him”. Non è un caso che i Kyuss abbiano coverizzato ‘Catamaran’ degli Yawning sull’ultimo ‘…And The Circus Leaves Town’ e che ‘N.O.’ degli Across The River, primo gruppo di Lalli, appaia sulla pietra miliare ‘Sky Valley’. Purtroppo la serata è stata penalizzata da un fastidioso ritorno che fischiava come un ossesso negli ampli, ma come avrete capito lo spessore di questo trio andava ben oltre i problemi tecnici ed è per questo che non si poteva mancare, siate dannati voi assenti ingiustificati.

Alessandro Bonini

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