The xx @ Postepay Sound Rock in Roma [Roma, 10/Luglio/2017]

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È come se vai su uno di quei siti che recensiscono ristoranti, ne selezioni uno, vai a leggere le valutazioni degli utenti e sono tutte negative. Nessuna che ti dia un barlume di speranza. Eppure il menu ti sembrava stuzzicante, nei piatti c’erano molti dei tuoi ingredienti preferiti ed essendo tu un riottoso per natura decidi di sederti comunque al tavolo e dargli un’opportunità. Ovviamente il pasto sarà uno dei migliori che ricordi in tempi recenti. Non spaventatevi, Nerds Attack! non ha aperto una rubrica culinaria, ma questa metafora calza a pennello per raccontarvi lo stato d’animo col quale siamo andati ad ascoltare gli XX, di ritorno a Roma dopo sette anni. Tutti coloro che conoscevamo e che avevano avuto la possibilità di assistere a un loro show li avevano bocciati senza appello, come uno studente somaro, ma nella nostra valutazione non prenderanno cinque stelle soltanto al termine di un combattuto ragionamento.

Arriviamo alle Capannelle e siamo felici di esserci. L’estate, anche concertistica, è entrata nel vivo ed avremo la possibilità, grazie al cartellone di Rock in Roma, sempre molto interessante, di non pensare al fatto che l’indomani dovremo spegnere una candelina in più. Finalmente potremo farci un’opinione live in merito a questo trio londinese che, senza esagerare, ha cambiato il modo di approcciarsi all’elettronica di un’intera generazione, di spettatori e musicisti. Al palco fanno da sfondo degli enormi specchi rettangolari e girevoli, posti lì per omaggiare la cover del disco al quale questo tour fa da supporto, ‘I See You’. Intorno alle 22.15 il trio sale sul palco. ’XX’, il loro esordio fulminante, suona ancora così bene che nella setlist di questa sera sarà saccheggiato a dovere, con tanto di apertura (‘Intro’, what else?) e secondo brano (‘Crystalised’), giusto per far ricordare chi sono a chi è capitato lì per caso. Sin da subito ci rendiamo conto di due cose: l’entusiasmo dei presenti e il calore che tributano al trio è di molto maggiore rispetto a quanto chi non sia stato a un loro live potrebbe immaginare; i volumi e gli arrangiamenti sono idonei ad una location molto grande e all’aperto, segno che nel corso del tempo hanno preso le misure anche ai palchi di dimensioni maggiori, “costretti” a presentare la loro proposta a un’audience sempre più vasta. Il suono non si disperde ed esce potente, si crea da subito la giusta atmosfera, che poi è il loro punto forte, anche grazie a giochi di luce ed effetti ottici tra i più suggestivi che ricordiamo, sapientemente dosati e proposti in crescendo, come fosse uno spettacolo di fuochi d’artificio. Ci sarà spazio per ‘Loud Places’, hit del disco da solista di Jamie, che per riconoscenza alla band ha usato nella sua avventura personale il nick Jamie XX, e per una scaletta in gran parte incentrata sul primo e terzo disco, bypassando quasi del tutto il mediano ‘Coexist’, con soli tre pezzi sui diciotto eseguiti. Andando avanti con lo show si crea qualcosa di magico, speciale, raro, tra il trio orchestrato da Jamie Smith, alle spalle dei due sodali, e il pubblico. Romy Croft, l’anima femminile, racconta di essere stata la sera prima al concerto di Lauryn Hill e di avervi assistito dalla stessa posizione dove siamo noi ora; Oliver Sim svela di aver partecipato, sempre tra la folla dell’ippodromo romano, ad un datato live degli White Stripes. Sono su un palco e hanno successo, ma hanno la nostra stessa passione per la musica, prodotta, ma anche ascoltata live. Percependola dalle loro parole, ci si affeziona anche al lato umano, oltre a quello artistico. Mancavano a Roma da anni e si scusano per questo, con noi, ma anche un po’ con loro stessi, vista l’accoglienza ricevuta. Romy ci obbliga al raccoglimento, suonando ‘Performance’ in solitaria, chitarra e voce, strappando una dose infinita di applausi. Iconicamente in total black, il trio deve bloccare il normale andamento del live dopo ‘On Hold’, a causa di applausi e fischi assordanti che durano oltre un minuto. L’entusiasmo e l’apprezzamento sono ai massimi livelli e se lo sono meritati emozionando i presenti con un’esibizione pressoché perfetta. Chiuderanno con ‘Angels’, lasciandone parte alla voce del solo pubblico, ma non si concederanno per l’encore, senza lasciare nemmeno la speranza, visto che la musica registrata e le luci non attenderanno più di una manciata di secondi, ma è stato perfetto così. Un’ora e venti poetica che rinvigorisce la nostra stima per la band che ha dimostrato on stage di essere persino migliore che in studio. A non accettare i consigli altrui e a vivere le esperienze in prima persona, ci si fa sempre del gran bene.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore

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